Città sott'inchiesta da 2 decenni

In 21 anni si sono alternati quattro sindaci: tutti imputati

    di Pietro Lambertini  MONTESILVANO. In 21 anni, dal 1990 a oggi, a Montesilvano, si sono alternati 4 sindaci: tutti e 4 - da Paolo Di Blasio a Renzo Gallerati, Enzo Cantagallo fino a Pasquale Cordoma, sono imputati per reati contro la pubblica amministrazione.  Per ritrovare un sindaco senza inchieste addosso si deve andare indietro fino al 1989, quando è caduto il muro di Berlino, con Carmine D'Andreamatteo sindaco. Ventuno anni d'inchieste: Montesilvano convive con gli scandali giudiziari. Nel 2003, un'inchiesta su Cantagallo, all'epoca assessore ai Lavori pubblici, è finita abortita per una fuga di notizie. E poi? Cantagallo, sindaco con il 69% dei voti, è stato arrestato il 15 novembre 2006 (indagato anche Gallerati). E dopo? Pasquale Cordoma, sindaco Pdl eletto al secondo turno dopo l'arresto del predecessore Cantagallo, è coinvolto in 5 procedimenti penali con presunti reati dalla corruzione, alla truffa, tentata concussione, fino all'abuso d'ufficio. Proprio Cordoma che, da consigliere di opposizione il 29 ottobre 2006, ha portato Gianfranco Fini al Banchetto della Legalità in piazza Diaz per chiedere le dimissioni di Cantagallo e della sua giunta per un avviso di garanzia notificato all'allora assessore Attilio Vallescura. E' una città strana Montesilvano: il centrodestra e il centrosinistra fanno la classifica dei reati contestati dalla procura di Pescara e si rinfacciano che ogni schieramento ne ha di più. Per capire il peso della questione morale a Montesilvano basta un dato: in meno
    di 2 settimane, in tribunale sono state celebrate 6 udienze sui presunti scandali del Comune, sia di centrosinistra che di centrodestra. Un record: messa così, Montesilvano sembra una palestra per investigatori e magistrati. Da Cantagallo a Cordoma: «Temo che Montesilvano sia caduta dalla padella alla brace», così ha detto Leo Brocchi (Proposta liberale europea) nel primo consiglio comunale dell'era Cordoma, il 5 luglio 2007. E pensare che fino al giorno prima, Brocchi è stato un alleato di Cordoma: «Cordoma dichiara che l'accordo con Brocchi non esiste e non è mai esistito, ma faccia l'uomo», recita la trascrizione dell'intervento davanti al prefetto dell'epoca Giuliano Lalli, «dica che ci ha ripensato e inventi una giustificazione, per quanto poco plausibile, ma non dica che non esiste e non esponga l'onorevole Maurizio Gasparri, che si è dichiarato garante nazionale dell'accordo, al rischio di passare per ciarlatano. Il precipizio della lealtà sta davanti ai piedi di chi si comporta così. Cosa c'è da aspettarsi? Semplice: io sono una persona seria, chi mente con me, chi non rispetta i patti, ha chiuso per quanto non gli possa interessare. Se questo è l'esordio, temo che Montesilvano sia caduta dalla padella alla brace». Da quel giorno sono cominciati i veleni e la mischia dei consiglieri, passati da una parte all'altra: dopo le prime vicissitudini giudiziarie di Cordoma - i presunti concorsi truccati con le soluzioni consegnate la notte prima dell'esame ai candidati amici dei politici - sono andati via Cristina Di Giovanni, figlia del costruttore Raffaele Di Giovanni, e il marito Francesco Maragno. Dopo 4 rimpasti di giunta con 10 assessori bruciati e un presidente del consiglio sostituito, le uscite più pesanti sono state quelle degli assessori Carlo Tereo de Landerset , il più votato delle elezioni, ed Ernesto De Vincentiis. Chiamato in procura alle 12,45 del 24 settembre scorso, Tereo de Landerset ha detto di Cordoma: «Mi sono dimesso dopo che avevo espresso la mia contrarietà a una nuova candidatura di Cordoma». Dal Comune sono fuggiti anche 5 dirigenti.  Ma è il peso delle inchieste che ha fatto traballare l'amministrazione Cordoma, proprio quella che avrebbe dovuto restituire «legalità» a una città ferita dagli arresti della prima tangentopoli del Duemila: nel pieno dell'inchiesta sui rifiuti dell'Ecoemme, il 28 settembre dell'anno scorso il sindaco si è anche dimesso. Al telefono Lorenzo Sospiri, intercettato dalla squadra mobile, gli ha detto: «Non ha più senso continuare questa buffonata, prendi atto di non avere una maggioranza e ti appresterai a dare le dimissioni...non è colpa tua se certi consiglieri per ripicche personali o per questioni politiche votano contro gli equilibri di bilancio».
    6 novembre 2011
     

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