di Laura Venuti
PESCARA. Il mercato immobiliare residenziale a Pescara non è fermo, ma solo per chi ha soldi da spendere o si accontenta di case poco pregiate. L'onda lunga della crisi dei mutui è arrivata e ha fatto chiudere i rubinetti alle banche, tagliando fuori dalle compravendite chi non ha già un bell'anticipo da mettere sul piatto. Così, visto che i prezzi sono rimasti sostanzialmente stabili, sul mercato pescarese restano soltanto i due estremi: chi compra immobili a poco prezzo oppure chi ha tanti soldi e cerca investimenti di qualità. La giovane coppia appena sposata, acquirente tipo fino a qualche anno fa, sembra essere sparita. E così anche la fascia media. Di conseguenza tengono il centro e Porta Nuova, mentre zone come i Colli sono diventate meno appetibili.
«Il potere d'acquisto è diminuito, ma a questo calo non è seguita una discesa dei prezzi che sono rimasti in sostanza stabili», spiega
Andrea Sciarrotta di Gabetti. Così i tempi di vendita si sono allungati e certe fasce di immobili restano al palo. «Il mercato qui non si è fermato, ma che negli ultimi anni c'è stata una mutazione del cliente tipo. Ci sono meno giovani coppie e più risparmiatori e speculatori che fanno pesare la loro disponibilità. In questo momento chi ha liquidità compra in centro, chi invece viene da fuori e deve investire per i figli compra a Porta Nuova. Tutto ciò che è collinare, periferico, è in difficoltà», spiega
Enrico Balzano che gestisce un'agenzia in viale Muzii. La pensano così anche altri operatori che lavorano in città. E le
loro voci sostanzialmente sono confermate anche dai dati
dell'ufficio studi Tree real estate, che riunisce Gabetti, Grimaldi
e Professionecasa.
La sezione dedicata a Pescara del report su "Tendenze del mercato
immobiliare residenziale italiano e abruzzese" inizia proprio così:
«Sostenuta la domanda per investimento. Di solito ha un budget che
varia da 130 a 150 mila euro ed è alimentata da persone che vengono
dall'entroterra, e pugliesi».
A Pescara, insomma, compra chi viene da fuori. Oppure, come
spiegano in coro gli agenti, chi ha liquidità. «Il mercato è
stabile in centro, sulla riviera, nelle strade qualificate, mentre
scende in periferia. Ci sono pochissimi clienti d'élite che hanno
soldi da buttare e poi ci sono i poveracci che per comprare possono
usare solo i soldi che oggi spendono in affitto, così si indebitano
a vita per avere casa. O si vendono i gioielli o si vende la
mondezza», dice
Alessandro Marini della Marini
agency di piazza Salotto.
Se insomma la classe operaia, con buona pace di
Elio
Petri, non va in paradiso, quella media sembra essere
sparita del tutto. «Si vendono solo la fascia bassa, fino a 180
mila euro, e la fascia alta, oltre 450 mila euro», dice
Matilde Buccione di Meridiana immobiliare. «Il
cittadino normale non può comprare. Se non hai mamma, papà, nonna
che ti danno l'anticipo o una casa in campagna come garanzia il
mutuo non te lo danno. Prima se compravi un appartamento da 250
mila euro poi potevi affittarlo e pagarci la rata del mutuo. Ma ora
non è più possibile perché gli affitti si sono abbassati
moltissimo».
«Gli appartamenti da 300-400 mila euro non si vendono più. O si
vende sopra quelle cifre o si vende sotto», dice
Barbara
Jasci di Jasci immobiliare. «In centro ci sono molte
richieste sui 150/200 mila euro, ma su queste cifre non c'è nulla,
anche perché sono quasi tutte case grandi, tra 100 e 150 metri
quadri».
Che ci sia una classe di potenziali acquirenti in difficoltà lo
confermano anche i dati di Tree real estate, che però fissano
l'asticella del prezzo impossibile un po' più su rispetto agli
agenti: la fascia più in difficoltà sarebbe quella per immobili da
350 a 600 mila euro.
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26 giugno 2011