Doping, ricette false portate dai parenti

Padre e fidanzata usati dagli indagati per la consegna nelle farmacie ospedaliere

    di Laura Venuti MONTESILVANO. Con quei muscoli così esposti e quei fisici da culturisti probabilmente avrebbero fatto insospettire qualcuno. Così a consegnare le ricette false per prendere gli anabolizzanti ci mandavano altri. Un padre, una fidanzata.

    Almeno in due casi è stato così che l'organizzazione sgominata ieri dai Nas di Pescara guidati dal capitano Marcello Sciarappa ha tentato di ordinare il Genotropin, un farmaco a base di ormone della crescita che si può ottenere solo attraverso le farmacie ospedaliere dopo aver presentato una ricetta medica e un piano terapeutico.

    Ricette e piani che, secondo gli investigatori, venivano falsificati da un'organizzazione capeggiata da Fabio Leone, 31 anni, difeso dall'avvocato Luca Sarodi, e Fabrizio Comignani, 39 anni, residenti a Montesilvano, che ieri sono finiti ai domiciliari (domani l'interrogatorio dal gip) e composta anche da Stefano Di Muzio, 28 anni, Davide Orsini, 29 anni e Daniele Leanza, 33 anni, residenti a Chieti, e per Mirco D'Orazio, di Bucchianico, per cui il gip Luca De Ninis ha disposto l'obbligo di dimora. Obbligo di firma invece per Cristian Di Giulio, titolare della palestra Iron Gym di Montesilvano e accusato di ricettazione.

    Tutti i membri dell'associazione sono ben inseriti nelle palestre e, scrive il gip, «considerano l'uso delle sostanze dopanti imprescindibilmente e necessariame
    nte collegato all'attività sportiva da loro esercitata». Tanto da fare carte false per procurarle.

    Il 2 dicembre del 2008, ad esempio, a presentarsi nella farmacia ospedaliera di Chieti è il padre di uno degli indagati. In mano ha una ricetta che poi si scoprirà essere stata fatta con un blocco rubato e ritrovato a casa di Fabio Leone. Anche i timbri sono falsi. Il farmacista chiede all'uomo il piano terapeutico per la somministrazione del Genotropin. Ma l'uomo non ce l'ha e va via a mani vuote.

    Un mese prima a prestare la faccia per ordinare il Genotropin è una ragazza che a quel tempo era fidanzata con un altro degli indagati. Anche la ragazza si presenta alla farmacia ospedaliera di Pescara con una ricetta falsa, contrassegnata con il timbro di un medico che non è mai esistito.
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    1 dicembre 2011
     

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