di Claudia Ficcaglia
PENNE. Da lunedì la sala operatoria dell'ospedale San Massimo di Penne andrà in stand-by. Saranno bloccati, fino a data da destinarsi, tutti gli interventi ordinari programmati e saranno effettuate solo le urgenze. E' questo uno degli effetti tangibili della drastica mancanza di personale, più volte segnalata negli ultimi mesi a carico degli organici del nosocomio pennese. La decisione è stata presa dal primario di anestesia dell'ospedale San Massimo di Penne dopo che una delle poche unità rimaste in reparto ha dovuto abbandonare temporaneamente il servizio per problemi di salute. La circolare in cui si rendeva nota la misura adottata è stata indirizzata a tutti i primari degli altri reparti e ai direttori aziendali, compreso il manager generale della Asl
Claudio D'Amario. Da Pescara sembra che, per il momento, non saranno inviate unità operative sostitutive per garantire il servizio, mentre quelle rimaste in organico attualmente a Penne, impegnate principalmente nel reparto di rianimazione, non sono sufficienti a coprire i diversi turni. Saranno dunque rimandate tutte le operazioni programmate che necessitano di sala operatoria come quelli di ginecologia, ortopedia, otorinolaringoiatria e chirurgia. Saranno garantiti solo gli interventi d'urgenza come appendiciti e in generale addomi acuti, gravidanze extrauterine e cesarei. Per gli altri interventi, non ci sono certezze neanche in merito ad eventuali spostamenti. Intanto, una parte degli amministratori locali non molla,
continuando a tenere alta l'attenzione sul presidio ospedaliero vestino, non accontentandosi delle rassicurazioni verbali che arrivano invece dai vertici aziendali pescaresi. Una delegazione di Federazione della Sinistra, martedì scorso, ha protestato davanti la sede del consiglio regionale dell'Aquila, invitando il presidente della Regione
Gianni Chiodi, commissario straordinario alla sanità, a tener fede alle promesse fatte circa le sorti dell'ospedale San Massimo di Penne. I manifestanti hanno chiesto una maggiore lungimiranza soprattutto nella gestione delle risorse professionali ed economiche che devono essere reinvestite sui presidi periferici e non sulle strutture private.
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9 aprile 2011
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