Calice rotto, il Comune fa causa alla Clax

Chiesto il risarcimento all'azienda costruttrice: oltre 1 milione e i danni d'immagine

    di Paola Aurisicchio PESCARA. Il Comune fa causa alla Clax Italia, l'azienda di Pomezia che ha costruito il calice di Toyo Ito, e chiede un risarcimento danni di 1 milione e 100 mila euro, il prezzo pagato per avere l'opera, e un altro risarcimento ancora da quantificare per danni indiretti, quelli all'immagine della città. Nei prossimi giorni, in una riunione tra il direttore generale e il vicesindaco Berardino Fiorilli verranno definiti i dettagli e sarà ufficializzata la decisione, ma il sindaco Luigi Albore Mascia inizia oggi l'ultimo passaggio per risarcire la città da una vicenda sfortunata e per assecondare anche il suo desiderio, togliere il calice frantumanto dalla piazza principale di Pescara.

    La causa inizierà a cinque mesi dalla fine della fase preliminare, dell'accertamento tecnico che ha definito la responsabilità della rottura dell'opera del maestro giapponese. La lunga indagine è stata condotta dall'architetto Domenico Lucarelli, l'esperto incaricato dal tribunale di effettuare i controlli sull'opera, e le sue conclusioni sono state chiare: il calice è stato costruito male dalla Clax Italia. L'archiettetto ha aggiunto anche che l'opera non può essere riparata perché «i vizi e le difformità riscontrati non sono eliminabili». Una perizia che, quindi, dà ragione al Comune e che diventa la carta da giocare per la causa e per ottenere il risarcimento danni.

    In questi mesi, l'azienda che ha costruito il calice di Toyo Ito non ha mai preso contatti con il Comune, non ha cercato una soluzione tampone e, così, l'amministrazione, presenta il conto all'azienda di Pomezia. Il calice avrebbe ceduto perché il materiale utilizzato dalla Clax Italia non era adeguato per realizzare l'opera. «Le cause del cedimento strutturale sono nell'inadeguato e/o incompleto ciclo di lavorazione della ditta Clax che ha prodotto un manufatto solo parzialmente polimerizzato con presenza di monometro non completamente cristallizzato e conseguentemente degrado delle caratteristiche chimico-fisiche ed innesco ai quadri fessurativi e deformativi rilevanti»: sono state queste le conclusioni tecniche del perito dopo una serie di prelievi e di analisi condotte sui campioni dell'opera.

    «E' stato riscontrato un difetto e quindi abbiamo gli elementi per chiedere un risarcimento», dice il sindaco Mascia spiegando anche che, per la fase successiva, ovvero spostare il calice, occorrerà aspettare ancora un po' e chiedere le autorizzazioni. Proseguono, invece, i lavori per rivestire la fontana di Toyo Ito di 12 pannelli che illustreranno le opere pubbliche già realizzate dall'amministrazione di centrodestra o da portare a termine. Una scorciatoia di Mascia per nascondere la fontana dell'architetto giapponese: un calice sfortunato che si è rotto a 62 giorni dall'inaugurazione, un'opera di un artista di fama mondiale che l'amministrazione ha snobbato.

    La fontana di Ito si è rotta, ma nessuno ha provveduto a preservare il suo valore, lasciando che cartacce e bottiglie riempissero la vasca ridotta ormai a una pozzanghera. Più in là, in un altro luogo di passaggio, il tribunale, accade che la fontana di Spalletti venga quasi aggirata da chi passa da quella parte del palazzo. Inaugurata nel 2004 per impreziosire il nuovo palazzo di giustizia accanto alle opere di Michelangelo Pistoletto e di Enzo Cucchi, la fontana si è spaccata. L'opera rappresenta una grande ellisse in granito nero di Zimbawe, un disco poggiato sulla terra al cui interno l'onice riflette e prende forma di una luna sognata avvolta dall'acqua. Ma gli spicchi di luna si sono staccati dal bordo e sono caduti nella vasca dove anche l'ultimo filo di acqua si sta ritirando. Infine, anche il Ponte del mare, va verso il degrado: alcune luci del pilone centrale sono rotte.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    05 maggio 2011

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