Il collegio del tribunale che ha emesso la sentenza: da sinistra De Cesare il presidente De Santis e Ursoleo
PESCARA. Fu abuso patrimoniale, seppure parziale. Come Guido Dezio, il suo più fidato collaboratore, anche Luciano D'Alfonso viene condannato a quattro mesi di reclusione, con l'interdizione dai pubblici uffici per la stessa durata della pena. L'ex sindaco di Pescara assegnò a Dezio le funzioni di dirigente del suo staff in Comune senza procedere a un bando pubblico come previsto dai regolamenti municipali in vigore all'epoca. Era il 22 novembre 2004.
Un anno dopo, quando gli attribuì la responsabilità di due settori chiave del Comune, la norma era già cambiata: in caso di necessità, le assunzioni extra concorso erano consentite. Ecco perché il tribunale ha condannato l'ex leader regionale del Pd, assolvendolo - perché il fatto non sussiste - dalle altre, analoghe accuse di abuso patrimoniale e - per non aver commesso il fatto - anche da quella di avere favorito Dezio al concorso per due posti da dirigente amministrativo. Una beffa, per D'Alfonso, che aveva il diritto di scegliere di inserire nel proprio staff qualunque persona di sua fiducia, ma di fatto solo dal 2005. Ma la beffa è doppia, pensando che il reato, commesso nel 2004, è vicinissimo alla prescrizione. L'ex segretario regionale del Pd non esce indenne dalla prima delle quattro partite giudiziarie che lo attendono nel prossimo biennio.
ASSENTE IN AULA Nella nuova veste che da 30 mesi si è ritagliato di imputato contumace, assente a tutte le udienze preliminari e anche ai dibattimenti, non assiste alla lettura della sentenza che alle 21,4
0, dopo quasi tre ore di camera di consiglio, con il collegio dei
giudici palesemente diviso, cristallizza le sue responsabilità per
avere assicurato un vantaggio al suo ex braccio destro Dezio. Come?
Ammettendolo a svolgere funzioni di dirigente comunale, prima di
assegnargli un incarico per sei mesi e poi di un anno nel settore
«Provveditorato ed economato» e «Provveditorato e patrimonio»,
precostituendo titoli utili ai fini del concorso per dirigente
amministrativo.
La sentenza è il prodotto di un'udienza interminabile, aperta dalla
testimonianza dell'assessore regionale al Bilancio
Carlo
Masci e caratterizzata da due interruzioni, provocate da
altrettante richieste del pm di unire il procedimento a quello
delle tangenti e poi di apportare modifiche al capo d'imputazione
originario. Istanze bocciate, ma capaci di assorbire quasi quattro
ore a un collegio, presieduto da
Carmelo De Santis
(a latere
Massimo De Cesare e
Stefania
Ursoleo), che discute anche durante il dibattimento.
LA REQUISITORIA Il pm
Paolo Pompa chiede
la condanna a un anno di reclusione, al termine di una requisitoria
di un'ora nella quale il magistrato celebra di fatto un processo
bis nei confronti di Dezio, già condannato a febbraio 2010 dal gup
con l'abbreviato a 4 mesi di reclusione e attualmente sospeso dal
lavoro in attesa dell'appello, ancora da fissare. «Il Comune doveva
verificare la sussistenza dei requisiti per accedere alla qualifica
di dirigente amministrativo e Dezio non li aveva né nel 2004,
quando era solo un neolaureato, né nel 2007, quando scatta
l'inchiesta».
Quali erano questi requisiti? La laurea e almeno 5 anni di servizio
come dirigente di ruolo. Ma Dezio avrebbe dichiarato il falso
relativamente ai presunti incarichi dirigenziali ricoperti alla
Regione dal 2000 al maggio 2003 e per questo è stato condannato. A
Pescara Dezio aveva preso servizio il 20 giugno 2003 come
funzionario, quindi era diventato segretario particolare
dell'allora sindaco D'Alfonso fino al 22 novembre 2004, quando gli
erano attribuite le funzioni di dirigente fino al concorso, bandito
nel 2007.
LA DIFESA D'Alfonso, dunque, lo aveva fatto inizialmente
entrare nel proprio staff: «Voleva creare una macrostruttura per il
Comune», ha spiegato la difesa. Poi gli aveva assegnato la
responsabilità dell'ufficio Patrimonio fino al concorso per due
posti da dirigente di ruolo che aveva consentito a Dezio - arrivato
secondo - di entrare in Comune dalla porta principale. «C'era una
situazione di emergenza e la mossa era consentita dalle norme sugli
enti locali», ha aggiunto il legale.
Ma Pompa ha insistito sulla mancanza di titoli di Dezio. «Il
sindaco distribuisce gli incarichi dirigenziali, ma secondo i
regolamenti. Il "chi vuole" previsto dalla legge deve avere i
requisiti, non dev'essere uno con la terza elementare. Dezio non
aveva presentato neppure il proprio curriculum professionale in
Comune, ma lo ha fatto solo nel 2007 dopo l'avvio dell'inchiesta. E
nessuno lo ha mai richiesto, peggio che in un'azienda
privata».
D'ALFONSO Poi, il pm ha deviato il mirino verso D'Alfonso:
«Dezio non ha fatto tutto da solo, aveva degli appoggi per
diventare dirigente. D'Alfonso ha aspettato che Dezio maturasse il
quinquennio per farlo partecipare al concorso con 500 candidati
dove, combinazione delle combinazioni, ha vinto. Poteva far leva
sul rapporto di fiducia per inserire Dezio nel suo staff, ma non
per renderlo poi un dirigente del Patrimonio. D'Alfonso lo ha fatto
scivolare nel settore strategicamente più importante del Comune e
questo equivale a un'introduzione in pianta stabile di una persona
senza requisiti».
E ancora: «Il concorso è stato bandito solo dopo che Dezio ha
maturato 5 anni, così Dezio viene nominato vincitore e dipendente
di ruolo di quello che fino al giorno prima aveva svolto da
esterno. Non voglio sostenere che il concorso fosse truccato. Non è
la valutazione di merito a essere censurabile, ma è l'abuso perché
è stato creato un castello per dare dignità al niente attraverso
funzioni mai svolte».
Pompa bastona anche la sentenza con cui il gup, un anno fa, ha
assolto la commissione del concorso: «Può darsi che la commissione
abbia omesso di controllare che l'autocertificazione fosse falsa,
ma D'Alfonso sapeva benissimo che cosa avesse fatto Dezio, lui
stesso aveva precostituito i titoli anche nel periodo in cui Dezio
era al consiglio regionale». Ma alla fine, l'unica accusa che resta
in piedi resta quella nomina a dirigente comunale dello staff di
D'Alfonso. La pena è stata sospesa.
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14 maggio 2011
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