di Rosa Anna Buonomo
PESCARA. Un'informazione "al cloroformio", che ha intorpidito le coscienze degli italiani. A una disinformazione dilagante, il giornalista Marco Travaglio risponde con il suo "Anestesia Totale. Il primo spettacolo (poco spettacolare) del dopo-B". Il giornalista sarà al Teatro Massimo di Pescara venerdì e sabato prossimi, uniche tappe abruzzesi del suo show.
Dopo la pausa estiva torna nei teatri con il suo spettacolo. Con qualci novità?
«E' uno spettacolo che parla di informazione, per questo ci sono sempre aggiornamenti sull'attualità e nuovi esempi di disinformazione. E' uno "show work in progress". Rispetto al precedente spettacolo, "Promemoria", non impone una narrazione cronologica da seguire».
Sul palco Isabella Ferrari leggerà riflessioni di Indro Montanelli. Ed è proprio Montanelli ad aver ispirato il titolo dello spettacolo.
«Il titolo è tratto da un brano di Montanelli che nella sua Storia d'Italia spiegava di aver smesso di credere a un'Italia che non era mai riuscita ad andare avanti, a diventare una nazione. Scriveva che siamo un popolo in anestesia totale. Il titolo lo ha scelto Isabella tra quelli a cui avevo pensato ed è sicuramente il più riuscito. Ogni quadro dello show sarà inframmezzato dalle performance di Isabella che non si fermerà a Montanelli. A ritmo di rap, leggerà una serie di titoli assurdi tratti da varie edizioni del Tg1. Ma ci sarà anche dell'altro».
Lei dipinge un Paese anestetizzato dalla disinformazione. Come si è arrivati a questo punto?
«La nostra è un'informazione che invece di svegliarci addormenta.
E' un'informazione che ha lo stesso effetto del cloroformio. È il
frutto di un sistema fondato su un conflitto di interessi. Il
nostro è l'unico Paese dove a controllare l'informazione sono gli
unici che non dovrebbero metterci mano: politici, banchieri,
imprenditori, costruttori, finanziari. Tutta gente che ha interesse
a nascondere le notizie invece che a darle. Persone che fanno
l'editore con la mano sinistra e fanno altro con la destra. Se sono
proprietario di un'azienda automobilistica importante come potranno
i miei giornalisti essere liberi di dire che le macchine che
produco fanno schifo anche se fanno schifo?
Nello spettacolo affronta il problema della manipolazione
dell'informazione.
«La mia è una specie di lezione all'incontrario delle
cose che non si potrebbero fare. Spiego tutte le tecniche di
disinformazione e manipolazione. Dalle più banali, com'è nascondere
le notizie, alle più raffinate, ossia addormentare con notizie di
scarso interesse. Il Tg1 da questo punto di vista è specializzato:
fa marchette ai politici e trasmette notizie che sono diversivi. Si
parla di animali e scemenze assortite per non parlare di cose
serie. Per ottenere le notizie che negli altri Paesi sarebbero in
cima alla scaletta del Tg devi andare su internet, leggere certi
giornali e seguire certe trasmissioni. E' tutto rovesciato. Il
nostro è un sistema talmente abitudinario che tutti si sono
assuefatti. Il rischio è che non basti la caduta di Berlusconi,
perché chi verrà dopo si troverà in mano un'informazione già
asservita».
Ha promesso che chi verrà a vedere lo spettacolo avrà in
omaggio una sorta di antivirus. In che modo?
«Le tecniche di manipolazione funzionano molto bene su
chi non le conosce, ma chi le conosce ne diventa immune. E'
esattamente quello che avviene con il trucco del prestigiatore: se
lo si spiega non funziona più. Cerchiamo di spiegare anche con
esempi come ci truffano e ci prendono in giro, utilizzando tecniche
inspiegabili e imperscrutabili. Ma quando riesci a decodificarle le
capisci tutte. La cronaca nera è un ottimo diversivo. Pompano e
montano un delitto che abbia i requisiti giusti per appassionare il
popolo bue e poi lo trasformano in un grande reality. Non c'è un
Paese al mondo in cui si dia così tanto spazio ai delitti. Se in un
Paese come l'Inghilterra avessero politici indagati parlerebbero di
questo e non si farebbero ipnotizzare da altro».
Cosa dovrebbe fare il popolo per reagire e svegliarsi da
questa anestesia?
«Ci vuole contemporaneamente un risveglio di giornalisti,
lettori e telespettatori, che devono pretendere l'informazione
libera come si pretende il pane e il lavoro. Non possono essere i
politici a informarci».
Nel titolo fa riferimento a un dopo Berlusconi.
«Parlo di dopo B perché ormai lo do per defunto
politicamente. Quando ne parlo lo faccio al passato, ma ne parlo
molto poco. Più che altro parlo del sistema che lui ha creato in
questi anni, che in parte ha ereditato, ma che ha aggravato.
Diventando presidente del Consiglio ha preso in mano la Rai avendo
già in mano la concorrenza. Un sistema che ha ereditato e che anche
il centrosinistra ha mantenuto identico. Un sistema che rischia di
sopravvivere a Berlusconi: rischiamo un berlusconismo senza di
lui».
Lei è già stato in Abruzzo. Qual è la sua opinione sulla classe
dirigente locale?
«Purtroppo l'Abruzzo non è un caso isolato. Ha una classe
dirigente penosa, degna di quella nazionale. Non dimentichiamo
quello che è successo all'ex governatore Del Turco, gli scandali,
la ricostruzione. Nello spettacolo racconterò di come stanno
cercando di truffare la gente per farle credere che non si devono
processare gli scienziati della Commissione Grandi Rischi perché i
terremoti non si possono prevedere. Ma se non si possono prevedere,
non si può prevedere neppure che un terremoto non ci sarà, e loro
sono accusati proprio di questo. Le persone che prima andavano a
dormire all'aperto quella notte hanno dormito in casa. Se vengono
processati è perché non hanno fatto gli scienziati. E' passato il
messaggio che andava tutto bene e bisognava neutralizzare le
previsioni di Giuliani, che invece diceva che sarebbe arrivato
qualcosa di grosso. Uno scienziato serio non avrebbe dovuto
rispondere "non ci sarà", ma "non lo sappiamo". E non lo hanno
fatto».
© RIPRODUZIONE
RISERVATA
11 ottobre 2011