di Paola Aurisicchio
Il blitz congiunto di Guardia di Finanza e Carabinieri nel giugno del 2006
PESCARA. Con l'assoluzione dell'avvocato Giancarlo Carlone e condanne per 16 anni, si è conclusa la prima parte del processo dell'operazione Rubicone che, nel 2006, ha portato carabinieri e finanza a smantellare un'organizzazione accusata di rilevare aziende in agonia per trarne profitti illeciti.
La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri con la lettura del dispositivo da parte del gup Carla De Matteis: l'avvocato Giancarlo Carlone, 55 anni, nato a Pescara, è stato assolto perché «il fatto non sussiste»; prosciolto da ogni accusa anche Francesco Amedoro, l'altro professionista coinvolto, un commercialista pescarese di 58 anni. Erano stati loro tra i protagonisti principali, alcuni dei capi, com'erano stati descritti, di un'organizzazione a cui si riferivano gli altri indagati, ritenuti le teste di legno, gli "scafisti" attraverso i quali le società venivano acquisite e portate al fallimento spogliandole di beni e ricavandone vantaggi economici indebiti.
Carlone - per cui il pm Paolo Pompa aveva chiesto l'assoluzione - e Amedoro erano accusati di associazione per delinquere finalizzata a riciclaggio, ricettazione, truffa e bancarotta fraudolenta. Adesso, insieme a Germano Zanrosso, escono puliti dall'inchiesta che invece condanna 7 persone e ne manda a processo 24.
Tonino Savignano nel 2009, aveva patteggiato una pena a quattro e mezzo di reclusione, mentre il fratello Bruno dovrà rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver fatto entrare illegalmente in Italia due donne rumene. La posizione più pesante è que
lla dei fratelli Placidi, Giuseppe condannato a tre anni e Claudio
a due anni con rito abbreviato.
PERCHE' RUBICONE Operazione Rubicone: così gli inquirenti avevano
battezzato l'operazione facendo riferimento alla località romagnola
Savignano sul Rubicone. Quando parlavano tra loro, gli intercettati
indagati dicevano infatti: «Chi cerchi? Quello che sta sul
Rubicone?». L'indagine avviata nel 2004 e coordinata dal
procuratore capo Nicola Trifuoggi, aveva portato due anni dopo al
sequestro di beni per circa 15 milioni di euro tra bar,
cornetterie, capannoni, auto e in cui erano state emesse 39
ordinanze di custodia cautelare. Per la procura un'associazione
criminale avrebbe preso le redini di aziende in crisi e le avrebbe
dissanguate portandole alla bancarotta, attraverso una serie di
operazioni che passavano attraverso la ricettazione e il
riciclaggio dei beni.
Il magistrato, che nel 2008 aveva firmato l'avviso di conclusioni
delle indagini aveva ipotizzato l'esistenza di un'associazione per
delinquere che avrebbe fatto capo a sei personaggi principali:
Tonino Savignano, Paolo Napolitano che è stato rinviato a giudizio,
il commercialista Amedoro, l'avvocato Carlone, Giuseppe Capitanio,
per cui è stato disposto lo stralcio nel 2008, e Sergio Ciuffetelli
condannato a due anni con rito abbreviato.
IL MECCANISMO Sei i passaggi chiave di un'inchiesta che ha
coinvolto persone del Pescarese, del Teramano e del Chietino.
Innanzitutto venivano selezionate le imprese in crisi economica e
poi si procedeva con la penetrazione nelle compagini sociali di
queste ditte attraverso l'acquisto di partecipazioni. Quindi,
venivano effettuati gli ordinativi di ingenti partite di beni, tipo
materiale edile, da fornitori destinati a rimanere a bocca
asciutta. A quel punto, si passava all'organizzazione dei trasporti
dell'ingente quantità di merci acquistate in capannoni occulti. Il
quinto passaggio era l'induzione al fallimento dell'impresa e
l'ultimo atto consisteva nel collocamento sul mercato delle merci
riciclate.
Tonino Savignano avrebbe assunto il ruolo di vertice, Napolitano
avrebbe fatto da braccio destro di Savignano, mentre i due
professionisti lo avrebbero affiancato in tutte le questioni
legali, commerciali e fiscali. Massimo Di Cintio, detto "muscolo" -
per lui il gup ha deciso il rinvio a giudizio - avrebbe fatto da
autista, guardaspalle e prestanome di Savignano, mentre tra coloro
che avrebbero fornito autocarri per il trasporto delle merci nei
depositi, spicca il nome di Alfredo Dattoli sempre rinviato a
giudizio.
LA SENTENZA Complessivamente, il gup De Matteis ha disposto 24
rinvii a giudizio, sette condanne con rito abbreviato e quattro con
patteggiamenti, e tre proscioglimenti. Il processo a loro carico
prenderà il via il 12 gennaio 2011.
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6 luglio 2010