PESCARA. Non sarà una marcia trionfale. La nuova rete ospedaliera disegnata dal piano operativo della sanità abruzzese piace a pochi, anzi a nessuno. Perché a tutti chiede sacrifici. Non piace innanzitutto ai sindaci dei Comuni che ospitano gli ospedali tagliati e i tanti ridimensionati, che promettono di mobilitare le popolazioni (Casoli, Tagliacozzo, Popoli si sono già mossi). Non piace ai partiti d'opposizione che annunciano battaglia.
Il piano che dovrebbe partire dal 31 luglio, dopo l'ok di Roma atteso a momenti, taglia 930 posti letto per acuti, mentre 5 piccoli ospedali vengono radicalmente trasformati (Gissi, Casoli, Guardiagrele, Tagliacozzo, Pescina). Contemporaneamente prevede un potenziamento della medicina sul territorio attraverso un forte coinvolgimento dei medici di base. «Per il centrodestra la visione della sanità è un pallottoliere», dice il segretario regionale del Pd
Silvio Paolucci. «Chiodi si è limitato a fare da ragioniere, punendo la sanità pubblica e graziando quella privata. Ma non c'è una sola risposta adeguata alle liste d'attesa, e i cittadini continueranno a passare ore e ore in coda per un esame».
Secondo Paolucci, «Chiodi impone agli abruzzesi un piano senza il minimo coinvolgimento di chi quei tagli li vivrà sulla propria pelle. Il suo riformismo sarebbe solo quello di chiudere i servizi e trasformare in un privilegio anche il diritto alla salute. Mentre ha il dovere di dire anche quali servizi vengono trasformati, quali saranno creati ex novo, e deve dirlo territorio pe
r territorio, struttura per struttura, garantendo una credibile
rete di emergenza urgenza senza la quale nessun taglio di questa
portata può essere sopportato».
Il segretario del Pd chiede che «i sindaci, i cittadini, gli
operatori sanitari» vengano «coinvolti pienamente, con il diritto
di formulare proposte alternative. Su questo noi siamo pronti a
confrontarci e collaborare notte e giorno». Ma per aprire un
confronto il Pd chiede alcuni paletti: «Che i tagli non si limitino
al pubblico e che si inizi a ragionare di integrazione
socio-sanitaria. Chiodi si renda disponibile ad un riequilibrio
severo del rapporto fra pubblico e privato: tagliare solo 70 posti
al privato, presumibilmente quelli della clinica aquilana crollata
per il terremoto, è una sonora presa in giro per i tanti cittadini
e operatori che si ritroveranno a fare i conti con servizi
tagliati, mentre il privato non viene toccato».
Da Pescara protesta
Antonio Castricone,
segretario provinciale Pd: «L'ospedale di Pescara sta annegando e
perde continuamente pezzi, quelli di Penne e Popoli escono più che
dimezzati dal progetto di Chiodi». «Ad aggravare un quadro già
pesante», aggiunge la consigliera regionale Pd
Marinella
Sclocco «c'è anche il metodo scelto dal centrodestra:
nessun documento è stato consegnato né a noi, né ai sindaci, né a
chi vivrà questa riforma in prima persona». Per il capogruppo
dell'Italia dei Valori
Carlo Costantini «Il Piano
operativo è un documento completamente vuoto di scelte».
Critico il portavoce regionale di Alleanza per l'Italia
Bruno Evangelista: «Con questi tagli l'area
sistema ospedale-territorio potrà reggere solo con un rafforzamento
reale della diagnostica extra ospedaliera, dei distretti sanitari
di base, della riabilitazione».
Il segretario regionale della Uil-Fp
Fabio Frullo
si chiede quale sarà le conseguenze del piano per i lavoratori:
«Gli infermieri e i medici saranno costretti a turni massacranti,
con carichi di lavoro insopportabili e con la concreta possibilità
di dover percorrere centinaia di chilometri per andare a lavorare».
Preoccupazione anche dal segretario teatino del Pd
Enrico
Iacobitti: «Chieti viene umiliata. L'ospedale clinicizzato
passa a 390 posti, come un modesto ospedale di provincia. Invece
l'ospedale di Teramo che storicamente è più "territorializzato" di
quello di Chieti, con tassi di attrazione da altre Asl e da altre
regioni molto inferiori a quello di Chieti, ha 55 posti letto in
più».
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16 luglio 2010