di Maria Cristina Nanni
MONTESILVANO. Accoglienza tiepida, nel centrodestra, alla proposta di La Destra di organizzare le primarie ed escludere gli indagati dalle liste elettorali. E si fa già il nome del candidato: Vittorio Catone. Nel centrosinistra c'è aria di ricorso nel Sel, mentre è tesissimo il clima nel Pd, dopo la ufficializzazione della candidatura di Volpe. CENTRODESTRA. La proposta di
Roberto Rosa (La Destra) sull'introduzione delle liste pulite e delle primarie di coalizione, viene accolta con dei distinguo dal gruppo Montesilvano per la legalità. «È una proposta che rilanceremo, ma che va studiata», osserva il consigliere
Paolo Cilli. Si dice favorevole alle primarie, in caso di una mancata ricandidatura del sindaco,
Pasquale Cordoma, il capogruppo del Pdl,
Luigi Marchegiani: «Permetterebbero di costruire un'alleanza la più ampia possibile». Sono proposte di non facile attuazione, invece, per il presidente del consiglio comunale,
Vittorio Catone: «I tempi sono stretti, è difficile organizzarle. Per le liste pulite bisogna, poi, ricordarsi che un indagato è diverso da un imputato o da un condannato». Il giovane presidente del consiglio comunale, smentisce le voci che lo darebbero favorito alla candidatura a sindaco, in caso di rinuncia da parte di Cordoma. Ma c'è chi giura che suo zio, l'onorevole
Giampiero Catone, da Roma stia lavorando proprio su questo progetto.
SEL. Sul fronte del centrosinis
tra si parla di azioni legali in casa Sel. «Sulla politica avevano
ragione loro»:
Tino Di Febo si schiera con i secessionisti
del Sel e annuncia che presenterà ricorso contro la decisione del
circolo cittadino, sulla candidatura alle primarie di
Paolo Di
Girolamo. «Mi scuso con l'ex coordinatore Sel,
Giancarlo
Castorani, e il suo gruppo. Sostenevano, a ragione, che la
politica non è cambiata: è distante dai cittadini e funzionale solo
ai suoi interessi»: in un intervento, Di Febo spiega le ragioni
delle sue dimissioni e del ricorso alla Commissione di garanzia,
per presunte irregolarità verificatesi durante la riunione di
partito, che ha portato Di Girolamo alla candidatura alle primarie,
al posto dello stesso Di Febo. Ad essere contestata è la presenza
di «compagni di altri circoli e di 9 iscritti last minute, a cui
non è stato chiesto di certificare che l'iscrizione fosse avvenuta
prima della riunione». Di Febo accusa i vertici del partito di «non
avere smentito esaustivamente le dichiarazioni di Di Girolamo, su
un ipotetico intervento della segreteria regionale a suo favore».
Nessuna irregolarità, invece, per il segretario locale Sel,
Piero Savini, che replica: «Non è comprensibile questo
strascico polemico da parte di chi ha avuto occasione di esporre le
proprie idee nella massima libertà e tolleranza e che ha deciso di
abbandonare il circolo prima della votazione».
COSI' NEL
PD. Nel Pd non sortisce l'effetto sperato il lancio della
candidatura di Marco Volpe alle primarie. Cade nel vuoto, infatti,
l'appello del segretario,
Luigi Beccia, che chiedeva di
trovare l'intesa dentro al partito su un unico nome da presentare
alle primarie, ufficializzando quello di
Volpe. Solo l'ex
coordinatore Pd,
Mario Fusco, sta valutando l'ipotesi di
ritirare la candidatura, mentre restano in corsa l'ex Ds
Nino
D'Annunzio, l'ex amministratore
Candeloro Forestieri, e
l'ex assessore provinciale,
Vincenzo Fidanza, scelto come
candidato dal partito. «Il tentativo maldestro di unire le diverse
correnti interne», spiega Fidanza, «non ha fatto altro che
moltiplicare le candidature». Beccia sottolinea che «il segretario
è tenuto a fare una proposta sulla base di diverse valutazioni e
chiunque, dal cittadino all'ex amministratore, è libero di
candidarsi».
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8 dicembre 2011
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