di Oscar Buonamano
C’è stato un tempo in Italia in cui l’opera e il belcanto erano molto popolari. Perfino “la televisione” celebrava e assecondava questa tendenza, accadeva tutti i venerdì, le trasmissioni erano in bianco e nero e non c’era il telecomando. Era, però, la radio la regina incontrastata della lirica. Trasmetteva musica un gran numero di ore contribuendo in maniera decisiva a rendere noti e popolari i protagonisti delle opere. Accadeva sovente che nelle calde sere d’estate, passeggiando tra le strade strette dei centri storici delle nostre città, s’udissero, dalle finestre spalancate, le arie più famose del melodramma italiano. Le stesse che Paola Antonucci ha iniziato a cantare fin dalla primissima età. «A dieci anni già cantavo su un disco della “Bohème” di Puccini imitando la voce del soprano Rosanna Carteri che intonava le note del più struggente duetto d’amore “Sono andati, fingevo di dormire”». Sono state dunque le parole in musica che Mimì canta a Rodolfo a rapire l’inconsapevole bimba.
«Sono andati? Fingevo di dormire perché volli con te sola restare. Ho tante cose che ti voglio dire, o una sola, ma grande come il mare, come il mare profonda ed infinita... Sei il mio amore e tutta la mia vita! Sei il mio amore e tutta la mia vita!». Quasi una profezia. Il canto diventa la vita della giovane soprano di Chieti che a Pesaro, al Conservatorio intitolato a Gioacchino Rossini, ha conseguito il diploma di canto.
«Il mio primissimo debutto è avvenuto a tredici anni al teatro Marrucino di Chieti con un’aria da camera di Bellini “La farfall
etta”». Il ghiaccio è rotto. Paola Antonucci, che nel frattempo
riscuote successi in campo nazionale con la ginnastica artistica,
inizia il suo personale viaggio nella musica e il canto si
trasforma da “divertissement”, gioco, in vera e propria ragione di
vita. «Il mio talento di cantante è stato scoperto dall’insegnante
di musica delle scuole medie, la mitica professoressa Elena
Trabucco Grilli, che mi ha indirizzato a questa professione». Dai
banchi di scuola di Chieti al Conservatorio di Pesaro, con il
diploma in tasca, subito il grande salto. «Nello stesso anno in cui
mi sono diplomata in canto ho fatto la mia prima audizione con il
maestro tenore Luciano Pavarotti che, molto piacevolmente
impressionato, m’inserisce nella lista degli artisti dell’agenzia
più importante d’Italia, la “Stage Door” presieduta da sua moglie
Adua». Giunge il tempo del debutto con il primo ruolo da
protagonista in un’opera. Il soprano Paola Antonucci è Gilda nel “
Rigoletto” di Giuseppe Verdi. Il debutto avviene a Città del
Messico.
Ma la strada che porta alla definizione della propria identità
canora è ancora lunga. C’è tanto lavoro da svolgere e altri maestri
con i quali studiare. «L’incontro più significativo della mia
carriera avviene con un direttore d’orchestra austriaco, il maestro
Gustav Kuhn, con il quale ho poi collaborato assiduamente negli
anni. Questo grandissimo, stravagante, musicista ha permesso il mio
debutto in Italia in uno dei teatri più belli del mondo, il Teatro
San Carlo di Napoli, con un ruolo che sembra scritto proprio per
me: Norina nel “Don Pasquale” di Donizetti». Il San Carlo è il più
antico teatro d’opera attivo in Europa. Può ospitare 3.300
spettatori e fu costruito quarant’anni prima del Teatro alla Scala
di Milano. Un debutto da vera primadonna, come solo nei sogni
accade. «Un’esperienza indimenticabile. Guidata da uno dei registi
più bravi in questo repertorio, il maestro Roberto De Simone.
Vestita da una delle costumiste più raffinate del settore, Odette
Nicoletti, e con le scene di uno degli scenografi più originali, il
maestro Nicola Rubertelli». Gli ingredienti per una serata
indimenticabile ci sono tutti, non manca nulla. Su il sipario.
Paola è una primavera di colori e bellezza quando ricorda la
cavatina di Norina, la sua entrata in scena. «L’emozione
indimenticabile di quel momento: la scena che ruota ed io, con una
splendida guepière nera con i fiocchi rosa, distesa su grandi
cuscini di seta. Alzo gli occhi e davanti a me un teatro gremito di
gente elegantissima. Un sospiro intrappolato tra il cuore e lo
stomaco mi toglie perfino il fiato». Lo smarrimento dura un attimo,
poi la voce si libera nel teatro e gli applausi, quando l’aria è
terminata, giungono puntuali e fragorosi. Dopo Norina, sempre al
San Carlo, è stata primadonna in tante altre opere: “L’occasione fa
l’uomo ladro” di G.Rossini, “Flaminio” di G.B.Pergolesi, “Il
convitato di pietra” di G.Tritto, “Il matrimonio segreto” di
D.Cimarosa, “Il mondo della luna” di F.J.Haydn, “L’Orfeo” di
C.W.Gluck, “Il capriccio” di R.Strauss e il teatro napoletano non
gli ha fatto mai venir meno il suo grande affetto.
La carriera di Paola Antonucci a questo punto è delineata. Il suo
repertorio è ampio, spazia dal Barocco al Novecento grazie a una
vocalità e una musicalità affinate da un’applicazione e uno studio
continuo. Ricopre ruoli sempre più impegnativi e porta la sua voce,
nei teatri più importanti, in Italia e in giro per il mondo.
Parigi, Nantes, Lille, Madrid, Pamplona, Bilbao, Berlino, Monaco,
Francoforte, Stoccarda, Praga, Helsinki e poi ancora San Diego,
Seul, Tokio. Tra i tanti personaggi interpretati due la rendono
immediatamente riconoscibile: la Rosina del “Barbiere di Siviglia”
di G.Rossini e Musetta nella “Bohème” di G.Puccini, interpretata lo
scorso anno anche a Pescara. In questi giorni sta preparando “Una
messa a quattro voci” di D.Cimarosa che la vedrà protagonista il
prossimo 28 settembre a Lucca nella “Sagra musicale lucchese”,
giunta alla 48ª edizione.
11 settembre 2011