di Pietro Lambertini
Il direttore generale della Asl Claudio D’Amario
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PESCARA. Verbali scritti con la matita, pieni di cancellazioni, con pezzi lasciati in bianco, senza pagine o persi «durante un trasloco» degli uffici. Eccoli i registri delle commissioni di invalidità della Asl di Pescara. È quanto emerge dalle carte riservate dell'inchiesta della finanza su una presunta truffa da 300 mila euro ai danni della Asl: 66 gli indagati, tra medici e funzionari delle commissioni di invalidità, per il cumulo dei gettoni di presenza e degli stipendi e per i doppi e tripli gettoni percepiti in un giorno soltanto. L'inchiesta, coordinata dal pm
Annalisa Giusti, è alla fine: dopo l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, il prossimo 20 dicembre, il comandante provinciale della finanza
Mauro Odorisio è pronto a dare il via a un'altra tornata di interrogatori.
A MATITA. Intanto, dal fascicolo dell'inchiesta lungo più di quattromila pagine, emergono altri dettagli: in un'informativa al pm Giusti, il comandante della compagnia di Pescara della finanza, il capitano
Alfonso Rossi, annota che i verbali delle commissioni «appaiono, in tutto o in parte, rettificati o modificati: correzioni dell'orario di inizio di ciascuna seduta, redazione a matita, omessa indicazione in taluni casi dell'orario di inizio, totale assenza dell'indicazione dell'orario di chiusura di ciascun verbale e mancanza della durata della seduta della commissione. Ciò nonostante», prosegue Rossi, «si evidenzia altresì la discordanza nella comparazione dell'orario di lavoro registrato dal
cartellino marcatempo elettronico». Cioè medici e funzionari
presenti in due posti allo stesso momento: «Tale condotta», dice la
finanza, «ripetuta negli anni 2006 e 2007, appare idonea a
determinare un ingiusto profitto derivante dall'attribuzione
dell'indennità prevista per le sedute delle commissioni di
invalidità mai cumulabile con altre indennità erogate a qualsiasi
titolo dalla Asl».
CARTE PERSE. Durante un blitz alla Asl del 5 marzo 2010
per acquisire documenti, la finanza nota «la mancanza di alcuni
registri tra cui quelli relativi alla XIV commissione. Per questo
venivano chieste delucidazioni al direttore generale
(
Claudio D'Amario, ndr) che incaricava una
funzionaria affinché provvedesse a contattare i segretari per
l'immediato recapito dei registri». Poco dopo, uno dei due
segretari della commissione si presenta di corsa alla Asl e
«consegna i registri dichiarando che i verbali delle sedute erano
incompleti e manifestando la volontà di compilarli in quella sede.
Non potendo soddisfare la richiesta», i finanzieri, portano via i
registri lasciati in bianco. Quattro giorni dopo, tocca a D'Amario
chiedere scusa alla finanza e dire che un pacco di registri non si
trova più: D'Amario consegna alla finanza, così c'è scritto su
un'altra annotazione dell'indagine, «copia della dichiarazione del
segretario della commissione numero 16 con la quale riferisce di
aver smarrito i registri delle sedute del periodo 2006/2007 durante
un trasloco d'ufficio». Una scusa che non regge, per la
finanza.
ESPOSTO. Un altro particolare è che l'esposto che ha fatto
scattare l'indagine risale al 27 novembre 2007 ed è stato
presentato alla procura di Larino. Da Larino, poi, i due fogli
della denuncia sono stati trasmessi a Pescara: «È ormai sotto gli
occhi di tutti lo scandalo indecoroso e ignobile delle commissioni
di invalidità delle Asl d'Abruzzo, in particolare di quella della
Asl di Pescara», comincia così l'esposto anonimo firmato da un
finto Vincenzo Esposito.
POLITICI. L'esposto racconta come si svolgono le sedute
delle commissioni e tira in ballo la politica, finora rimasta fuori
dall'inchiesta, ma senza fare nomi e cognomi: «Solitamente è il
politico di turno che sollecita», dice la denuncia spiegando come
avviene l'assegnazione delle pratiche ai segretari delle
commissioni. Dopo le visite, continua l'esposto, «si innescano una
serie di meccanismi e comportamenti che favoriscono l'arricchimento
illecito oltre al consenso per il politico di turno». E «in mezzo a
tutto questo percorso», continua l'esposto, e cioè «dalle visite
fino al riconoscimento dello stato di invalidità si immettono una
serie di lubrificanti che, oltre ad accelerare o ritardare i tempi,
portano a una favorevole conclusione dell'istruttoria».
«LAVORO A CASA». L'esposto, poi, punta il dito contro i
segretari: «"Per meglio completare e sbrigare le pratiche" i
segretari portano con sè, al proprio domicilio o abitazione, la
cartellina del paziente (rossa, verde): poi cosa accade a casa del
segretario di commissione chi lo sa?», domanda l'esposto, «basti
pensare che non tutti i pazienti/richiedenti risiedono a Pescara e
venire da fuori comporta sacrificio: bisogna prendersi ore di
permesso, usare i mezzi pubblici e se privati, nel caso di soggetti
non patentati, chiedere favori a familiari o altra persona di
fiducia per farsi accompagnare oppure consegnare la certficazione
medica richiesta... Invece», prosegue la denuncia, «se si abita a
Pianella, Serramonacesca, Torre de' Passeri o Popoli, Città
Sant'Angelo, Montesilvano, risulta più comodo e facile raggiungere
l'obiettivo: a casa del segretario si fa prima e meglio».
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16 dicembre 2011
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