Rifiuti, dall'acqua un'alternativa agli inceneritori

Un metodo rivoluzionario sperimentato a Tel Aviv approda a Pescara e apre nuove ipotesi

      PESCARA. Si può utilizzare l'acqua per trattare i rifiuti? A quanto pare sì, con una tecnologia nata in Israele che ha dato prova di funzionare bene a Tel Aviv. L'idea è approdata a Pescara, e potrebbe fare breccia se saprà misurarsi con il «pensiero unico» che indica nella combustione il modo per chiudere il ciclo dei rifiuti.

    Per iniziativa dei consiglieri Attilio Di Mattia (Idv) e Roberto Pasquali (Fli) il metodo è stato illustrato ieri alla presenza del consulente di Abruzzo Sostenibile, Andrea Sanità. E potrebbe diventare un'alternativa credibile anche a livello regionale, dove da giorni si discute di termovalizzatori per scongiurare un'emergenza come quella che affligge la Campania. Anche perché ha il vantaggio di poter selezionare la spazzatura indifferenziata, pur senza rinunciare al ciclo virtuoso del riciclo. Non a caso rappresenta una delle due opzioni al vaglio del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

    La tecnologia di trattamento a freddo, che separa i rifiuti attraverso l'utilizzo di acqua a ciclo chiuso, è chiamata Arrow Bio. «Lo scopo del trattamento», osserva Di Mattia, «è proprio quello di separare i materiali riciclabili dai rifiuti indifferenziati. Si potrebbe parlare, semplificando, di una raccolta differenziata automatica».

    Come funziona? «Si tratta di un processo», spiega Sanità, «che riceve in ingresso rifiuti solidi urbani indifferenziati ma è evidentemente ancor più efficace nel caso in cui la raccolta dei mater
    iali riciclabili sia fatta all'origine, come prevedono le leggi nazionali». Con questa tecnologia, si stima che il recupero dei materiali riciclabili si attesti attorno all'80-90% lasciando allo stato inerte il restante 15-20% di residui che, come tali, non sono più pericolosi. Oltre ai rifiuti solidi urbani, l'impianto può lavorare rifiuti non pericolosi di cartiere e industrie alimentari, residui agricoli e rifiuti da giardinaggio. Per un impianto base da 50mila tonnellate l'anno, il costo è di circa 15-20 milioni di euro. «Considerando un periodo di ammortamento di 20 anni», prosegue Sanità, «ogni tonnellata di rifiuti in ingresso ha un impatto economico di gran lunga inferiore rispetto ai costi del solo conferimento in discarica, ma con la garanzia di produrre ricavi aggiuntivi generati dalla vendita dei materiali riciclati, dal biogas ai fertilizzanti».

    Intanto, non si placa la polemica suscitata dall'ipotesi di realizzare inceneritori in Abruzzo. Per il consigliere nazionale del Wwf, Dante Caserta, «si è preferito saturare le poche discariche in funzione e avvantaggiare economicamente i privati che gestiscono gli impianti». Il Wwf, che questa mattina terrà una conferenza sul tema al Comune di Pescara, denuncia da anni questa situazione. «Sorprende che Chiodi se ne accorga solo ora, ma dimentica che impiegò molto del suo tempo di amministratore per cercare di ampliare la discarica la Torre, a Teramo, il cui crollo fece comprendere la totale inadeguatezza di quell'idea. Quello commesso da Chiodi quando era sindaco è simile a tanti analoghi errori fatti da altri amministratori abruzzesi. Tutto ciò ci ha portato oggi alla follia di dover trasportare a 220 euro a tonnellata l'umido in Emilia Romagna, facendo aumentare i costi della differenziata quando basterebbe realizzare impianti di compostaggio in ogni provincia. Ora Chiodi vuole perseverare nell'errore puntando sugli inceneritori. Poi non capiamo perché insiste a chiamarli termovalorizzatori, visto tutta Europa e la stessa direttiva comunitaria numero 98 del 2008 li chiama inceneritori».

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    9 luglio 2011
     

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