di Antonio De Frenza
I banchi del centrosinistra in Consiglio regionale
PESCARA. La giornata di studio dei gruppi di centrosinistra in Consiglio regionale convocata per lunedì all'hotel Duca D'Aosta (si inizia alle ore 9 e si va avanti fino al pomeriggio) aprirà la campagna elettorale per il voto regionale previsto nella primavera del 2014.
Una campagna tutta interna alla coalizione e ai partiti d'area. I promotori sono i capigruppo in consiglio regionale
Carlo Costantini (Idv) e
Camillo D'Alessandro (Pd), il primo candidato presidente nel 2008 contro
Gianni Chiodi, il secondo candidato in pectore (al momento per autocandidatura) alla prossima tornata. Nel pomeriggio è prevista anche la presenza dei quattro consiglieri del Terzo polo (Pli, Api e Udc) invitati ufficialmente dai due capigruppo.
Per Costantini il conclave dovrà fare «il tagliando» alla legislatura. Per D'Alessandro dovrà «elaborare un lavoro se possibile in comune nell'esclusivo interesse degli abruzzesi». Una riunione programmatica, dunque, sulle cose da fare nei prossimi due anni, centrosinistra e terzo polo insieme, quest'ultimo ancora indeciso sulla direzione da prendere.
La cosa finirebbe lì se qualche settimana fa, all'indomani del voto amministrativo, D'Alessandro non si fosse lasciato sfuggire un commento che somiglia a un dichiarazione di guerra: «Non vorrei che dopo la vittoria dei garabildini arrivasse il Cavour di turno». Tradotto: noi che ci siamo impegnati sul territorio, che abbiamo riportato vittorie significative alle amministrative e al referendum, che abbiamo me
sso Chiodi con le spalle al muro sulla sanità, sui fondi Fas, sulla
ricostruzione post-terremoto, non possiamo ora mettere le coperte
ai balconi e accogliere festosi il prossimo candidato alla Regione
deciso da Roma.
Ai suoi D'Alessandro ha fatto questo ragionamento: gli ultimi
presidenti di Regione del centrosinistra
Antonio
Falconio e
Ottaviano Del Turco, sono
stati paracadutati sul seggio di Palazzo Silone dopo aver fatto
altro nella vita. Se questo orientamento fosse confermato si
aprirebbe la strada a una teoria pericolosa: qualsiasi cosa fai in
Consiglio regionale è neutrale, inutile, perché tanto poi decide il
partito, il quale decide prevalentemente quello che dice
Roma.
Oggi Roma vuol dire due nomi:
Giovanni Legnini,
senatore del Pd, e
Rodolfo De Laurentiis, leader
dell'Udc abruzzese e consigliere d'amministrazione Rai.
Legnini ha svolto in questi anni un intenso lavoro al Senato, è
uno degli uomini di fiducia del capogruppo
Anna
Finocchiaro, se decidesse di tornare in Abruzzo per
candidarsi alla Regione raccoglierebbe poche obiezioni.
A meno che una ipotetica alleanza col terzo polo non dirotti la
scelta del centrosinistra su De Laurentiis.
Nel Pd si è convinti però che questa volta tocchi ai democratici,
che mai hanno potuto candidare un proprio uomo alla presidenza
dell'Abruzzo (Del Turco entrò nel costituendo Pd quando era già
presidente di Regione, ma quando venne candidato veniva dalla Rosa
nel Pugno).
Certo, su tutto questo discorso pesa l'incognita delle primarie,
che potrebbero aprire scenari imprevisti. Nei giorni scorsi il
segretario regionale del Pd
Silvio Paolucci ha
annunciato alla direzione regionale del partito che le primarie si
faranno ovunque, anche per il Parlamento e anche se dovessero
esserci ancora le liste bloccate. Ma quello delle primarie non è un
tema che preoccupa D'Alessandro. Al capogruppo Pd preoccupa
stabilire il principio che il candidato alla Regione non sia deciso
a Roma ma all'Aquila.
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18 giugno 2011