PESCARA. «Prendiamo l'Aquila: in Provincia l'Udc è in maggioranza con il Pdl, mentre in Comune sta con la giunta di centrosinistra del sindaco Cialente». Gianfraco Giuliante, assessore regionale ed ex capogruppo del Pdl, ricorre all'esempio che gli è più vicino, quello della sua città, per riassumere come la pensa sull'Udc e sull'apertura a un'alleanza con il centrosinistra in Abruzzo, che il leader regionale del partito di Casini, Rodolfo De Laurentiis, ha fatto in una recente intervista al «Centro».
Assessore Giuliante, come giudica l'apertura di De Laurentiis a un'alleanza dell'Udc in Abruzzo con il centrosinistra?
«Attraverso la sua intervista al Centro,
De Laurentiis ha formalizzato un percorso che, da qualche tempo a questa parte, lo vede critico rispetto alla gestione della Regione da parte del presidente
Chiodi. Contestualmente ha operato un'apertura al centrosinistra. In questo periodo, l'Udc, a livello nazionale, ha inteso disporre un commissariamente del partito abruzzese, che è un tentativo di superare certi meccanismi dicotomici interni al partito di
Casini. De Laurentiis esprime certe posizioni, mentre il presidente di una giunta provinciale di centrodestra come
Enrico Di Giuseppantonio è l'altra faccia della medaglia dell'Udc».
Qualcuno, però, sostiene che la posizione di De Laurentiis sia anche quella del presidente nazionale dll'Udc, Casini. Lei è d'accordo?
«La linea di massima dell'Udc è quel
la di un partito che si riserva sempre sul filo di lana la scelta
della migliore allocazione possibile stabilendo di stare con il
centrodestra o con il centrosinistra a seconda del vento che
tira».
Cosa può accadere nell'attuale situazione molto fluida a
livello nazionale?
«A livello nazionale ci sono diverse ipotesi in campo.
C'è chi parla di un accordo già stabilito con il Pdl, per il
dopo-
Berlusconi, con Casini su uno scranno molto
importante. Se questo fosse lo scenario, l'Udc sarebbe schierato
con il centrodestra, Se, invece, si dovesse arrivare prima a
un'implosione politica si deciderebbe in base alla situazione del
momento e la scelta potrebbe essere diversa. In Abruzzo, per ora,
c'è un solo dato certo: è arrivato il commissario (il parlamentare
Armando Dionisi ndr) ed è lui a rappresentare l'Udc vera. Non
essendo contiguo né al centrodestra né al centrosinistra, il
commissario può decidere qual è la linea più conveniente a quel
partito».
Il senatore del Pdl, Paolo Tancredi, ha dato una sorta di
ultimatum all'Udc abruzzese: o state con il centrodestra
dappertutto o state contro di noi dappertutto. Lei è d'accordo con
questa linea?
«Questo significa fare un discorso di buon senso poltico
ma anche negare la posizione tradizionale dell'Udc, che è quella di
riservarsi, di volta in volta, mettendo davanti il diaframma del
miglior programma possibile, di scegliere quello che ritengono, al
momento essere il percorso più funzionale. A ma pare che capiti
raramente che l'Udc sia all'opposizione. E', invece, normalmente al
governo o con il centrosinistra oppure con il centrodestra. E tutto
ciò lo fa in armonia con una certa tradizione democristiana».
L'Udc è essenziale in Abruzzo per vincere le elezioni
amministrative di primavera?
«Se si ricompone un quadro di centrodestra cosi come
storicamente l'abbiamo visto, l'Udc è un elemento importante
perché, tra l'altro, esprime la logica della dottrina sociale della
Chiesa che è cara a quanti, come me, vengono da Alleanza
nazionale».
E' importante dal punto di vista elettorale per voi?
«Lo è stato sempre e l'Abruzzo ne è una dimostrazione
plastica. Laddove si contrappongono schieramenti che si avvicinano
molto politicamente, l'Udc ha spesso fatto la differenza. E di
questo si deve tenere conto».
Già dalle elezioni comunali dell'Aquila?
«All'Aquila ci sono meccanismi altri. Bisogna tenere
conto dei movimenti civici e di tutto ciò che gira intorno al mondo
del volontariato e a quanti vogliono dire la loro nella
ricostruzione».
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16 ottobre 2011