di Pietro Lambertini
PESCARA. Una lista di nomi e cognomi di funzionari dell'Anas. Alla lista corrisponde «un elenco di regalie» che l'impresa Toto spa, finita sotto inchiesta per lo scandalo della strada Mare-monti a Penne, ha mandato ai tecnici. Il documento è stato sequestrato dagli agenti del corpo forestale dello Stato durante una perquisizione nella sede dell'azienda a Chieti. La forestale, diretta dal comandante provinciale Guido Conti, è in possesso anche di «un documento di trasporto per una regalia» recapitata a un dirigente dell'Anas in Abruzzo, tuttora in carica. Per gli investigatori, la lista dei funzionari scoperta nel computer e la bolla di consegna sono la dimostrazione di un legame tra la Toto e l'Anas che abbatte i confini della cortesia.
IL GRANDE APPALTO. Tutto ruota intorno a un grande appalto da 22 milioni di euro: una strada fantasma che, bloccata dopo quattro mesi di lavori, è riuscita lo stesso a ferire la riserva naturale del lago di Penne invadendone i confini, in un tratto tra Colle formica e contrada Campetto. Il cantiere sotto sequestro è al centro di un'inchiesta che conta 14 indagati: Luciano D'Alfonso, ex sindaco ed ex presidente della Provincia di Pescara, e gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto, il presidente del cda della Toto spa Cesare Ramadori, il progettista Carlo Strassil, il direttore centrale dell'Anas Michele Minenna, il commissario straordinario Valeria Olivieri, il responsabile del procedimento Fabio De Santis, già sotto inchiesta a Firenze insieme alla cricca dei Grandi appalti del G8. Indagati anch
e i tecnici Paolo Lalli, Roberto Lucetti, Angelo Di Ninni, Paolo
Cuccioletta e Raniero Fabrizi.
IL GIRO DI E-MAIL. Dall'inchiesta, emerge uno
scambio di e-mail tra Alfonso Toto e il capo compartimento
dell'Anas Valerio Mele (non indagato): «Caro Alfonso», scrive Mele
in un'e-mail acquisita dalla forestale, «ho provato a buttare giù
qualche riga frettolosa per uno dei tre interventi di cui abbiamo
parlato».
D'ALFONSO «TUTORE». Nelle e-mail rimbalza anche
D'Alfonso: sono state sequestrate alcune comunicazioni dell'aprile
2008 tra Alfonso Toto e i suoi collaboratori dove si afferma che lo
stesso Toto avrebbe sollecitato «in alto loco» il rilascio
dell'autorizzazione ambientale attraverso «gli organi competenti».
Un certificato necessario per far ripartire i lavori dopo il
sequestro. L'anello di congiunzione tra Toto e «gli organi
competenti» pare D'Alfonso: per il pm Gennaro Varone, D'Alfonso è
«tutore, quale esponente di spicco della politica abruzzese, degli
interessi dei Toto». La procura sostiene che l'interessamento di
D'Alfonso spunti anche da una telefonata tra i sindaci di Farindola
Antonello De Vico e di Penne Donato Di Marcoberardino, entrambi non
indagati nell'inchiesta Mare-monti: il 2 aprile 2008, giorno di una
riunione tecnica per decidere il futuro dell'opera sequestrata un
mese e mezzo prima, De Vico racconta di aver ricevuto una
telefonata da D'Alfonso. De Vico chiude la conversazione con una
raccomandazione a Di Marcoberardino: «Mi ha detto pure, poi non so
qual è il motivo, mi ha detto che appena concludi la riunione, o lo
chiami tu o lo chiamo, è meglio che lo chiami tu e lo informi». Ma
la procura fa notare che D'Alfonso, nell'aprile 2008, è sindaco di
Pescara, eletto per la seconda volta, e non più presidente della
Provincia con competenza anche su Penne.
GLI ALTRI APPALTI. L'inchiesta Mare-monti è
considerata dagli investigatori una miniera di informazioni che
dalla strada fantasma di Penne si allarga fino a cantieri di
Pescara e Sulmona. Nelle telefonate si parla anche del ponte Nuovo
all'ex Camuzzi di Pescara, appalto da nove milioni di euro: un ex
dirigente del Comune contatta Mele per inviargli un'anticipazione
del progetto definitivo del ponte Nuovo ideato per collegare il
centro della città all'asse attrezzato. Per gli investigatori, il
ponte Nuovo è una delle opere «segnalate» da D'Alfonso a Mele per
ottenere sia il sì del direttore centrale dell'Anas, Minenna, che i
finanziamenti.
L'APPUNTO. Tra i documenti in mano agli
investigatori c'è anche un bloc notes trovato nella casa del
commissario Olievieri: per la forestale, si tratta di «un appunto
manoscritto riguardante Luciano D'Alfonso» per sollecitare alcuni
lavori della Saga spa all'aeroporto di Pescara.
© RIPRODUZIONE
RISERVATA
9 agosto 2010
Altri contenuti
- Sulle persone citate
-
- Sugli stessi luoghi
-