di Laura Venuti
PESCARA. «Chi ha fatto la rapina conosceva vita, morte, miracoli e abitudini di tutti noi. Sicuramente nelle settimane precedenti ci hanno controllati. E noi non ci siamo accorti di nulla. D'altronde come si fa? Siamo in pieno centro...». L'ha scampata per poco l'altro dipendente della Mancini Gold, arrivato al lavoro mezz'ora dopo che era successo tutto. Anche se durante l'assalto dei banditi non c'era, è guardingo. E quando si suona alla porta della gioielleria, nel pomeriggio, si scusa: «Sono solo, non posso aprire. No, non è che sono spaventato da quello che è successo, semplicemente non apro a chi non conosco». Ma dal citofono spiega chiaramente come la pensa: chi ha provato a rapinare la gioielleria doveva tenerli tutti sotto controllo da tempo. E conoscere anche l'interno del negozio. «Sapevano che gli avremmo aperto la porta d'ingresso e forse anche la prima della bussola», spiega, «e dovevano anche sapere che il titolare arriva la mattina presto e a quell'ora uno di noi dipendenti è sempre già dentro. Ci alterniamo. Ieri c'era la mia collega ma potevo benissimo esserci io. Lavoro qui da 21 anni e non mi è mai successo niente, ma è solo questione di fortuna, purtroppo. D'altronde quando fai questo lavoro lo sai che non puoi stare mai tranquillo, o decidi di chiudere o vai avanti». Antonio Mancini e la sua dipendente all'uscita della questura non hanno molta voglia di raccontare cosa è successo. A spiegare come stanno è il dipendente della Ma
ncini Gold che è riuscito a parlare per qualche minuto con la sua
collega, la donna che ha sventato la rapina, e ha incontrato per un
attimo anche Mancini. «Lei è ovviamente scossa e non sa spiegarsi
la sua reazione, il fatto di non aver aperto la porta. Di certo non
è stata una cosa provata o premeditata. Ho incontrato anche Mancini
per un attimo prima che andasse via con i poliziotti, l'ho visto
provato ma fisicamente stava bene». Che i rapinatori abbiano
scelto con cura l'orario in cui colpire lo sostengono anche gli
avvocati dello studio al terzo piano. «Di solito qui non arriva mai
nessuno prima delle nove. Giusto se qualcuno ha delle udienze fuori
città può capitare che passi a prendere i fascicoli prima di
partire», dice
Michela Molisani. La pensa così anche
Erika Rosi: «Secondo me hanno scelto un orario ben preciso,
lo sapevano. E poi qui sono tutti uffici, probabilmente sapevano
anche questo». Nello studio sono tutti tranquilli, poi però
qualcuno ci pensa meglio: «Se ci rifletti bastava che capitasse in
una mattina in cui uno di noi doveva partire. Entri nel portone, ti
trovi quelli con le pistole e che gli dici, buongiorno?». Le
dentiste che hanno gli studi al primo piano all'ora della rapina
non c'erano, non sapevano niente e non la prendono bene. «Ma
davvero hanno provato a fare una rapina? Una rapina con la gente?
Oddio, non lo sapevo», dice una. «Poveretto, ma l'hanno rapinato
davvero?», dice l'altra, «mi dispiace moltissimo. Certo a Pescara
c'è un problema. Prima entrano con le pistole nella banca a
Francavilla, poi questo». Se a quell'ora nel palazzo non c'è
nessuno anche fuori il via vai è inesistente. Alle 7 e 30 del
mattino via Nicola Fabrizi dorme ancora. Anche in via Trieste non
passa quasi nessuno. Intorno ci sono solo attività commerciali,
tutte chiuse nel primissimo mattino. Nessuno ha visto o sentito
nulla. «Io? Non ho visto niente, mi spiace, ma arrivo più tardi in
questa zona la mattina», dice un uomo in un negozio di via Fabrizi.
«Non ne sapevo niente, ne sto venendo a conoscenza adesso», dice
un commerciante, «quello che mi viene da pensare è che non si può
mai stare tranquilli. Eppure questo è un quartiere centrale,
solitamente controllato. Dovevano essere dei professionisti».
«Brava la dipendente che ha avuto il sangue freddo di non aprire
la porta di ingresso», commenta un passante in via Fabrizi, «se non
altro non hanno messo a segno la rapina». «Mi dispiace per il
titolare della Mancini gold, deve essere stato un brutto quarto
d'ora», aggiunge una donna anziana, «spero li prendano presto».
Qualcuno non solo non ha visto, ma è più contento così. «Sono stato
fortunato a non vedere nulla, mi sarei spaventato». (ha collaborato
Paola M.S. Toro)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
14 luglio 2011
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