di Marco Camplone
PESCARA. Soldi, soldi, soldi. Con tutto il rispetto, troppi per il reale valore dei Giochi del Mediterraneo disputati a Pescara nell'estate 2009. Comunque, tanti da giustificare un sano dibattito e pretendere, e qui subentrano le parole dell'assessore regionale all'Agricoltura Mauro Febbo, «che i bilanci siano resi pubblici, magari semplicemente pubblicandoli sul sito internet. Quello che risulta allo stato attuale, invece, è una totale mancanza di trasparenza».
Non si sa quanto i Giochi siano costati, ma dalle dichiarazioni di Mario Di Marco, ex direttore generale e ora liquidatore del Comitato organizzatore, si può stimare una cifra tra i 70 e gli 80 milioni di euro. Più o meno 150 miliardi di vecchie lire. Perché? Per il semplice fatto che Di Marco traduce gli otto milioni utilizzati per gli stipendi «nel 10% del budget finale» della manifestazione.
Gli emolumenti percepiti da Di Marco sono da tempo oggetto di piccanti polemiche. Il manager teatino minimizza parlando di cifra lorda. Quasi mezzo milione di euro lordi, però. La media mensile, sostiene Di Marco, è di 5.350 euro netti al mese (per un periodo non ben identificato). Se vi sembrano pochi, consolatevi con le buste paga ricevute dall'ex direttore generale a maggio, giugno e luglio 2008, rispettivamente di 13.570, 13.960 e 14.214 euro. Netti. Il lordo mensile è superiore ai 20.000 euro.
«Da Di Marco ci saremmo aspettati ben altre risposte e delucidazioni riguardo i costi di Pescara 2009», aggiunge Febbo. «Le sue parole offendono l'intelligenza dei cittadini visto che continua a dichiar
are che i suoi compensi sono lordi, ma resta il fatto che si tratta
di cifre stratosferiche se riflettiamo su quello che è stato il
reale risultato, in termini di visibilità e ricaduta sul
territorio, dei Giochi del Mediterraneo. Se pensiamo a Di Marco,
viene in mente anche quanto già accaduto con gli Europei di basket
femminile: anche in quel caso, un ritorno marginale è costato
milioni di euro con strascichi pesanti per la Provincia di Chieti.
Senza dimenticare i tanti fornitori e lavoratori ancora in attesa
di ricevere quanto meritato. Non dobbiamo dimenticare che, a
distanza di anni, l'amministrazione provinciale ha ricevuto
un'ingiunzione di pagamento di oltre due milioni di euro per quella
manifestazione. Bisognerebbe ragionare attentamente su costi e
benefici dei Giochi del Mediterraneo, per i quali, a quanto ne so,
nel 2009 sono stati spesi circa 8 milioni di euro (16 miliardi
delle vecchie lire) per le attrezzature e gli impianti e 35 milioni
(70 miliardi di lire) per compensi, prestazioni varie e mille
discutibili voci. Stipendi faraonici che Di Marco e altri
professionisti hanno ricevuto al lordo, mentre tanti ragazzi e
aziende che hanno lavorato all'evento sono stati pagati con ritardo
o con compensi ridotti da antipatiche transazioni. Chiediamo a Di
Marco, che è anche presidente del Cus Chieti, visto che sui suoi
compensi lordi sono state effettuate le dovute trattenute, come mai
ai dipendenti e ai collaboratori del Centro universitario sportivo
non sono stati versati i contributi ed effettuate le ritenute? Già
da tempo Equitalia ha avviato una procedura di riscossione coattiva
per centinaia di migliaia di euro».
Tocca Di Marco rispondere sulla veridicità delle cifre snocciolate
da Febbo, sempre in nome della trasparenza.
Nel frattempo, il manager deve incassare anche le critiche di
Domenico Pettinari, segretario provinciale dell'associazione
Codici. «Mi sorprende», dice Pettinari, «che Di Marco cerchi di
giustificare l'enorme sperpero di danaro pubblico che vi è stato
nella gestione dei Giochi sostenendo che gli stipendi, pari a otto
milioni di euro, sono da considerarsi a lordo, come se i soldi
spesi dalla collettività siano solo il netto. Di Marco,
evidentemente, dimentica che il dipendente, come il lavoratore
autonomo, gode anche del lordo degli stipendi, in quanto vi sono
compresi alcuni benefici: ferie, pensione, indennità per malattia e
via di questo passo. Quindi, se Di Marco ha percepito solo nel 2008
la bellezza di 208.233 euro lordi, non ha solo beneficiato del
netto in busta, ma anche della parte relativa allo stipendio lordo
che noi cittadini gli abbiamo pagato. Al di là di queste
puntualizzazioni, otto milioni di euro per pagare gli stipendi di
tre anni sono un'assurdità che pesa come un macigno sulla
collettività. Ci duole aver riscontrato che il sostituto
procuratore a cui è stato affidato un nostro esposto-denuncia
depositato nel gennaio 2009 stia per chiedere l'archiviazione»,
conclude Pettinari. «Se ce la proporranno, faremo opposizione
motivandola nei minimi particolari e chiedendo la riapertura delle
indagini perché riteniamo che non vi possa essere giustificazione
che regga per tanto danaro pubblico sperperato allegramente. In un
momento di profonda crisi economica per la nazione e per le
famiglie italiane, dobbiamo far sì che tali spese abnormi di
pubblico danaro, ingiuste e ingiustificate, non si ripetano più».
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16 settembre 2011