di Antonio De Frenza
PESCARA. Terreni agricoli, boschi di vegetazione varia,
canali irrigui, sponde di fiumi, qualche area fabbricabile, pochi
capannoni, tanta ferrovia abbandonata, casette per senza tetto del
terremoto di Avezzano del 1915, antiche polveriere, aree di tiro a
segno, qualche scuola, vecchie carceri, arenili, una chiesa. C'è
l'Abruzzo che fu e l'Abruzzo che mai sarà in questo elenco dei beni
immobili che lo Stato devolve «senza oneri» a Comuni, Province e
Regioni in ottemperanza al Federalismo prossimo venturo. Ma se
questo è tutto, forse sarebbe meglio soprassedere: questi sono beni
trasferiti certamente senza oneri, ma difficilmente potranno
diventare economicamente produttivi, tranne rare eccezioni.
L'elenco pubblicato dall'Agenzia del demanio comprende tutti i
beni censiti finora (l'elenco sarà aggiornato con cadenza
quindicinale) ad eccezione di quelli in uso alle pubbliche
amministrazioni, di quelli appartenenti al Demanio storico
artistico, nonchè di quelli situati nelle Regioni a statuto
speciale e nel Comune di Roma. Nella scheda pubblicata sul sito del
demanio c'è la foto, il valore inventariale, i dati catastali
dell'immobile. Per l'Abruzzo si tratta di 856 beni, la grande
parte dei quali situati nella provincia dell'Aquila (481), meno in
quella di Pescara (214) meno ancora in quelle di Chieti (111) e
Teramo (50). In gran parte sono strutture abbandonate o fatiscenti,
aree deserte, luoghi anonimi e dimenticati, opere minori della
grande deriva territoriale e urbanistica sulla quale si è
incamminato il Paese. Ne è un esempio la casa mandamentale di San
Valentino in Abruzzo Citeriore che dopo essere stata costruita è
stata abbandonata dal legittimo proprietario, lo Stato, viene oggi
trasferito al Comune. Le ragioni? Le ha dette alla Camera il
sottosegretario Caliendo (poche settimane prima di dimettersi)
rispondendo a un'interrogazione: è una struttura troppo costosa da
completare perché non a norma rispetto alla legge penitenziaria del
2000. La Regione già nel 2001 voleva trasformare il carcere mai
nato in un luogo di prima accoglienza per visitatori del Parco
della Maiella, con annesso museo, luoghi di aggregazione sociale,
ritrovo per appassionati della musica e dell'arte. Ma sono passati
quasi dieci anni e un recente servizio del
Centro ha
dimostrato quanto quella struttura sia degradata e difficile da
recuperare. Nell'elenco dei beni trasferiti c'è anche la storia
delle ferrovie locali abruzzesi progressivamente abbandonate a
favore del trasporto su gomma: pezzi di Sangritana, la bella e
spettacolare L'Aquila-Capitignano, e poi stazioni, aree di risulta,
case cantoniere. Un ricordo e un monito per l'attualità aquilana
viene dall'elenco non breve delle case per senza tetto costruite
dopo il terremoto del 1915. Le case sono ancora in piedi e molte
sono ancora abitate dai discendenti dei primi terremotati
marsicani. E' invece legato a un fatto di costume la presenza tra i
beni ceduti di tanti poligoni di tiro. Sport un tempo molto
praticato: quasi ogni comune ne ospitava uno. Oggi lo Stato se ne
disfa perché gli appassionati del tiro a piattello sono
drasticamente diminuiti. Il passaggio dei beni non è automatico. I
Comuni, le Province, la Regione possono anche non richiederli o
rifiutarli entro il 23 settembre. Se intendono invece acquisirli
devono fare domanda all'Agenzia del Demanio, specificando «finalità
e modalità di utilizzazione del bene, la relativa tempistica ed
economicità nonché la destinazione del bene medesimo». Si attendono
proposte.
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29 luglio 2010