PESCARA. L'Abruzzo è tra le regioni comunitarie «in transizione» che potranno beneficiare di nuove forme di finanziamento europeo per lo sviluppo dopo l'uscita dall'Obiettivo 2 nel 2014. Il vicepresidente
Alfredo Castiglione indica nella ricerca delle risorse disponibili uno dei capitoli cruciali del Patto che, a metà luglio, chiamerà l'Abruzzo a concordare un itinerario di ripresa economica con il governo.
Quali sono le regioni in transizione?
«Quelle che hanno un Pil stimato nel 75-90% della ricchezza media prodotta nei 27 Paesi europei», spiega Castiglione, «questo vuol dire che, collocandosi poco sotto la media europea, meritano di essere sostenute in un processo virtuoso di crescita». Oltre all'Abruzzo, in Italia, ne fanno parte Basilicata, Molise e Puglia.
In cosa si traduce questa opportunità?
«Nel poter reperire più numerose e diversificate fonti di finanziamento, anche se nel programma 2014-2020 l'Abruzzo uscirà dall'Obiettivo 2 e, di conseguenza, non potrà più beneficiare dei fondi strutturali». Che sono, nel dettaglio, Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) e Fse (Fondo sociale europeo), per citare solo i più recenti. Il budget comunitario per le regioni in transizione ammonta a circa 39,2 miliardi di euro. Una bella torta, a cui l'Abruzzo potrà attingere concorrendo anche con comprensori tori francesi e tedeschi collocati nella stessa fascia di ricchezza».
Una bella sfida, considerando che il governo regionale è già in difficoltà nell'utilizzo di tutti i fondi strutturali del Por 2
007-2013, come dimostra il severo richiamo arrivato nei giorni
scorsi dal comitato di sorveglianza sui progetti comunitari.
Ma Castiglione è ottimista, e ha una fiche da giocare sul tavolo
del Patto per lo sviluppo. «Proporrò un accordo interregionale con
gli altri territori europei inseriti nella fascia di convergenza
per cercare, tutti insieme, di conquistarci un maggior potere
contrattuale e di realizzare così un effetto moltiplicatore sui
progetti di investimento».
Verso quali direttrici? «Penso soprattutto al potenziamento dei
poli dell'innovazione nell'industria, e alle reti di impresa, due
tra le riforme più importanti che il governo regionale sta portando
avanti».
Opportunità che dovranno comunque fare i conti con la crisi, anche
se gli esperti danno per chiusa la fase recessiva più acuta. Ma
davvero può considerarsi alle spalle la crisi economica? «Diciamo
che sta finendo, perché è chiara la tendenza alla ripresa
nonostante questa sia accompagnata da un aumento della
disoccupazione», osserva Castiglione.
Perché la ripresa è lenta, incapace di recuperare un equilibrio
armonioso tra domanda e offerta di lavoro? «Per accelerare la
ripresa» è il parere di Castiglione, «bisogna approfittare proprio
dei momenti difficili per fare le riforme e, in Abruzzo, di fare la
riforma più importante di tutte, che è quella dei consorzi
industriali».
Questione controversa, a giudicare dalle lacerazioni politiche che
questo dibattito alimenta nel partito di maggioranza, tra
campanilismi e rendite di posizione. «Bisogna interrogarsi sul
perché», suggerisce l'assessore allo Sviluppo, «dagli anni '90,
nessuna grande azienda abbia deciso di insediarsi in Abruzzo. La
mia risposta è che oggi non servono più le politiche sui contributi
ad personam, per l'acquisto di capannoni o attrezzature. Quel che
conta oggi è assicurare i servizi alle imprese, dai servizi
ambientali, come la gestione dei reflui con aree ecologicamente
attrezzate, la ricerca e le infrastrutture. Ed è quel che l'Abruzzo
sta facendo con le riforme dei poli d'innovazione (10 milioni di
euro), consorzi fidi (15 milioni), ricerca e servizi (9 milioni),
reti di impresa (10 milioni). Non a caso», chiosa Castiglione, «il
Sole 24 Ore ci colloca all'ottavo posto, con l'Emilia-Romagna, tra
le regioni che più investono sul comparto finanziario, ricerca e
sviluppo».
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3 luglio 2011