di Antonio De Frenza
PESCARA. Per dieci anni è stato sindaco di Lanciano. Oggi
Filippo Paolini è una delle figure emergenti del Pdl regionale. «Sono a disposizione del partito», dice a chi gli chiede quali siano i suoi programmi per il futuro.
Avvocato Paolini, lei è stato sindaco di una città storicamente di centrodestra. Va via lei, arriva il centrosinistra. Cos'è successo?
«Chiamiamolo pure centrosinistra, ma dentro si sono liste civiche di centrodestra, Di Fonzo è stato assessore di Forza Italia, uno dei nuovi assessori di Pupillo è Evandro Tascione che è ancora nel coordinamento cittadino del Pdl. In teoria non si è mai dimesso, ma verrà dimesso».
Come spiega il risultato del voto?
«E' scattato qualche meccanismo strano: al primo turno il centrodestra ha preso il 52% dei voti. Purtroppo il candidato sindaco non ha seguito le liste o, come avviene di solito, non ha preso qualcosa in più delle liste, ma il 10% in meno».
Con le primarie sarebbe stato possibile evitare lo scollamento tra voto di lista e candidato?
«Con il senno di poi è facile dirlo. Il centrodestra solo adesso sta scoprendo le primarie. Qualcuno le aveva già chieste per Lanciano, penso ai ragazzi della Giovane Italia, ma non venivano prese in considerazione perché qui abbiamo una classe dirigente formata in tanti anni, con un ricambio pronto. E Bozza è un uomo di esperienza».
Ma le primarie avrebbero potuto evitare due candidati di centrodestra.
«Da questo punto d
i vista condivido: se avessimo fatto le primarie tra ipotetici
candidati non avremmo avuto la lista Di Fonzo, anche perché la
conditio è che chi perde segue gli altri».
Allargando l'analisi alla regione, come ha visto questa
tornata amministrativa?
«Il centrodestra è affaticato da una situazione difficile
dal punto di vista finanziario. In questi casi chi governa, sia
esso un governo locale o centrale, subisce il voto di protesta: in
Spagna perde Zapatero, in Germania perde la Merkel. Noi forse
abbiamo fatto il grande errore di sottovalutare la situazione,
nella convinzione che le città potessero essere le roccaforti del
voto».
Vuol dire che non ci sono più rendite di posizione? Che non si può
più contare su un elettorato fedele?
«E' così, e Lanciano ne è una dimostrazione. In altri
momenti con le liste al 52% quel sindaco avrebbe vinto. Ma la gente
ormai segue i mezzi di informazione, partecipa, è più autonoma. Ho
trovato le piazze piene, molti giovani, è il lato positivo di
questa storia».
Vuol dire anche che il centrosinistra non può sedersi troppo su
questa vittoria?
«Il Pdl a Lanciano ha il 19%, molte liste civiche sono di
estrazione Pdl. Il Pd in città chiude il primo turno con l'11%: è
il terzo partito ed elegge il sindaco, un fatto inusuale.
Misureremo la nostra forza reale alle elezioni regionali e
politiche».
Con questi numeri pensa che il nuovo sindaco possa avere problemi
a governare?
«Da cittadino confido molto nel buon senso del sindaco
che dovrà mediare tra posizioni diversissime (con lui ci sono
persone che militavano nel Msi). Ma a livello locale contano gli
obiettivi amministrativi».
Lei oggi è coordinatore cittadino del Pdl. Quale sarà il suo posto
nel partito regionale?
«Ci saranno i congressi, vedremo come si muoverà il nuovo
segretario politico Alfano. Venerdì abbiamo il coordinamento
regionale a Pescara, la sera alle 18 ho convocato il coordinamento
cittadino, vediamo l'input che arriverà dai vertici. Bisognerà
cominciare a pensare ai prossimi appuntamenti elettorali del 2013.
Uno degli errori fatti a Lanciato è stato di scegliere tardi il
candidato sindaco. Lo abbiamo scelto a marzo, ma su un candidato
bisogna lavorare a lungo, almeno otto mesi».
E' il prezzo che si paga quando si è divisi.
«Nei grandi partiti la gestione non è mai facile. Nel Pdl
ci sono provenienze diverse. La forza delle segreterie non è quella
di fare da colla ma di riuscire a far condividere determinati
obiettivi, escludendo i personalismi».
Lei si sente in corsa nel partito?
«Io sto preparando una lettera di ringraziamento ai miei
concittadini che spedirò in diecimila copie. In questa lettera li
ringrazierò per la fiducia che mi hanno accordato in questi dieci
anni, e preciserò che la mia è una lettera di arrivederci. Ove ci
fossero le condizioni e il mio gruppo politico dovesse ritenere il
mio contributo importante per la causa, io sono qua al servizio del
partito».
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9 giugno 2011