di Andrea Mori
PESCARA. «Se Chiodi e Venturoni non hanno ritenuto opportuno farlo, saremo noi ad andare nelle piazze per raccogliere le esigenze degli abruzzesi e presentare un'offerta sanitaria più efficiente e di qualità». Il Pd alza il muro del no al piano di riordino sanitario disegnato dal commissario della Sanità e governatore
Gianni Chiodi (Pdl) e dall'assessore alla Sanità
Lanfranco Venturoni (Pdl) e annuncia una serie di incontri tornando a denunciare il metodo dell'imposizione utilizzato dalla maggioranza in tema sanità. Un metodo condiviso dalla Cgil Sanità regionale che tramite
Angela Scottu fa sapere di essere pronta alla mobilitazione. Saranno sentiti sindaci, operatori sanitari e cittadini: da una parte il piano che prevede 930 posti letto in meno e la riconversione di 5 piccoli ospedali con l'obiettivo di ridurre il debito, dall'altra le esigenze sociali che il Pd coniuga a un'alternativa razionale per contrastare l'innalzamento dei costi e quindi i debiti.
«Chiodi e Venturoni si sono piegati solo alle richieste provenienti da Roma di far quadrare i conti», incalza il consigliere regionale
Claudio Ruffini.
Il segretario regionale
Silvio Paolucci riassume con tre slogan il piano di riordino ed i suoi effetti: tagli al pubblico, nessun investimento e lunghe file d'attesa. «E i tagli sono previsti solo al pubblico», aggiunge. Partire da una verifica del piano sanitario del 2008 del centrosinistra è la proposta che lancia l'ex assessore regionale
Franco Caramanico, tenendo conto come lo stesso piano fosse stato promosso dall'ex commissario alla Sanità Redigolo: «Chiodi e Venturoni non sanno che la decisione di chiudere i piccoli ospedali porterà alla fine a un risparmio di soli 1,7 milioni e che provocherà di contro un grosso disagio sociale nelle aree più interne dell'Abruzzo e vantaggio soprattutto dell'area metropolitana Chieti-Pescara e dei privati».
Da ex assessore regionale al Bilancio parla
Giovanni D'amico (attuale vice presidente del consiglio regionale) facendo un po' di conti: «La perdita è salita a 68 milioni di euro a causa dei costi, una parte di essa verrà pagata da cittadini e imprese con le tasse. Noi abbiamo chiesto che venga tamponata con i fondi Fas». «La verità è che Chiodi per l'Abruzzo è un nuovo Attila che sta sfasciando il sistema sanitario, e che quella della giunta non è una riforma ma in realtà una controriforma: scommetto che tra qualche mese ci sarà un innalzamento della mobilità passiva», tira le somme il capogruppo regionale pd
Camillo D'Alessando.
E a proposito di metodi, Angela Scottu (Cgil) denuncia come la Regione stia operando in tutta «segretezza» non solo sui tagli alla rete ospedaliera, «ma in modo ancor più silente sui tagli all'assistenza»: «Riconvertire i piccoli ospedali e prevedere la revisione e implementazione della rete di assistenza territoriale e quella di emergenza ed urgenza entro dicembre, non significa riformare ma solo tagliare l'assistenza per fare cassa. E che si stia agendo nell'ottica di produrre risparmi per raggiungere un sempre più fantomatico equilibrio di bilancio, è dimostrato anche dai tagli di prestazioni di assistenza riabilitativa extraospedaliera».
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17 luglio 2010