di Maria Cristina Nanni
MONTESILVANO. La burrasca delle liste senza inquisiti che si è abbattuta sul centrosinistra fa sentire la suo eco anche tra le file della maggioranza. Sulla ricandidatura del sindaco
Pasquale Cordoma pesano le cinque inchieste giudiziarie in cui è coinvolto: oggi, per il sindaco, prende il via il processo sul siluramento del dirigente comunale
Costantino Di Donato. Secondo la procura, un trasferimento imposto dalla politica. Cordoma, in questo procedimento, è indagato per tentata concussione. «La decisione di ricandidarsi o no spetta solo al sindaco», dicono i capi del Pdl, ma gli stessi non escludono che, in caso di rinvio a giudizio o di condanne, Cordoma debba fare un passo indietro. Intanto, per guardare lontano dal tribunale di Pescara, spunta l'ipotesi delle primarie e si lavora per un riavvicinamento ai cattolici che si sono tirati fuori dai giochi delle coalizioni. «Sarà il sindaco a decidere», afferma
Luigi Marchegiani, capogruppo Pdl in consiglio comunale, e aggiunge: «Certo non possiamo nascondere sotto un tappeto le vicende giudiziarie, ma sarà lui a valutare se è disposto a spendersi nuovamente per la città». Marchegiani, indagato insieme a Cordoma nell'inchiesta sui presunti concorsi truccati e indagato con l'ex giunta
Cantagallo per la cessione di un terreno a un'impresa, parla anche della sua posizione: «Se i miei problemi giudiziari dovessero creare difficoltà al partito», annuncia, «sarei il primo a fa
re un passo indietro». Per il capogruppo Pdl, le primarie «permetterebbero di riaprire un dialogo con la città, in particolare in un momento in cui è molto forte l'avversione per la politica». Per il presidente del consiglio
Vittorio Catone (Pdl), «se ci dovesse essere una sentenza di condanna una ricandidatura di Cordoma sarebbe inopportuna. Questa amministrazione non sarà il fiore all'occhiello del centrodestra, ma non sarà il partito a porre il veto su Cordoma». Non è giustizialista Catone e non ama troppo parlare di processi: «Adesso», continua Catone, «abbiamo sei mesi di tempo e dobbiamo lavorare per portare a termine quello che abbiamo promesso». Per
Paolo Cilli, uno dei dissidenti del Pdl vicino all'ex assessore
Carlo Tereo de Landerset, la valutazione della ricandidatura di Cordoma va fatta non solo sulla base dei processi - «In questi sei mesi il sindaco potrebbe dimostrare la sua estraneità», dice - perché sul piatto della bilancia pesa il raggiungimento degli obiettivi annunciati: «A oggi», spiega Cilli, «ci sono molte cose che non sono state fatte e la responsabilità non è solo del sindaco, ma di tutta la giunta». Per il consigliere, bisogna puntare a recuperare il rapporto con Fli e Udc. E i cattolici, per bocca dell'assessore provinciale e consigliere
Valter Cozzi, hanno deciso di «dialogare con tutti, senza veti, pregiudizi e giustizialismi». Un'ipotesi che piace poco all'assessore
Mimmo Di Giacomo: «Siamo pronti a correre da soli. Se dovessimo coalizzarci con il Pd? In quel caso dovrei meditare molto prima di ricandidarmi».
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7 ottobre 2011
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