di Fabio Casmirro
PESCARA. «Sulla terra d'Abruzzo decidono gli abruzzesi, quanto al mare la potestà è e resta dello Stato». Chiodi alza il vessillo della Regione in materia di ricerca e estrazione degli idrocarburi. Ed è un no netto al petrolio quello ribadito ieri dal governatore per rispondere ai mai sopiti timori che indicano la «regione verde d'Europa» come terreno di conquista per le società titolari di piattaforme offshore, con l'80% della superficie regionale coinvolta.
La chiave per opporre un rifiuto alle politiche di sfruttamento della energia fossile è una misura legislativa che sarà presto discussa in consiglio regionale. «Chiedo la massima adesione politica su questo provvedimento», spiega il governatore, «perché è l'unico modo che abbiamo per riconquistarci la nostra capacità di decidere». Chiodi indica l'«intesa» raggiunta con il governo nazionale come lo strumento giuridico che la Regione eserciterà in materia di attività estrattive.
Una formulazione che consente alla giunta di non rilasciare autorizzazioni su nuovi pozzi, correggendo così le legge numero 32 del 18 dicembre 2009, un testo già impugnato dal governo Berlusconi davanti alla Consulta. In pratica, Chiodi propone di modificare l'articolo 2 della legge 38, in modo che non vi sia più materia di conflitto costituzionale tra Stato e Regione. «Così», rimarca Chiodi, «sarà finalmente chiaro a tutti che il centro oli di Ortona, rievocato sistematicamente come un fantasma, non si farà certamente».
Il presidente sottolinea come «la Regione Abruzzo, unica
in Italia, sia riuscita a risolvere su una materia di pertinenza
statale, un conflitto di costituzionalità e di competenza.
«Partendo dal principio che è la Regione a governare il proprio
territorio» insiste Chiodi «abbiamo convinto il governo ad
accettare la nostra posizione, che è contraria a qualunque attività
estrattiva».
Sarà un provvedimento utile anche sul nucleare? Il governatore
definisce «una boutade quella di costruire centrali atomiche in
Abruzzo, paventata da
Di Pietro al solo scopo di
strumentalizzare le paure della gente a scopi referendari». Chiodi
non è contrario all'energia nucleare, precisa però che «in Abruzzo
non sarà possibile realizzare centrali per ragioni di
incompatibilità idrogeologica, sismica e tettonica».
Ma se sulla terraferma lo stop imposto dalla Regione sembra
teoricamente praticabile, diverso è il discorso sulla attività
estrattiva in mare dopo le preoccupazioni alimentate dalla
catastrofica marea nera nel Golfo del Messico.
«Un incidente come quello accaduto nel Golfo del Messico, qui non
si potrebbe mai verificare», ribatte il governatore, «vero è che
sul mare lo Stato esercita una competenza esclusiva. Faremo
comunque valere le nostre ragioni», aggiunge, «cercando accordi con
altre Regioni che si affacciano sull'Adriatico. Porrò la questione
anche in sede di conferenza delle Regioni, ma posso già dire che
non tutte saranno determinate sullo stesso obiettivo, perché
comunque stiamo pur sempre parlando di attività economiche».
Chiodi gioca dunque la carta legislativa come un asso, ma di ben
altro avviso è il giudizio di
Carlo Costantini. Il
leader dell'Italia dei valori dice che l'«intesa» del governatore
sul petrolio va letta come una «resa».
«Chiodi», attacca Costantini, «è il presidente di Regione più
arrendevole della storia, una resa che diviene incondizionata se il
presidente del consiglio si chiama
Silvio
Berlusconi. In perfetta coerenza con questa sua filosofia
di governo, Chiodi rivela di aver individuato la soluzione
salvifica per impedire la petrolizzazione dell'Abruzzo. Ma così non
è».
A giustificare lo scetticismo del partito di Di Pietro è che «una
intesa non costituisce, come invece sarebbe stato doveroso,
l'accettazione incondizionata del governo nazionale su una scelta
che l'Abruzzo ha deliberato a tutti i livelli istituzionali,
richiesto a gran voce attraverso organismi sociali, culturali e
economici. Intesa vuole semplicemente dire che il governo centrale
può continuare a fare quel che vuole e che l'unico limite sarebbe
il sì o un no di Chiodi». Costantini annuncia che in consiglio
regionale l'Idv presenterà emendamenti per vincolare un
provvedimento con maggiori garanzie per l'Abruzzo. Poi replica sul
fronte nucleare, per ricordare che se Chiodi «è così sicuro che il
governo salverà l'Abruzzo, perché allora non ha allargato l'intesa
anche sulla localizzazione dei siti atomici?»
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19 maggio 2010