Aumentano le aziende artigiane
L'Aquila prima provincia italiana

      PESCARA. L'Aquila è la prima provincia per tasso di crescita delle imprese, seguita a poca distanza da Pescara e Teramo, mentre Chieti naviga nei bassifondi della graduatoria stilata da Unioncamere alla fine del 2010. Dato che conferma un saldo positivo come mai si era visto dal 2006, l'anno che precede la crisi. Il bilancio tra aziende nate e quelle che hanno cessato l'attività registra in Italia un aumento di 72.530 imprese (+1,2% rispetto al 2009).

    In Abruzzo, la ripresa è trainata soprattutto dall'artigianato, questa volta in controtendenza rispetto alla media nazionale che segnala una flessione di -5mila imprese nel 2010. Il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, spiega il fenomeno «come una rinnovata voglia voglia di scommettere su sé stessi per realizzare quel benessere che è stato così duramente minacciato. Obiettivo che si persegue sempre più contando sulle proprie competenze e le proprie abilità».

    Oltre a riportare la dinamica della vitalità imprenditoriale ai livelli del 2006, la trimestrale di Unioncamere segna un punto di svolta rispetto all'ultimo quinquennio. Così, dopo il picco del 2004, quando il sistema delle imprese crebbe di quasi 105mila unità, in tutti gli anni successivi i bilanci tra iscrizioni e cessazioni si erano progressivamente ridotti fino al record di sole 17.385 imprese in più del 2009. E se, in campo nazionale, il contributo più rilevante al saldo annuale arriva dalla crescita delle società di capitali, in Abruzzo, l'incremento è dato soprattutto dall'arti
    gianato, mentre in ambito cooperativo il tasso di nuove iscrizioni si colloca in una fascia medio-bassa con l'Abruzzo subito dopo il Lazio e appena sopra il Molise.

    A differenza del 2009, quando in otto regioni su venti si registrarono saldi negativi, nel 2010, tutte hanno chiuso il bilancio anagrafico in attivo. Guardando al dettaglio delle sole imprese artigiane, il quadro cambia decisamente con ben quindici regioni su venti che chiudono l'anno con il segno meno. A marcare un bilancio positivo sono state nell'ordine Lazio (+0,64%), Liguria (+0,62%), Abruzzo e Valle d'Aosta (+0,52%), Trentino Alto Adige (+0,22%).

    Dall'analisi dei settori di produzione, si apprende che l'agricoltura continua a sfilacciare il numero delle imprese (-13.431 unità) per cause legate più alle continue modificazioni nell'utilizzo dei suoli agricoli - destinati ad attività di edilizia residenziale e/o turistica o ad attività legate allo sviluppo di infrastrutture e logistica - che a processi di razionalizzazione e accorpamento tra imprese. Anche la manifattura indica un saldo complessivamente negativo per le difficoltà di alcuni comparti come le industrie del legno e della fabbricazione di mobili (che insieme perdono 1.752 imprese), della fabbricazione di prodotti in metallo (-1.396), e della confezione di articoli di abbigliamento (-606).

    Il commercio, pur crescendo lievemente sotto la media generale (+1,1%), presenta il saldo più elevato in valore assoluto (+16.975 unità, il 71% delle quali nel comparto delle vendite al dettaglio). Rilevante anche il contributo del comparto turistico (servizi di ristorazione e alloggi) che cresce di 13.029 unità, pari a un aumento dello stock del 3,5 per cento. Subito dopo, spiccano i progressi delle attività professionali scientifiche e tecniche, attività immobiliari, noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese.

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    18 febbraio 2011
     

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