di Paola Aurisicchio
PESCARA. «Mio marito era quasi una larva, era un uomo distrutto: ecco, avevo paura che si sparasse». Piange,
Anna Maria Sollecito, la moglie di
Vincenzo Angelini, «lui», «mio marito» come lo chiama in aula la signora che di mestiere fa la psichiatra e che, in un racconto fiume di tre ore, ha raccontato quello che il marito le riferiva nel 2007, l'annus horribilis per la sua famiglia: «Verso ottobre 2007, mio marito Enzo era molto preoccupato, silenzioso. Di notte si alzava anche 5-6 volte, era depresso, non lavorava bene. Volevo capire il suo stato d'animo ma lui era impenetrabile, sembrava terrorizzato fin quando, dopo le mie insistenze, mi disse che era spavantato dalle pressioni di
Ottaviano Del Turco, di
Camillo Cesarone, di
Lamberto Quarta e del loro entourage: lo minacciavano, Enzo aveva paura di perdere l'azienda, mi disse che doveva accettare le loro richieste, che gli chiedevano soldi. Enzo mi disse che avrebbe dovuto consegnare 200 mila euro proprio a Del Turco nella sua casa di Collelongo. Rimasi allibita, mi sembrò una cifra enorme. Ma se proprio doveva farlo, dissi ad Enzo di conservare una traccia di quel pagamento».
IL RACCONTO. Sollecito è arrivata in tribunale puntuale alle 9.30 e ha atteso il suo turno arrivato alle 15.20, dopo la lunga deposizione dell'ex direttore regionale della sanità
Giovanni Carusi. Spolverino crema e camicetta celeste, ha nominato un legale,
Italo Longo, in seguito all'eccezione sollevata dall
'avvocato di Del Turco,
Gian Domenico Caiazza, che ha
ricordato che Sollecito è imputata in un procedimento a Chieti
parallelo al processo Sanità, per bancarotta. Ha risposto a un
fuoco di domande: prima a quelle del pool composto dal procuratore
capo
Nicola Trifuoggi, da
Giampiero Di Florio e
Giuseppe Bellelli che l'hanno chiamata a deporre e, poi, per
un'oretta, a quelle degli avvocati difensori. Tre ore in cui ha
ripercorso le presunte dazioni che sarebbero state date da Angelini
ai politici, il rapporto tra l'imprenditore e i manager tra cui
Gianluca Zelli, citando tanti tra gli imputati nel processo
della Sanità: da Del Turco a
Luigi Conga, da Quarta a
Cesarone, da Zelli a suo marito. «Che tipo di minacce? Lo
minacciavano perché se Enzo non aderiva alle loro richieste
dicevano che gli avrebbero reso la vita difficile, che avrebbero
portato l'azienda al fallimento. A mio marito consigliai di andare
dai carabinieri, ma era troppo spaventato. Dopo la prima dazione di
novembre, ne seguirono altre: Enzo mi raccontava che ogni volta che
Del Turco lo chiamava gli portava 100 mila euro, a lui o agli
altri. Poi un'altra dazione nel 2007 e, prima di Natale, ci fu una
richiesta di 500 mila euro, di cui 400 mila a Del Turco e 100 mila
per Quarta e Cesarone. Dicevo ad Enzo di andare dai carabinieri, ma
ripeto era troppo terrorizzato perché più volte gli avevano detto
che doveva stare zitto. Una volta ero nello studio di Enzo insieme
a Cesarone. Lo conoscevo e lui spesso veniva in azienda con i
nominativi di persone da assumere, anche se noi non avevamo bisogno
di personale. Quella volta mi lamentai con Cesarone, gli dissi che
l'azienda andava sempre peggio. E lui mi rispose: "Ah, parli pure,
dovete stare zitti". Ad Angelini disse che se non fosse stato per
loro, rischiava di essere arrestato».
LE LACRIME. Il pm Di
Florio domanda ancora di quel novembre 2007, della presunta
tangente da 200 mila euro che Angelini avrebbe versato a Del Turco
nella casa di Collelongo uscendo poi con una busta di mele. E
Sollecito ricorda lo stato d'animo del marito: «Era distrutto,
incapace di reagire, io ero ammutolita. Enzo non riusciva ad andare
dai carabinieri perché era una larva. Ho temuto per la sua vita, ho
temuto che si sparasse». Si asciuga gli occhi con un fazzolettino e
riprende a parlare ricordando il rapporto del marito con
Giancarlo Masciarelli, imputato, e Zelli. «Masciarelli aveva
un carattere iroso, voleva che mio marito vendesse Sanatrix. Con
Zelli ho avuto qualche contrasto perché non mi piaceva, non mi
piaceva l'influenza che aveva su Enzo. Mio marito non decideva più,
tutto ere nelle mani di Zelli: lui decideva i fornitori da pagare,
lui curava il rapporto con i medici».
ANGELINI URLA. E' il
turno dell'avvocato di Del Turco, l'ex presidente della Regione che
ascolta impassibile la deposizione della moglie di Angelini ora a
braccia conserte ora appoggiando la testa sulla mano. «Le
circostanze delle dazioni le ha acquisite da sua marito?», domanda
l'avvocato Caiazza, legale di Del Turco. «Sì». «Non ha riscontri
diretti?». «No», risponde Sollecito. «Lei è in condizione di
escludere che le somme destinate a Del Turco non fossero state
spese per altro?». «No», dice ancora la moglie di Angelini
avvalendosi, per alcune domande, della facoltà di non rispondere.
«Si può dire che Angelini è stato danneggiato dalla giunta Del
Turco?» domanda ancora. Sollecito: «Certamente». Angelini, ogni
tanto, china il capo quando la moglie sta parlando ma verso la fine
della deposizione se la prende con Conga che, per l'imprenditore,
lo stava infastidendo: «Non ti vergogni a guardarmi, fai lo
spiritoso?» urla l'imprenditore. Il giudice
Carmelo De
Santis lo richiama e Angelini lascia l'aula. Sono le 17.30
passate, l'udienza è finita ma Conga dice comunque al microfono:
«Giudice, non ho fatto nulla».
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20 ottobre 2011
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