di Antonio De Frenza
PESCARA. La difesa dei piccoli ospedali può essere irrazionale, poco fondata, rischiosa per la salute. E' la conclusione alla quale si arriva sfogliando i dati della Regione sull'utilizzazione dei 5 ospedali ai quali il piano operativo ha tagliato tutti i posti letto per acuti.
Secondo il governatore Chiodi la riconversione degli ospedali di Gissi, Casoli, Guardiagrele, Pescina e Tagliacozzo (più quello di San Valentino) è dovuta a una «valutazione dei parametri di efficienza, appropriatezza, caratteristiche dei ricoveri e posizionamento rispetto al bacino di utenza». E si è tenuto conto anche «dei flussi e delle tipologie dei ricoveri della popolazione residente e del confronto con gli standard di efficienza».
I dati della Regione (vedi tabella in alto) sembrano dare ragione al governatore. A Tagliacozzo solo il 4% degli abitanti del distretto preferisce rivolgersi all'ospedale del comune marsicano, perché a pochi chilometri c'è il più grande e attrezzato ospedale di Avezzano dove si reca il 50% dei pazienti. Lo stesso accade a Pescina dove solo l'11% della popolazione del distretto si reca nell'ospedale di quel comune, preferendo anche in questo caso Avezzano.
A Casoli siamo a livello del 6%, mentre il 22% dei pazienti del distretto va ad Atessa e il 30% a Lanciano. A Gissi solo l'11% degli abitanti del distretto utilizza quell'ospedale, a Guardiagrele è il 23% ma il 48% va direttamente al Policlinico di Chieti.
Se questi ospedali fossero supermercati si ritroverebbero con
pochi clienti alla cassa e con gli scaffali pieni di merce invenduta, perché la gran parte dei consumatori della zona preferirebbe comprare altrove, in supermercati più grandi e più forniti.
Da parte dei pazienti è un comportamento di buon senso, che anche i medici degli stessi presidi ospedalieri a rischio riconversione seguono, dirottando altrove i casi più delicati. Come leggere altrimenti la percentuale di utilizzo delle sale operatorie? A Pescina viene operato solo il 34% dei ricoverati in chirurgia, mentre un tasso normale dovrebbe toccare il 75%. E' evidente che molti pazienti vengono trasferiti in ospedali più grandi. Altro dato eloquente è l'età dei ricoverati. Nei 5 ospedali presi in considerazione i pazienti con più di 65 anni sono tra il 70% e il 90% (quest'ultimo è il dato record di Casoli).
Sono numeri che indicano una rete ospedaliera poco attrattiva per le stesse popolazioni del posto, ma anche, sottolineano i tecnici della Regione, «la presenza di fabbisogni non completamente soddisfatti».
Bisogni che il Piano operativo individua nella necessità di sviluppare la rete della medicina di famiglia, la prevenzione e la diagnosi precoce, l'assistenza ai pazienti con malattie croniche o cronicizzanti, l'educazione sanitaria della popolazione. Per tutto il resto, dice il piano, ci sono i grandi ospedali, tutti raggiungibili in una manciata di minuti.
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28 luglio 2010