PESCARA. In Regione si sta lavorando per riequilibrare i tagli dei posti letto per acuti negli ospedali abruzzesi tra le strutture pubbliche e private (il piano prevede 930 posti letto in meno nel pubblico, 70 nel privato). Le anticipazioni sui tagli previsti dal Piano operativo regionale e le polemiche che stanno suscitando, hanno spinto l'assessorato alla Sanità a rivedere alcuni numeri.
D'altronde il piano partirà il 31 luglio e le tappe di avvicinamento agli obiettivi saranno più di una, anche se i tempi previsti dal commissario-governatore
Gianni Chiodi e dall'assessore
Lanfranco Venturoni sono molto stretti. Per esempio, il ridimensionamento degli ospedali interesserà inizialmente tre strutture e non le cinque previste. E il potenziamento della medicina del territorio non potrà essere fatto in un giorno. Con i medici di medicina generale, quelli che dovranno garantire la sorveglianza 24 ore su 24, bisognerà trattare, stabilire incentivi economici, sostegni in termini di strutture.
Dal piano operativo la Regione spera di recuperare risorse per arrivare al pareggio entro il 2010. Ma contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, i tagli dei posti letto non porteranno un forte e immediato beneficio economico.
In termini di risparmio, la Regione calcola che tagliare tre ospedali dei 5 previsti porterà nelle casse un milione 700mila euro nel secondo semestre 2010. Il risparmio crescerà a 4 milioni nel 2011 grazie soprattutto al blocco del turn-over del personale. Le economie più importa
nti arriveranno dai tagli ai budget dei privati (un risparmio di 15,5 milioni) e dal risparmio sulla farmaceutica (6,6 milioni in meno). Anche con questi risparmi, per arrivare ad annullare la perdita prevista nel 2010 di 104 milioni di euro, la Regione sarà costretta a impegnare oltre 50 milioni, che Chiodi assicura di avere già in cassa. Solo in una prospettiva a più lungo termine la riorganizzazione della rete ospedaliera porterà i benefici sperati, con la forte caduta della domanda di ospedalizzazione e la riduzione delle prestazioni. Ma anche con l'applicazione dei costi standard chiesta dal governo alle Regioni.
E non è detto che basterà. I conti sono sempre sul filo del disavanzo e i tagli imposti dalla manovra alle Regioni non fanno sperare in un aumento dei trasferimenti del Fondo sanitario nazionale.
Non si può dunque escludere che i nuovi piccoli ospedali creati dal piano siano chiamati prima o poi a sacrificarsi. Per esempio
Atessa che avrà 60 posti letto così suddivisi: chirurgia generale (10), geriatria e lungodegenza (20), medicina generale (20), ortopedia e traumatologia (10). Oppure
Ortona con i suoi 93 posti letto: chirurgia generale (con ortopedia) (40), medicina generale (con cardiologia) (30), ostetricia e ginecologia (15) pediatria (con neonatologia) (8). O
Popoli, 40 posti letto divisi a metà tra chirurgia generale e medicina generale, o ancora
Castel di Sangro, 40 posti letto: 20 per chirurgia generale (con ortopedia) e 20 per medicina generale. A giorni Chiodi e Venturoni andranno a Roma per la firma del piano operativo. Poi dovranno mettersi attorno a un tavolo per discutere e convincere sindaci, partiti e sindacati, che, visti i tempi, poteva anche andare peggio. (a.d.f.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
16 luglio 2010