Ospedali, ecco il piano definitivo

Riorganizzazione, tagli dei posti letto e riconversioni in centri di assistenza

    di Andrea Mori PESCARA. La premessa è che la tradizioni locali, la storia delle strutture «sono certamnente causa delle criticità rilevate nella sanità pubblica»; la conclusione è che la rete ospedaliera prevede la disattivazione di 6 ospedali da acuti a presidi territoriali di assistenza e alla realizzazione di una rete con 16 presidi, «di cui 4 ad alta complessità e 12 di media e bassa complessità».

    Eccolo il piano definitivo di riordino ospedaliero in Abruzzo studiato dal subcommissario alla Sanità Giovanna Baraldi e che il commissario e governatore Gianni Chiodi e l'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni si apprestano a sottoporre al governo. Un piano che, proprio perché elaborato in regime commissariale, non deve transitare in consiglio regionale malgrado siano in ballo le garanzie sulla salute degli abruzzesi. Ci sono i sei ospedali da trasformare (Pescina, Casoli, Gissi e San Valentino entro il 31 agosto, Tagliacozzo entro il 30 settembre, Guardiagrele entro il 31 dicembre), ci sono i posti letto da tagliare, sia pure con qualche leggera modifica rispetto a quanto anticipato (930 nel pubblico, 70 nel privato). I parametri di riferimento sono: tre posti letto (al massimo) per acuti ogni mille abitanti (il 10% dei quali in regime diurno) e 0,7 posti letto per mille abitanti per la Lungodegenza (il fabbisogno attuale è 0,2 pari a 270 posti) e la Riabilitazione (0,5 pari a 550 posti).

    «Si è voluto omogeneizzare la distribuzione dei posti letto nelle Asl e concentrare le unità operative ve
    rso moduli di degenza con minimo 20 posti letto», viene spiegato nel piano, «inoltre è stato previsto un centro di riabilitazione regionale anche per cerebrolesi».

    Organizzazione. La subcommissario Baraldi si è ispirata a due modelli organizzativi. Il primo è il modello «hub & spoke» che prevede l'assistenza di maggiore complessità concentrata nei centri di eccellenza («hub») e i centri periferici sotto-ordinati («spoke») in grado di selezionare gli utenti al centro di riferimento.
    Il secondo modello è delle reti cliniche integrate, che prevede la gestione dei malati fra i centri sotto-ordinati.

    I privati.
    Rispetto alla critiche sui pochi tagli ai privati si può trovare una risposta lì dove la Baraldi afferma che «le cliniche entrano nel piano di riduzione dell'inappropriatezza avendo contratto i tetti di spesa già definiti con questo criterio».

    Il bilancio.
    La Regione intende recuperare le risorse per arrivare al pareggio economico (- 104 milioni la perdita prevista a fine 2010). Ma la trasformazione dei sei ospedali, come viene ammesso fra le righe, porterà a un risparmio immediato di 1,7 milione mentre vengono conservati gli elevati costi per il personale e la manutenzione. Il risparmio poi crescerà a 4 milioni nel 2011 grazie soprattutto al blocco del turn-over del personale.

    «L'obiettivo principale è di garantire uniformità nei servizi offerti ed effettivamente utilizzati e non viceversa», viene sottolineato nel piano. Salvo poi far notare che per portare a compimento la rete organizzativa regionale «gli ospedali richiedono un rinnovamento edilizio completo». Ma questa è già un'altra questione.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    18 luglio 2010
     

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