di Gabriella Di Lorito
SAN GIOVANNI TEATINO. «Basta con le menzogne, l'ipocrisia e le speculazioni politiche. Pronto a dimettermi se ho offeso la comunità di fedeli». Ha deciso di rivolgersi ai «reali utilizzatori» della chiesa, rigettando le critiche dei «bestemmiatori da bar», il sindaco
Verino Caldarelli, che interviene sull'abbattimento della chiesa di San Rocco. «Dopo 10 anni all'insegna della più alta trasparenza e democrazia», afferma, «siamo costretti a subire per colpa dei soliti avversari politici e di qualche concittadino meno noto, campagne di stampa tali da far immaginare comportamenti del Comune prepotenti e dannosi per le casse comunali e la dignità delle persone». Non ci sta Caldarelli a passare per un distruttore di chiese, sprezzante della sensibilità popolare. E ricorda che già nel 2001, nel programma elettorale, aveva annunciato la riqualificazione del centro di Sambuceto, con coinvolgimento di piazza San Rocco, della chiesa e della scuola. Un mega progetto in sinergia con l'iniziativa della Parrocchia di realizzare un complesso parrocchiale. L'iniziativa venne riproposta nel programma alle elezioni 2006, approvato dagli elettori con voto plebiscitario. Altra conferma nel 2007 con il referendum sulla demolizione di San Rocco: il «sì» ottenne il 75%. «Sul piano istituzionale va ricordato che è stata la Parrocchia-Curia a prospettare la dismissione della chiesa e la cessione al Comune dei ruderi di piazza San Rocco», aggiunge il sinda
co. «L'incarico all'architetto
Mario Botta per la costruzione della nuova chiesa non è iniziativa del Comune, ma volontà dell'arcivescovo
Bruno Forte, che ha ottenuto in regalo il progetto preliminare dal maestro dell'architettura». Secondo Caldarelli, l'amministrazione ha avuto la «colpa» di aver messo in pratica quanto promesso: «Inoltre, al di là dei rispettabilissimi ricordi e sentimenti, la chiesa era un rudere senza valore architettonico, non recuperabile alla luce della normativa vigente. Come accertato dal direttore dei lavori, l'ingegner
Adriano Canonico, la struttura demolita non aveva fondazioni, ma una striscia di 10 centimetri di cemento su cui poggiavano mattoni. L'amministrazione è disposta a prendere atto di eventuali critiche, se testimonianti un'eventuale offesa alla comunità dei fedeli, riservando solo a questa, e non ai bestemmiatori da bar, il diritto ad esprimere contrarietà al destino riservato alla vecchia chiesa. Se la comunità dei fedeli o parte interessante di essa oggi dovesse dirmi che ho sbagliato, non avrei difficoltà a dimettermi».
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29 luglio 2010
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