di Maria Rosa Tomasello
Vincenzo Angelini (esclusiva Il Centro- Foto Pietro Guida)
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PESCARA. Con un atto approvato ieri dalla giunta presieduta da Gianni Chiodi, la Regione Abruzzo ha formalizzato la decisione di costituirsi parte civile nel processo per lo scandalo della Sanità che si aprirà domani, alle 9, di fronte al gup Angelo Zaccagnini: la prima udienza preliminare è in programma nell’aula 5 del tribunale di Pescara, 34 gli imputati, decine gli avvocati.
Accanto a quella della Regione, secondo le prime indiscrezioni, è attesa la costituzione a sorpresa delle principali strutture sanitarie private abruzzesi aderenti all’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata): la clinica Spatocco di Chieti, guidata da Lorenzo Spatocco, Villa Serena, gestita dalla famiglia Petruzzi, Villa Letizia dell’Aquila, guidata da Enrico Vittorini, e la Casa di Cura Pierangeli di Pescara, rappresentata da Luigi Pierangeli. Un allargamento di fronte rispetto agli unici due soggetti individuati dalla procura di Pescara nella richiesta di rinvio a giudizio in rappresentanza del settore, l’Aiop, guidata da Luigi Pierangeli, e lo stesso Pierangeli. Chiederanno di entrare nel processo per ottenere il risarcimento dei danni che sarebbero stati causati dagli atti della giunta guidata da Ottaviano Del Turco, atti che avrebbero favorito Vincenzo Angelini e le sue strutture grazie al presunto giro di mazzette milionarie, penalizzando tutti gli altri.
In una giornata che si annuncia convulsa sotto il profilo mediatico e in cui non è esclusa la presenza di imputati eccellenti, a partire dallo stesso ex governatore, si prevede la costituzione di
parte civile anche di tutte le Asl abruzzesi - Pescara, Chieti e
Avezzano-Sulmona, già indicate dalla procura - a cui si unirebbe
quella di Teramo. Resta il rebus Angelini: l’imprenditore -
arrestato a Chieti per bancarotta fraudolenta e ancora ai
domiciliari - arriva al processo di Pescara nella tripla veste di
imputato e testimone chiave dell’accusa, ma anche di vittima delle
ipotesi di concussioni e, come tale, indicato come parte offesa. La
sua decisione di costituirsi parte civile è prevedibile. Già
annunciata anche quella di Maria Maurizio, ex moglie del
parlamentare del Pdl Sabatino Aracu e sua principale accusatrice.
Resta una incognita anche la decisione dei ministeri dell’Economia
e della Salute, entrambi citati nella richiesta di rinvio a
giudizio per i 34 imputati firmata dai magistrati del pool di
Sanitopoli - il procuratore capo Nicola Trifuoggi e i sostituti
Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio - che dovrebbero
costituirsi attraverso l’avvocatura dello Stato.
Se l’udienza non salterà per difetto di notifica, dunque, è
possibile immaginare che la battaglia inizi subito, e proprio a
partire dalla discesa in campo delle cliniche private: le difese si
opporranno sostenendo che chi si costituisce parte civile deve
essere stato danneggiato in modo immediato e diretto dai presunti
reati.
Ma altri terreni di scontro si profilano. Il primo è quello
relativo alla competenza territoriale, questione già sollevata nel
corso dell’incidente probatorio. Giandomenico Caiazza, presidente
della Camera penale di Roma e difensore assieme a Giuliano Milia di
Ottaviano Del Turco, non anticipa le strategie difensive, ma
sottolinea: «Abbiamo fatto tesoro dei principi sui quali fu
respinta, la nostra eccezione sarà di natura diversa. Arriviamo all’
udienza attrezzati a porre questioni molto serie e importanti di
natura preliminare».
La seconda trincea è quella delle intercettazioni: delle 300 mila
registrazioni, sono circa 400 quelle ritenute utili dalla procura
ai fini del processo, ma il plotone dei difensori potrebbe chiedere
tutte le trascrizioni perché, spiegano gli avvocati, tra le
conversazioni registrate potrebbero esserci colloqui utili ai fini
della difesa. Se così fosse, i tempi si allungherebbero in modo
abnorme, mandando a monte l’idea di un calendario serrato, con
almeno un’udienza a settimana, così come sta avvenendo per altri
processi di primo piano, da quello per la Fira fino a quello per la
discarica di Bussi.
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11 maggio 2010