«Ospedali, servono più sacrifici»

Il governo non promuove il piano di Chiodi e rinvia tutto al 30 luglio

    di Giuliano Di Tanna PESCARA. Rimandato al 30 luglio. Il Piano di riordino della disastrata sanità abruzzese messo a punto da Gianni Chiodi non convince del tutto il governo su due punti: mancato blocco totale delle assunzioni e contenimento della spesa farmaceutica. E' successo ieri. I vertici dei ministeri dell'Economia e della Sanità hanno chiesto al Chiodi, commissario delegato per la sanità e presidente della Regione, chiarimenti e approfondimenti sul Piano operativo inviato nei giorni scorsi a Roma. La decisione di rinviare la discussione è stata presa, ieri mattina, al termine di una sessione di tre ore al cosiddetto tavolo di monitoraggio. Alla riunione erano presenti, per la Regione, oltre a Chiodi, l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, il sub-commissario alla Sanità, Giovanna Baraldi, e il direttore dell'agenzia sanitaria regionale, Ferdinando Romano. Dall'altro lato del tavolo, per il governo, tecnici dei due ministeri, e i direttori generali dell'Economia, Francesco Massicci, e della Sanità, Filippo Palombo.

    Chiodi e i suoi hanno snocciolato cifre e buoni propositi di tagli e riforme, ma non hanno convinto del tutto il governo su quei due punti: personale e spesa farmaceutica. I dirigenti dei dicasteri che fanno capo a Giulio Tremonti e Ferruccio Fazio, in particolare, vogliono garanzie stringenti sul blocco del turnover: niente nuove assunzioni, insomma.

    «Sul personale non si può mollare», dice Venturoni.
    «Ci sono realtà drammatiche di reparti in cui non si possono fare i turni per le carenze di personale. Naturalmente, deve esserci rigore. La parte economica è importante ma anche la risposta sanitaria deve essere contemplata».

    Ma anche sul resto del piano la concordanza non è totale, fra la Regione e il governo. Sul personale i vertici dei due ministeri hanno indicato come via d'uscita la chiusura e la riconversione di altri ospedali. Vi serve più personale?, chiede il governo, allora niente nuove assunzioni: medici e infermieri li prendete dai piccoli ospedali e li trasferite dove servono. Questo potrebbe comportare la chiusura e la riconversione di altri 6 ospedali. «Lo abbiamo già fatto», spiega Venturoni. «Sono cose facili a dirsi, ma spostare le persone non è semplice: non si tratta di pacchi postali. Comunque, vedremo di trovare una soluzione anche se la strada è in salita».

    I dati essenziali del Piano di riordino sono noti: taglio di 840 i posti letto per acuti, di cui 718 nelle strutture pubbliche e 122 in quelle private; sei ospedali da gradualmente chiudere e riconvertire in presidi territoriali per la diagnostica, la riabilitazione e la lungodegenza, quelli di Guardagrele, Gissi, Casoli, Pescina, Tagliacozzo e San Valentino. Il numero degli ospedali in Abruzzo dovrebbe scendere da 22 a 16.

    Dopo la mezza bocciatura di ieri, Chiodi presenterà il suo piano, questa mattina alle 11,30 a Pescara, nella sede della Regione in viale Bovio. Un piano che sta raccogliendo forti critiche e opposizioni, mettendo insieme, nella protesta, sindaci di centrodestra e di centrosinistra (si leggano gli altri articoli in questa pagina). E' accaduto, ieri, a Casoli e Lanciano dove i sindaci del Sangro-Aventino si sono incatenati davanti agli ospedali delle due città. E' accaduto, sempre ieri, nella Marsica dove, amministratori di destra e di sinistra, progettano una grande manifestazione di protesta. E' a questo Abruzzo bipartisan che Chiodi parlerà oggi con i suoi numeri. Riuscirà a convincerlo?
    (Ha collaborato Berardino Santilli)

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    22 luglio 2010
     

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