di Marianna Gianforte
Lucia Votano direttore dei Laboratori del Gran Sasso
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L'AQUILA. Cercavano di scoprire l'oscillazione dei neutrini che da anni indagano nelle viscere del Gran Sasso con l'esperimento internazionale Opera. Ma gli scienziati dell'Istituto nazionale di fisica hanno trovato una risposta diversa, che potrebbe cambiare il nostro modo di pensare lo spazio e il tempo.
E' accaduto sotto i 1.400 metri di profondità dei laboratori del Gran Sasso. Una scoperta frutto di anni di osservazioni e misurazioni. Studiando i neutrini e cercando di misurarne il peso, i ricercatori si sono imbattuti in una "misura" che li ha fatti trasalire: i neutrini sono più veloci della luce di circa 60 nanosecondi.
Una scoperta che stravolgerebbe la teoria della Relatività di
Albert Einstein, secondo la quale i neutrini non superano i 2,4 millisecondi.
La scoperta è avvenuta nell'ambito dell'esperimento Cngs (Cern neutrino to Gran Sasso), e le anomalie osservate dal rivelatore Opera, che ha analizzato il fascio di neutrini che dal Cern di Ginevra, a oltre 700 chilometri di distanza, vengono lanciati verso i Laboratori del Gran Sasso.
I dati sono stati resi noti ieri. E già il mondo è in subbuglio: cosa cambierà? La tecnologia se ne avvantaggerà? Il direttore dei Laboratori del Gran Sasso,
Lucia Votano, da scienziata frena «la fantasia» dei comuni esseri umani.
Direttore Votano, se questa scoperta dovesse essere confermata, cosa cambierà nella nostra vita?
La Votano ride, ha la voce roca di chi ha risposto ininterrottamente per ore a
interviste e telefonate di giornalisti e scienziati di tutto il
mondo. «Prima di preoccuparci così urgentemente delle conseguenze
che una simile misura possa avere nelle nostre vite, bisogna
ricordare che la scienza procede con molta cautela. Ci sono voluti
molti anni di lavoro, l'esperimento esce perché questa misura è
stata fatta con estrema precisione, quindi è doveroso darne il
risultato alla comunità scientifica. Ma dire che possiamo dare per
certo che i neutrini vanno più veloci della luce, è ancora
prematuro, ci vuole estrema cautela, dobbiamo aspettare che gli
altri esperimenti confermino i risultati. Aspettiamo le nuove
misure che dovranno arrivare in particolare dall'America e dal
Giappone e anche da altre parti del mondo. Prima di dare il via
alla nostra fantasia dobbiamo essere assolutamente certi che il
risultato sia quello da noi rilevato. E' la normale vita di tutte
le misure nella scienza: ogni risultato deve essre riprodotto da
qualcun altro. Se questa misura venisse confermata, ci costringerà
a cambiare di parecchio il nostro modo di pensare lo spazio-tempo e
di vedere l'universo. Ma dobbiamo aspettare che diventi davvero una
scoperta. Se così fosse, sarebbe la più importante degli ultimi
secoli».
Questo risultato conferma il ruolo importante dei
Laboratori del Gran Sasso nella ricerca scientifica nell'ambito
della fisica nucleare mondiale?
«Certamente. Questo esprimento si poteva fare soltanto al
Gran Sasso, perché il fascio dei neutrini deve essere intercettato
e misurato sotto migliaia di metri di roccia, altrimenti sarebbero
offuscati dal rumore dei raggi cosmici. E' necessario un
laboratorio sotterraneo».
Vi aspettavate una simile scoperta?
«No, almeno all'inizio, perché lo scopo principale non
era quello di misurare la velocità dei neutrini, ma la loro
oscillazione. Si è trattato di una scoperta collaterale: gli
scienziati andavano alla ricerca della prova diretta
dell'oscillazione dei neutrini (già nel 2010 è stata data, grazie
all'esperimento Opera al quale lavorano un centinaio di scienziati
di tutto il mondo, la prima prova diretta del fenomento
dell'oscillazione dei neutrini, ndc) che era già nota, ma mancava
la prova diretta. I fasci di neutrini vengono sparati al Gran Sasso
dal Cern di Ginevra. Nell'ambito dell'esperimento Opera ci è venuto
spontaneo misurare anche la velocità dei neutrini. E il risultato è
stato sorprendente: ci apsettavamo che i neutrini impiegassero 2,4
millisecondi ad arrivare dal Cern al Gran Sasso; invece arrivano a
60 miliardesimi di secondo prima di quanto ci si aspettasse.
Viaggiano a una velocità tale che ci mettono cioè 60 miliardesimi
di meno di quanto ci metterebbe la luce a percorrere lo stesso
cammino, 730 chilometri».
Ma, allora, non possiamo azzardare nemmeno un'ipotesi di
come cambierebbe la nostra vita dopo una simile scoperta?
«Nell'immediato continueremo a vivere normalmente, nelle
nostre dimensioni spaziali e temporali. Cambia invece qualcosa per
i fisici che osservano lo spazio e che dovranno allargare le loro
ricerche. Intanto l'esperimento Opera deve continuare il suo lavoro
di ricerca. Saranno gli stessi ricercatori di Opera a verificare
questa misura. E comunque, siamo tutti divertiti da questa misura.
I fisici si divertono a trovare esperimenti inaspettati».
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RISERVATA
24 settembre 2011