di Andrea Mori
PESCARA. La questione Parco della costa teatina continua a tenere banco. Dopo le polemiche e gli scontri politici sulle ipotesi di perimetrazione, l'interesse si è spostato al ministero dell'Ambiente dove, a seguito della scadenza dei termini dettati della legge e considerata l'assenza di una proposta unitaria da parte di Regione e Comuni interessati, appare inevitabile la nomina di un commissario, l'ennesimo in Abruzzo. Chi sarà il commissario chiamato a gestire l'iter istitutivo del quarto parco nazionale in Abruzzo? Quali i criteri? E quali i tempi?
L'ITER. Il commissario sarà nominato con decreto del Presidente del consiglio, le indicazioni su chi possa essere e quali siano i tempi entro i quali debba essere scelto, non sono contemplate dalla legge istitutiva del Parco. Spetterà al ministro dell'Ambiente
Stefania Prestigiacomo gestire una situazione quantomai originale e definita «magmatica» con un atteggiamento cauto che possa mettere d'accordo i contendenti sul Parco. C'è chi, come la Costituente "Vogliamo il Parco" rappresentata da
Lino Salvatorelli, che auspica la nomina di un funzionario che conosca bene il caso-Abruzzo, c'è chi chiede una proroga dell'istituzione. E c'è chi come l'assessore
Mauro Febbo (Pdl), presidente del Tavolo di coordinamento degli enti locali che, oltre a ribadire di voler fare pressione sui parlamentari del suo partito affinché la legge sul Parco venga abrogata, non si arrende alla prospettiva del commissario.
FEBBO. «
Sono costantemente in contatto con il ministero e mai nessuno a
Roma si è espresso né sulla perimetrazione né sul commissario del
Parco», afferma mettendo in dubbio quanto riportato sul Centro di
ieri e prendendosela «con qualche ambientalista dell'ultima ora».
Febbo ieri era a Roma e voleva andare anche al ministero: «In caso
di non veridicità delle notizie diffuse sarò costretto a rivolgermi
alla magistratura», aveva detto. Le notizie non sono state smentite
così come con i dirigenti del ministero è rimasto l'appuntamento
del 12 ottobre che Febbo aveva in agenda per portare avanti il suo
progetto del "Parco a isole". Non solo. «Intendo anche verificare
le perimetrazioni che ad oggi non sono pervenute sul Tavolo, unico
organo preposto a raccogliere gli atti deliberativi necessari alla
costituzione del Parco», ha aggiunto l'assessore.
IL CASO GARGANO. Ma è sul chiodo del commissario che
Febbo continua a battere. «Il 30 settembre la Corte costituzionale
ha revocato il commissario del Parco del Gargano nominato dal
ministero dell'Ambiente poiché non aveva tenuto conto del parere
della Regione Puglia», cita come esempio, «quindi invito le
amministrazioni comunali a collaborare con la Regione e tenere
conto del ruolo e del lavoro svolto dal Tavolo di coordinamento del
Parco».
ACERBO. Uno spunto subito smentito dal consigliere
regionale di Rifondazione
Maurizio Acerbo: «La
vicenda del Gargano non ha nulla a che fare con la Costa teatina,
Febbo ancora una volta distorce la realtà. La Corte costituzionale
non ha bocciato la nomina del commissario da parte del ministero
perché "non aveva tenuto conto del parere della Regione Puglia" ma
perché il parere non l'aveva proprio chiesto. In particolare nel
caso del Gargano il ministro dell'Ambiente ha provveduto alla
nomina del nuovo commissario straordinario, ma non l'ha fatta
precedere dall'avvio e dall'effettiva prosecuzione dell'istruttoria
finalizzata all'intesa prevista dalla legge. Nel caso del Parco
nazionale della Costa teatina invece la Regione Abruzzo è stata
ripetutamente interpellata nell'arco di ben 10 anni».
«Febbo», commenta Acerbo, «ha già perso ogni credibilità tradendo
il mandato ricevuto a presiedere il Tavolo di coordinamento, ora si
rende ridicolo minacciando querele. Mi ricorda
Emilio
Fede», aggiunge, «che ha annunciato querele nei miei
confronti dimenticando che è lui l'indagato per favoreggiamento
della prostituzione mica il sottoscritto. E' una situazione
sconcertante e inaudita. Invece di minacciare querele, l'assessore
Febbo scriva una bella lettera di dimissioni».
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6 ottobre 2011