di Antonio De Frenza
Lino Nisii, presidente di Banca Tercas
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PESCARA. Il più grande gruppo bancario abruzzese doveva nascere 15 anni fa con le 4 gambe delle Casse di risparmio. Nasce oggi sollevandosi su due gambe sole: Tercas e Caripe. Ma l'evoluzione funziona così: da quadrupedi un po' lenti si passa a bipedi intelligenti.
E non è detto che sia un male. Anzi. Innanzitutto Tercas ha tenuto alla larga la politica, sempre troppo presente nelle vicende del credito. E acquisendo oggi Caripe, la paga bene da un venditore, Banco Popolare, che non sta in perfetta salute (ha appena varato un piano di tagli che prevede 800 esuberi, il 4% del totale, più altre due probabili dismissioni: Credito Bergamasco e CariLucca). Di conseguenza il presidente della banca teramana
Lino Nisii ha potuto aspettare e tirare sul prezzo, spuntando condizioni vantaggiose che prima della crisi finanziaria del 2008 sarebbe stato difficile ottenere.
IL PREZZO Quando dieci anni fa Iccri-Banca Federale Europea del gruppo Bipielle acquistò il 30% di Caripe pagò 260 miliardi di vecchie lire. Difficile fare raffronti tra due periodi storici così diversi, ma l'odierno contratto per l'acquisizione del 95% del capitale sociale detenuta dal Banco Popolare in Banca Caripe è di 228 milioni di euro (24 euro per azione), 70 corrisposti alla data di esecuzione e il resto in tre tranche di 70 milioni, 50 milioni e 38 milioni, da versare a sei, dodici e diciotto mesi. Il prezzo pattuito corrisponde a un valore complessivo di Banca Caripe di 240 milioni di euro che, in rapporto al patrimonio netto tangibile al 30 giugno
2010 rappresenta un multiplo prezzo/patrimonio netto tangibile di
2,08 (buono rispetto ad altre vendite che hanno spuntato un
rapporto superiore a 3). Tercas non prende tutto Caripe ma lascia a
Banco Popolare sofferenze e incagli per 172 milioni. Gli effetti
giuridici del contratto decorreranno dalla data di esecuzione,
fissata al 31 dicembre 2010.
Nisii ne ha parlato ieri in una conferenza stampa all'Hotel Carlton
di Pescara, assieme al vicepresidente Tercas
Mario
Russo e al direttore generale
Antonio Di
Matteo. Nisii ha ripercorso le tappe di espansione di
Tercas su cinque regioni (Abruzzo, Marche, Lazio, Molise, Emilia
Romagna, la filiale più a nord è a Modena), «una politica
prudente», ha detto Nisii, «attenta ai risultati e al rafforzamento
del patrimonio. Eravamo arrivati al momento di compiere una scelta.
Quando si è creata la possibilità, con Banco Popolare è iniziata
una trattativa lunga e pesante alla fine della quale Bp ha accolto
le richieste che noi consideravamo irrinunciabili. Non abbiamo
fatto capricci ma volevamo comprare un asset sano, non volevamo
farci carico di sofferenze e incagli. Ora si crea un gruppo che per
numero di sportelli ci consente di dirci banca regionale presente
in altre cinque regioni». Caripe mantiene il proprio marchio («un
valore irrinunciabile) «e tale resterà inserita in un piano
industriale. Tercas può essere per Caripe un partner in grado di
rafforzare la sua posizione territoriale che prima aveva dovuto
accantonare per esigenze della sua capogruppo. Il piano industriale
è pronto e rimesso alle autorità di vigilanza. Tratteremo con tutti
coloro che vogliono partecipare a condizione che sposino
l'intervento». Nisii ha rassicurato anche sui posti di lavoro. «Non
abbiamo constatato esuberi. Non siamo qui per tagliare posti di
lavoro, anzi probabilmente ne creeremo. Certamente il modello
organizzativo cambierà».
Per Tercas non si tratta di un punto di arrivo, «questa banca deve
crescere anche su linee esterne», ha detto Nisii, ma certamente
prima Tercas dovrà rafforzarsi.
Per il direttore generale Di Matteo «Caripe è una banca forte e
pulita che, adeguatamente patrimonializzata e a conclusione di un
processo di sistemazione, si è saputa proporre sul mercato con
autorevolezza. L'acquisizione ha caratteristiche assai particolari
se paragonata a piani simili portati avanti in passato.
L'adeguatezza del management della banca pescarese favorirà
l'integrazione e la sinergia tra i due istituti».
L'ULTIMA MIGRAZIONE Per Caripe ha parlato il
presidente
Tonino Di Berardino ricordando gli
ultimi difficili anni della sua banca, rammaricandosi perché
«questa operazione poteva essere fatta prima». Di Berardino ha
ricordato il buco da 150 miliardi di vecchie lire accusato da
Caripe nel 2000 «per fare finanza», e la successiva messa in
vendita dell'istituto, quindi la risalita grazie «alla buona
volontà di molti».
«Il matrimonio si poteva combinare all'atto di quel passaggio se si
fosse stati tutti più saggi», ha detto Di Berardino, «con indubbio
vantaggio per il territorio». Invece Caripe ha iniziato «una lunga
e sofferta migrazione attraverso cinque partner, cambiando cinque
slogan. Speriamo ora di andare incontro alla stabilità».
«Caripe deve essere definitivamente stabilizzata», gli ha risposto
Nisii. E' stato l'economista
Giuseppe Mauro a
spiegare i tre atout dell'operazione: «Tercas è un'impresa solida
in termini di redditività e produttività», ha detto Mauro, «con
questa operazione diamo continguità a due province con
caratteristiche diverse: Teramo ha un tessuto industriale, Pescara
è sviluppata nei servizi, per cui si crea una sinergia importante.
Infine questa operazione pone fine a un periodo di instabilità e
incertezza per Caripe». E' toccato infine al presidente di
Confindustria Abruzzo
Mauro Angelucci portare la
voce delle imprese soprattuto pescaresi. In particolare Angelucci,
pur giudicando positivamente l'operazione, si è augurato che
l'acquisto di Caripe non rallenti i processi decisionali. Evenienza
quest'ultima esclusa da Nisii.
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10 ottobre 2010