di Fabio Casmirro
PESCARA. «Ho dato la mia disponibilità all'Udc abruzzese e ai dirigenti nazionali,
Casini e
Cesa, per una candidatura al Senato. Sì, sono pronto a impegnarmi per il partito, anche elettoralmente, mentre finora ho garantito solo una collaborazione come tecnico e consulente sulla sanità». Il professor
Lucio Gaspari è pronto a cominciare la sua avventura politica ripercorrendo le orme del padre, l'ex ministro di Gissi, scomparso nel luglio scorso. Governatore dell'American college, l'associazione dei chirurghi americani, Lucio Gaspari, 65 anni, dirige oggi il dipartimento di Scienza chirurgica di Chirurgia generale all'università romana di Tor Vergata.
Si può parlare di candidatura ufficiale?
«Diciamo che la mia disponibilità a candidarmi è gradita all'Udc. Vedremo se si trasformerà in una decisione ufficiale».
Quali sono le ragioni di questa sua disponibilità?
«Una è affettiva. Sono legatissimo all'Abruzzo per tante ragioni. Passo sempre lì le mie vacanze e ho lavorato all'università di Chieti, dal 1986 all'82. Poi la collaborazione con la clinica Pierangeli. Diciamo che ho sempre dato il mio impegno professionale e umano all'Abruzzo. L'altra ragione, è la storia politica di mio padre. Un punto di estrema importanza che segna la rotta di tutti i sinceri democratici. Soprattutto per me, che gli sono sempre accanto e, pur non volendo mai entrare direttamente in politica, sono stato testimone della sua vicenda politica».
C'è dunque un ripensamento, perché questa scelta è maturata solo
adesso?
«Viviamo un periodo molto difficile in Italia e in Abruzzo. La
nostra regione risente della crisi del Paese e ha difficoltà sue
proprie. Credo che quando una barca va in avaria, non soltanto i
marinai sono chiamati a impegnarsi ma tutti coloro che sono a bordo
devono fare di tutto per indirizzarla in un porto sicuro. Per me è
un dovere civico».
Candidatura limitata al Senato o la sua disponibilità ha
un ventaglio di possibilità più ampio?
«Non escludo niente, però le cose vanno fatte per gradi.
Luca Zaia, che era ministro, si è dimesso per fare
il presidente della Regione Veneto. Il suo caso dimostra
l'importanza del ruolo di governatore. Ora la Regione non è in
crisi politica e le elezioni in Abruzzo arriveranno dopo di quelle
per il Parlamento, ma oggi s'impone la necessità di offrire subito
un contributo. Bisognerà poi vedere se saprò riscuotere consensi,
perché nessuno può vendere la pelle dell'orso prima di averlo
catturato».
Quindi non esclude una candidatura in Regione, se e quando
sarà il tempo?
«No, non la escludo. A dire il vero, nei colloqui con il
mio partito si è parlato delle elezioni politiche perché arrivano
prima, e potrebbero persino essere anticipate alla prossima
primavera. Poi va fatta un'altra considerazione: mentre sta all'Udc
concedermi una candidatura al Senato, un impegno politico su scala
regionale dovrebbe essere discusso con uno schieramento politico
più ampio. E, per quanto mi riguarda, non trovo corretto
pronunciarmi prima di aver definito una linea di coalizione».
Lei è professore universitario e chirurgo. Il suo sarà un
impegno politico part time o a tempo pieno?
«La legge stabilisce che i docenti universitari eletti al
Parlamento vanno in aspettativa. Ovvio che l'impegno politico
cambierebbe in questo momento la mia scala di valori, perché i
cittadini abruzzesi hanno certamente la precedenza: non sarebbe
serio candidarsi senza garantire un impegno completo».
Come vede il ruolo dell'Udc, partito di opposizione sul
piano politico nazionale e regionale che però sta al governo delle
Province?
«Nelle amministrazioni sono stati privilegiati candidati
e programmi, portando avanti nomi dell'Udc, come il bravissimo
Enrico Di Giuseppantonio (presidente della
Provincia di Chieti ndr), o appoggiando candidati non di partito
che presentassero programmi appoggiati in pieno dall'Udc. Io stesso
ho sostenuto il vicepresidente del Lazio,
Luciano
Sciocchetti, che è mio caro amico, e la presidente
Polverini. Però io credo che l'ambizione di
Casini, Cesa e di tutti noi sia quella di agire per superare la
seconda repubblica, disaggregare i poli così come sono oggi e
superare una fase politica che consideriamo negativa perché non è
stata capace di mantenere le promesse annunciate. L'Udc ha le carte
in regola per cambiare questa situazione e chiamare a raccolta
coloro che, in tutti gli schieramenti, e sono tanti, si rendono
conto del fallimento della seconda repubblica».
Propone la stessa diagnosi per l'Abruzzo?
«In Abruzzo dovremo fare un'attenta valutazione di com'è
andata quest'ultima esperienza del governatore
Chiodi, senza dimenticare quel che è accaduto con
Del Turco, e poi tener conto della strategia
globale perché penso che non tenderemo più a fare accordi a
geometria variabile. Il nostro
Rodolfo De
Laurentiis ha rilasciato proprio al Centro un'intervista
interessante, dove ho trovato spunti intelligenti che vanno
meditati con attenzione».
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29 ottobre 2011