di Gian Paolo Coppola
PESCARA. La condanna a 4 mesi, per abuso patrimoniale, ha un effetto. Sdogana il silenzio "giudiziario" di
Luciano D'Alfonso. Che per la prima volta parla del suo particolare percorso in quelle aule di giustizia che diserta da 29 mesi, dall'arresto del dicembre 2008.
Quattro mesi di reclusione per avere infranto un regolamento comunale cambiato 40 giorni dopo. Come commenta questa sentenza?
«E' una condanna quadrimestrale che fa il paio con quattro assoluzioni riguardanti corpi importanti riferiti alla materia processuale, perché io sono entrato nella vicenda del tribunale di Pescara con la denominazione di "processo per il concorso di Guido Dezio". Mi pare che la mia attività sia uscita indenne, caratterizzata da assoluzione perché il fatto non sussiste o perché non costituisce reato sul concorso di Dezio come dirigente. Adesso devo chiarire quanto è rimasto in piedi. Mi attiverò con i miei legali, facendo ricorso alla pazienza di cui c'è necessità in questi casi e mi aspetto serenità dai magistrati dei vari seguiti dei vari gradi di processo. Sono convinto di riuscire a dimostrare la mia completa estraneità perché l'esperienza di tutti i Comuni d'Italia dimostra che si è proceduto sempre allo stesso modo per la scelta dell'affidamento degli incarichi di responsabilità di staff. L'elemento esclusivo è stato il rapporto fiduciario e questo ha caratterizzato anche la decisione della mia amministrazione.
Crede che questa sentenza possa influenzare i processi in corso, soprattutto quello sulle tangenti?
Voglio pensare di no, per la differenza degli argomenti e poi
anche per la qualificazione giuridica che ha concluso per adesso il
processo. Perché è importante avere a mente la qualificazione
giuridica. Io sono stato sottoposto a processo per il concorso a
dirigente di Dezio e da queste accuse sono uscito assolto con
formula piena. Questo mi fa pensare al mantenimento in vita di uno
scollegamento tra questo e l'altro processo, a conferma di una
giusta intuizione sia della mia difesa, ma anche dell'organo
collegiale del tribunale.
Pensa che la magistratura, che dal 2007 ha indagato su di
lei, abbia la giusta serenità per arrivare in aula a chiedere anche
una sua assoluzione?
Sono convinto di sì, perché ho una cultura
liberaldemocratica che mi ha sempre fatto ritenere che un potere
può essere sottoposto ad accertamento da parte di altro potere
competente, che è quello della giustizia. E questo mi fa ritenere
sempre che gli organi preposti siano avulsi rispetto a sentimenti e
risentimenti, e siano caratterizzati e qualificati solo dalla
competenza. Con questo spirito ho atteso la sentenza e con questo
spirito collaborerò per il lavoro della mia difesa. Spero solo che
i tempi siano quelli giusti e che questo non produca tanto dolore
ai miei familiari e ai miei amici che mi hanno accompagnato in
questa lunga stagione.
Lei arriva da 29 mesi di silenzio "giudiziario". E' sempre assente
alle udienze. Parlare ora che cosa significa?
Ho aderito pienamente ai suggerimenti del mio avvocato di
incoraggiare e facilitare un'attività di difesa nelle aule di
giustizia e nello studio del mio legale. Ho ritenuto in autonomia
di realizzare questa intervista, questa attività di informazione
alla pubblica opinione, perché ho ricevuto una tale quantità di sms
e telefonate. Mi è sembrato anche un cogliere uno strumento utile
per far sapere il mio stato d'animo alla cittadinanza che mi è
vicina. Questa è stata la ragione per cui mi sono per un attimo
allontanato dal suggerimento - sempre seguito - del mio avvocato,
che ha tutto il mio ringraziamento. Farò il possibile rispetto alle
attese della comunità che da sempre mi sostiene. Io voglio far
sapere che non sono vinto dal dolore e che mi sento in cammino
rispetto allo stabilire la verità.
La sua vita politica proseguirà a prescindere dagli esiti
dei processi?
Io avrei voluto destinare tutto il mio tempo ai miei
affetti familiari e al lavoro perché ho sempre sentito il bisogno
di disporre del potere per fare e raggiungere risultati per la
collettività, per infrastrutturare il territorio, per rendere
funzionante la mia città e la mia regione. In questi ultimi tempi,
ho dovuto dedicare molta della mia concentrazione a questioni di
giustizia. Spero che questa stagione finisca per riprendere a
coltivare la mia passione civile verso le questioni della società.
Ho tante idee da sottoporre alla valutazione collettiva, qualche
volta riesco a comunicare quello che mi passa per la testa, quello
che mi mobilita il cuore, quello che mi coinvolge molto. Spero di
riprendere a essere una possibile risorsa per la vita
collettiva».
Si è mai chiesto in questi 29 mesi chi gliel'ha fatto
fare?
Questa è la domanda che mi affianca sempre ogni volta che
vado a trovare mia madre, che è molto dispiaciuta, risentita e
amareggiata. Molte volte mi regala questa domanda, come se fosse un
oggetto contundente, e io però rispondo a lei e a tutti gli amici
che mi incoraggiano a pensare di più alla mia famiglia, che non c'è
una gioia pari a quella che si riceve quando si risolve un problema
collettivo, quando c'è quell'allineamento degli sguardi e degli
occhi delle persone, quando tu partecipi a risolvere un problema
loro, quando attraverso un consiglio riesci a trovare un lavoro per
chi non ce l'ha, quando trovi una soluzione per un assetto del
territorio o per un'opera pubblica, quando riesci a facilitare il
potenziamento di un'impresa. Tutto questo dà molto senso alla vita
individuale e collettiva e mi ha sempre motivato. Mi impegnerò a
mantenere alta la mia determinazione, a non perdere nulla della
carica di entusiasmo e a fare sì che quanti si aspettano che io
possa contribuire non restino delusi.
15 maggio 2011
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Inviato da cerquella
il 15 maggio 2011 alle 06:32