Una piattaforma per le ricerche petrolifere
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PESCARA. «Le prese di posizione di Confindustria e di alcuni sindacati non fanno che confermare l'esigenza di non abbassare la guardia contro la deriva petrolifera. Oggi per l'Abruzzo il pericolo petrolizzazione non è affatto scampato: a parte le resistenze manifestate dalla Confindustria che arriva a chiedere la realizzazione del Centro Oli ad Ortona, va ricordato che l'attuale legge regionale impedisce la ricerca e l'estrazione di idrocarburi liquidi solo in una parte limitata del territorio interessato dalle richieste». Il Wwf scende in campo dopo il patto sul petrolio siglato nei giorni scorsi (al quale non ha aderito la Cgil). Il consigliere nazionale
Dante Caserta ritiene quella di Confindustria Chieti una vera e propria controffensiva sulla questione delle ricerche petrolifere «pronta a sacrificare un'economia basata sul turismo e sulle produzioni agricole di pregio».
«La Confindustria», aggiunge, «dimostra così uno scollamento verso i molti settori produttivi che verrebbero danneggiati dalla petrolizzazione, ma ancora più grave è lo scollamento che si manifesta tra Confindustria e gli abruzzesi che in gran parte hanno manifestato la loro contrarietà alla deriva petrolifera, una contrarietà che si tenta di sminuire parlando di semplice "sentore popolare", quasi che gli abruzzesi siano una massa di creduloni, incapaci di scegliere il proprio futuro».
Il Wwf ribadisce che, se sono i posti di lavoro che interessano Confindustria, «sono proprio le fonti energetiche alternative a poter garantire nei prossimi anni un
numero elevato di occupati».
Il presidente Confindustria
Paolo Primavera
precisa in una nota che non è socio di «Iniziative industriali» di
Ortona. Ma la polemica investe anche il presidente della Regione
Gianni Chiodi. Secondo
Bruno
Evangelista portavoce regionale di Alleanza per l'Italia
(Api) «la divisione tra fautori ed oppositori alle estrazioni di
idrocarburi lo ha indotto in maniera del tutto incauta ad
intervenire con una sortita in toni tanto trionfalistici quanto
inconsistenti sul piano pratico e della verità dei fatti». Secondo
Evnagelista la legge 162 approvata nel novembre scorso dal
consiglio «non pone di fatto alcun divieto reale alle attività
estrattive dal momento che non concede alcuna autonomia decisionale
alla Regione e rimanda ogni determinazione definitiva per le
concessioni esclusivamente al governo». «Siamo convinti», conclude,
«che nel momento in cui le compagnie petrolifere decideranno di
avviare azioni legali si riaprirà l'intera partita con esiti
prevedibilmente a loro favore ed a danno dei cittadini
abruzzesi».
Walter Caporale, capogruppo regionale dei Verdi
in riferimento al via libera di Chiodi alle ricerche per il gas e
non al petrolio sostiene che il il presidente non abbia compreso il
problema: L'Abruzzo è nel mirino di numerose società straniere, che
arrivano, si arricchiscono e lasciano la devastazione. Chiodi salvi
l'Abruzzo da effetti Vajont» conclude Caporale riferendosi ai pozzi
di gas sul Monte Pallano e nella zona del Lago di Bomba: «Ricordo
al presidente che la stessa zona fu oggetto di analisi da parte
dell'Eni già a partire dagli anni '60 ed ogni volta si concluse che
trivellare il lago non sarebbe stato saggio a causa di possibili
rischi di cedimenti della diga». (cr.re.)
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3 febbraio 2011