di Antonio De Frenza
PESCARA. L'Abruzzo e le altre regioni adriatiche lanciano il progetto Powered per la produzione di energia elettrica da impianti eolici piantati in mare.
Scopo del progetto è, per la precisione, «Definire strategie e metodi condivisi per sviluppare l'energia eolica off-shore in tutti i paesi bagnati dal mare Adriatico». La Regione Abruzzo è capofila di una rete di partenariato comprendente anche il ministero dell'Economia del Montenegro, Veneto agricoltura, la Provincia di Ravenna, le Regioni Marche, Molise e Puglia, Cetma, la società Micoperi srl, il ministero dell'Ambiente, quello dell'Econonia dell'Albania e la città di Komiza (Croazia).
«Powered» ha una dotazione finanziaria di circa 4,5 milioni e una durata di tre anni. L'Abruzzo partecipa con un budget di 685 milioni in gran parte fondi europei Fesr.
«Il progetto», ha spiegato in conferenza stampa l'assessore all'Energia
Mauro Di Dalmazio, «elaborerà linee guida che consentiranno di realizzare in Adriatico parchi eolici off-shore compatibili con la politica di pianificazione e conservazione condivisa tra i partner del progetto». Obiettivo complesso. In Italia le pale eoliche creano sempre forti contenziosi e il paese è in ritardo. Nel campo della produzione di energia rinnovabile da impianti offshore il contributo del paese in Europa è irrisorio, ma le previsioni dell'Ewea, European Wind Energy Association, ritengono che al 2015 l'Italia potrebbe essere in grado di produrre circa il 2% dell'intero mercato europeo arrivando a produrre
827,08 MW. Nulla a che fare con la Gran Bretagna, per esempio, con
oggi i suoi parchi offshore operativi nelle acque comunitarie copre
il 39% del mercato, mentre Danimarca e Olanda il 28% e il
17%.
In Adriatico ci sono stati già tentativi. In Molise un progetto
d'impianto al largo di Termoli, che complessivamente prevede 54
turbine da 3 MW, con la torre più vicina a circa cinque chilometri
dalla costa e la più lontana a otto chilometri, vede la Regione e i
comuni contrari e la vicenda è davanti al Consiglio di Stato. Va
meglio in Puglia dove l'anno scorso il Comitato regionale di
Valutazione d'impatto ambientale ha approvato il Parco eolico
offshore al largo delle acque di Tricase in provincia di Lecce. Il
Parco sorgerà nelle acque del canale di Otranto a 20 chilometri al
largo. In questo caso la regione è d'accordo.
Per favorire lo studio delle risorse eoliche nell'Adriatico, il
progetto Powered prevede l'installazione di una rete di stazioni
meteorologiche costiere, una per ogni paese partner, e di almeno
una di tipo marino collocata in acque internazionali. «Si tratta»,
ha chiarito il responsabile del progetto
Antonio
Sorgi «di realizzare una rete di anemometri che, a
conclusione del progetto, verrà ceduta all'Aeronautica Militare per
migliorare i servizi di previsione meteorologica».
Il progetto individuerà anche le tecnologie più adatte
all'Adriatico. Oggi la tecnologia di riferimento è quella
utilizzata in Nord Europa, ma, ha detto Sorgi, «non sempre è
calzante, per il tipo di turbine ma anche per il sistema di
ancoraggio sul fondo». Quindi l'idea è «di sviluppare una
tecnologia nostra, più confacente al nostro mare. Per questo
potranno essere coinvolti imprenditori più legati al nostro
territorio».
L'altro aspetto è quello delle regole del gioco, per mitigare gli
effetti dei parchi eolici sulla pesca, sulla biologia e geologia
marina, sulla navigabilità, sull'impatto paesaggistico. Tutti
elementi decisivi per la scelta dei siti e della tipologia di pale.
«Sono argomenti da definire con precisione», ha detto Sorgi, «per
mettere in sicurezza gli interventi». Di Powered si parlerà il 31
marzo in un convegno a Pescara al Museo delle genti
d'Abruzzo.
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29 marzo 2011