di Giuliano Di Tanna
PESCARA. Fra il 2001 e il 2008 le spese totali della regione Abruzzo è aumentata del 44,8 per cento, passando (a prezzi correnti) dai 3 milioni 135 mila euro del 2001 ai 4 milioni e 540 mila del 2008. In quel periodo l'incremento più forte ha riguardato la spesa per la sanità che è passata da un nmilione e 290 mila euro del 2001 ai 2 milioni e 290 mila del 12008, con una crescita del 77,6 per cento: un aumento che colloca l'Abruzzo al terzo posto delle Regioni meno virtuose, superata in peggio solo dal Molise, che con un incremento del 122, 6 per cento guida quesata graduatoria, e dal lazio con un aumento del 114, 4 per cento. Soino solo alcune delle cifre che si possono leggere in un rapporto dell'Ufficio studi della Cgia (associazione di artigiani e piccole imprese) di Mestre che, negli anni, si è specializzato in analisi della realtà economica nazionale. In base a questo studio, tra il 2001 e il 2008, le spese totali delle Regioni italiane sono aumentate del 50 per cento circa (per la precisione il 47,7 per cento). La Basilicata (+102,3 per cento) e l' Emilia Romagna (+100,7 per cento) sono le due realtà territoriali che hanno registrato le variazioni più importanti.
Sempre nello stesso periodo di tempo, invece, l'inflazione è cresciuta solo del 17,5 per cento. A livello di macro area la crescita più sostenuta si è verificata nel Centro (+69,2 per cento), seguono il Nord (+52 per cento) e, infine, il Sud (+33,7 per cento).
«I numeri ci dicono che sono state le Regioni del Centro a spendere di più», ha spiegato
Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre. «Tuttavia, va sottolineato che
la spesa totale va calibrata al numero di abitanti a cui si rivolge
e al fatto che gli importanti aumenti di spesa avvenuti nel regioni
del Centro-Nord, spesso hanno incrementato la qualità e la quantità
dei servizi offerti ai cittadini. Il 74 per cento dell'aumento
della spesa totale delle Regioni è addebitabile alle spese
correnti. Ovvero, a quelle destinate alla produzione e al
funzionamento dei servizi prestati e non ad investimenti».
L'analisi della Cgia è proseguita mettendo in luce l'andamento
della spesa corrente che, in termini assoluti, costituisce oltre il
70 per cento della spesa totale. Ebbene, tra il 2001 e il 2008,
questa voce ha subito una crescita del + 50,5 per cento, con punte
massime nel Lazio (+125,7 per cento), nel Molise (+100,2 per cento)
e nell'Emilia Romagna (+69,7 per cento). L'analisi della Cgia si è
soffermata, poi, sull'andamento delle quattro principali funzioni
di spesa che messe assieme costituiscono mediamente il 70 per cento
della spesa totale di ciascuna Regione. Ovvero, la sanità,
l'amministrazione generale, gli interventi in campo economico e i
trasporti.
In Abruzzo, all'incremento abnorme delle spese per la sanità, ha
corrisposto una forte flessione di quelle destinate a interventi in
campo economico. Si è passati, infatti, dai 128 milioni di euro
spesi nel 2001 agli appena 49 del 2008, con un decremento del 61, 8
per cento. La stessa dinamica ha riguardato anche il Molise dove la
riduzione delle spese in campo economico è stata, in quegli stessi
anni, del 56,1 per cento.
In salita, infine, la spesa per i trasporti - tradizionale canale
di finanziamento della politica abruzzese insieme con la sanità -
che è balzata in avanti del 53,4 per cento, passando dai 119
milioni di euro del 2001 ai 183 milioni del 2008.
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20 luglio 2010