Il pm: l'ex segretaria di Toto mente

Processo D'Alfonso, atti in procura per falsa testimonianza

    di Paola Aurisicchio  PESCARA. «Ho prenotato viaggi a nome del presidente Carlo Toto ma non sapevo chi lo accompagnasse: se era in compagnia del dottor Luciano D'Alfonso, non lo sapevo, non era a mia conoscenza. Il presidente Toto mi chiedeva di fare delle ricerche sui luoghi da visitare e fornivo un piccolo dossier a lui o al massimo alla moglie. Non sapevo chi partisse con Toto, non sapevo se ci fossero bambini nei viaggi: non ho mai incontrato D'Alfonso e non ho mai parlato con lui di viaggi». Sono le 10.30 e Manuela Di Lullo, ex segretaria dell'imprenditore Carlo Toto, termina di parlare ma per il pm Gennaro Varone quel racconto in aula è una «falsa testimonianza» e chiede al giudice Antonella Di Carlo di trasmettere gli atti alla procura. Il giudice si ritira per un istante in camera di consiglio e, al rientro in aula, dice: «Come richiesto dal pm gli atti per falsa testimonianza saranno trasmessi alla procura. Rigetto invece le richieste del pm di ascoltare l'ispettore della polizia postale Davide Zaccone che interrogò Di Lullo e di leggere il verbale da cui risultava che era dipendente di Toto». Così, a distanza di pochi mesi dalla deposizione del giornalista Francesco Di Miero - finita in procura per presunte minacce ricevute dalla polizia postale e su disposizione del giudice - un'altra costola si stacca dal processo D'Alfonso e dà l'avvio a un altro procedimento. «FALSA TESTIMONIANZA». Ma perché per il pm Varone la testimonianza della
    segretaria è stata falsa? Un capitolo dell'inchiesta sulle presunte tangenti in Comune intreccia il nome dell'ex sindaco a quello degli imprenditori del settore aereo Carlo e Alfonso Toto, imputati nel processo. Per l'accusa, gli imprenditori avrebbero pagato alcune vacanze a D'Alfonso e ai suoi familiari ricevendo in cambio l'affidamento in concessione dei parcheggi dell'area di risulta: una vacanza a Malta con un aereo privato costato 25 mila euro, un'altra a Santiago de Campostela e anche una ad Abu Dhabi da 17 mila euro, meta poi mai raggiunta. Ma, in aula, la segretaria di Toto ha raccontato un'altra versione, diversa da quella resa alla polizia postale e diversa dalle carte in mano al pm. «Ha mai organizzato viaggi per Toto e D'Alfonso?», aveva chiesto la polizia postale a Di Lullo. «Sì», aveva risposto la segretaria. Ma su quell'affermazione, Di Lullo ha chiarito: «Quando la polizia postale perquisì la sede di Toto e mi interrogò mi lasciai impressionare e risposi senza chiarire». Il pm ha poi ricordato alla segretaria di essere stata lei a indicare alla polizia il viaggio a Santiago de Campostela: «Noi non sapevamo di quella meta, è stata lei a suggerircela», ha detto Varone. Ma Di Lullo ha negato, ha spiegato ancora al giudice di aver prenotato per un viaggio «due camere senza sapere chi fossero gli occupanti» e ha ribadito di non sapere con chi partisse Toto: da qui è partita la richiesta di Varone per l'apertura di un procedimento per falsa testimonianza. PIERANGELI. Nella mattinata di ieri l'accusa ha esaurito la sua lista di una settantina di testimoni tra cui spiccava il nome dell'imprenditore della sanità Luigi Pierangeli chiamato dal pm a riferire di un contributo elettorale di 8 mila euro. Circondato dai fotografi, poi allontanati dal giudice, Pierangeli si è seduto alle 12.28 e si è alzato alle 12.32: «Nel 2006 ho erogato un contributo elettorale nei confronti dei Ds regolarmente approvato dal cdr dell'azienda», ha spiegato Pierangeli. «Se conosco D'Alfonso? Sì, da molti anni. L'ho incontrato più volte nel 2006 in Comune e in un hotel per parlare della situazione della sanità regionale. Sono anche presidente delle case di cura private e, all'epoca, cercavo di svolgere un'opera di informazione per far capire cosa stesse accadendo nella sanità». ZUPO NON SARA' SENTITO. Pierangeli termina la sua deposizione lampo e l'udienza prosegue con gli ultimi testimoni: l'ispettore capo della Mobile Angelo D'Onofrio arrivato al posto dell'ex capo della Squadra Mobile Nicola Zupo, oggi dirigente a Imperia. Zupo non è potuto intervenire in aula e il pm ha deciso di non ascoltarlo più. D'Onofrio ha raccontato della parcella di Toyo Ito - l'architetto autore dello sfortunato calice in piazza Salotto - uno stipendio incremetato per attività, come la pubblicità istituzionale, mai svolte. Poi è stato il turno di Roberto Antonio Di Matteo, storico dipendente del Comune e membro della commissione che si è occupata della gara d'appalto per gli impianti di calore. «So che Dezio fece sollecitazioni, pressioni a un componente della commissione per favorire una ditta nella gara. Non ricordo pressioni da parte di D'Alfonso e, comunque, il nostro lavoro è proseguito con serenità, senza agevolazioni a nessuna ditta». Infine, l'udienza è terminata con Roberto Di Benedetto che ha parlato della vicenda relativa alla tipografia Brandolini e al factotum Fabrizio Paolini.

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    11 ottobre 2011
     

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