di Pietro Lambertini
PESCARA. «La mia visita, se così si può chiamare, è durata dieci minuti scarsi e ricordo che non sono stato visitato da nessuno». È quanto rivela alla finanza uno degli invalidi ascoltati nell'inchiesta sulla presunta truffa delle commissioni di invalidità della Asl di Pescara. Sono anche i disabili a raccontare agli investigatori, coordinati dal pm Annalisa Giusti, cosa accade durante le sedute finite sotto inchiesta.
«NESSUNA VISITA». «Sono rimasto stupito», così racconta un malato di epatite, 66 anni di Pescara, «dal comportamento della commissione sanitaria in quanto non mi hanno fatto alcuna domanda e nessuna visita, nemmeno un consulto oculistico nonostante le conseguenze sugli occhi che mi sono state provocate dalla malattia. L'esame dinanza alla commissione è durato circa dieci minuti e non mi è stata rivolta alcuna domanda». Sono 66 gli indagati, tra medici e funzionari delle commissioni di invalidità, per il cumulo dei gettoni di presenza e degli stipendi e per i doppi e tripli gettoni percepiti in un giorno soltanto: una presunta truffa da 300 mila euro soltanto per il 2006 e il 2007. Negli atti dell'indagine si parla anche di verbali scritti con la «matita» e pieni di cancellazioni, pezzi lasciati in bianco, senza pagine o persi «durante un trasloco» degli uffici.
RIUNIONE A TRE. Durante l'interrogatorio al paziente, la finanza chiede: «Ricorda se erano presenti sette persone della commissione sanitaria?». Questa la risposta: «Sette assolutamente no, anche se non ricordo il numero esatto, mi sembra al massimo tre».
«CHIAMATA VIA
SMS». Un'altra paziente ascoltata dalla finanza racconta un
retroscena: «Agli atti», così domandano gli investigatori, «risulta
che lei ha fatto richiesta di riconoscimento dell'invalidità, è in
grado di ricostruire la vicenda?». L'invalida di 54 anni, residente
a Montesilvano e costretta a sottoporsi a diasili, racconta che la
convocazione «mi è arrivata circa un mese prima via sms sul mio
cellulare e poi con lettera raccomandata». «E quanto tempo è durato
l'esame dinanzi alla commissione?», è la domanda della finanza.
Questa la risposta: «Circa dieci minuti, il tempo di prendere i
documenti e di verificare la presenza delle fistole sul braccio».
«DERISA DAI MEDICI». Una studentessa pescarese di 24 anni con
problemi motori dice: «I membri della commissione, in modo
sarcastico e allusivo, mi dissero che ero giovane e che già volevo
essere riconosciuta invalida. Dopo qualche mese ho ricevuto l'esito
della commissione che mi riconosceva non invalida: non ho voluto
proporre ricorso in quanto ero altamente demoralizzata per come mi
aveva deriso la commissione e, comunque, non ho potuto acquistare
né il plantare né le scarpe ortopediche. Tornata a una nuova visita
ortopedica privata, la dottoressa restò sconcertata e mi convinse a
presentare nuovamente domanda: in questa circostanza mi hanno
riconosciuto il 20 per cento».
MEDICI INTERROGATI. Durante gli interrogatori, la finanza ascolta
anche i medici e i funzionari Asl: «Generalmente», spiega una
dottoressa di Penne, «la firma sul registro contenente il verbale
della commissione viene apposta, a volte, all'inizio della seduta,
talvolta anche dopo e purtroppo a volte anche dopo qualche giorno.
Le firme sui verbali delle persone esaminate non sempre venivano
apposte al termine dell'esame delle persone». La finanza chiede: «E
per quale motivo le firme venivano rimandate?». «Per velocizzare la
procedura poiché a volte non erano tutti presenti; solitamente
questo accadeva per i registri del segretario che poi si occupava
di richiamare le persone per apporre la firma». Interrogata dalla
finanza, una dipendente Asl dice: «Non ho notato la presenza o meno
del presidente. Ricordo che a volte dicevano che il presidente non
veniva perché partecipava ad altra commissione». È questo uno dei
reati contestati dalla finanza: doppi e tripli gettoni percepiti in
un giorno solo.
«NON C'È PRESIDENTE». «È capitato che il presidente o altri
componenti si allontanassero durante la seduta?», chiede la
finanza. «È capitato per il presidente», risponde la dipendente
Asl, di Pescara, «contestualmente partecipa a un'altra commissione
e di solito non è presente all'inizio della seduta: al termine
della seduta veniva a firmare. Sinceramente, mi ero posta questo
quesito». SCAMBIO. In quest'indagine con un fascicolo lungo più di
quattromila pagine, però, c'è un errore: lo dichiara l'avvocato
Luca De Felice, difensore di Chiara Linda Rossi che si ritrova
indagata per uno scambio di persona e senza aver lavorato alla Asl
dal 2006 in poi. In una memoria, l'avvocato spiega che Rossi «non
ha partecipato alle commissioni di invalidità durante l'orario di
servizio». Per l'avvocato, Rossi dal 12 aprile 2006 lavora
all'Agenzia regionale sanitaria: «Così, è infondato quanto
contestato dalla procura. E tale infondatezza», denuncia De Felice,
«risulta ancora più macroscopica se si va a comparare quanto
contestato nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari e
quanto risulta dall'esame delle copie rilevazioni presenze. Forse,
le attività investigative sono state concentrate su un'infermiera
con lo stesso cognome».
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17 dicembre 2011
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