Petrolio? Preferisco il Montepulciano

    di Luigi Vicinanza Un barile di petrolio o una magnum di Montepulciano? Ovvero, industria inquinante o green economy? La regione verde d’Europa, secondo un felice slogan di qualche anno fa, non sarà mai il nostro Texas, ma attira comunque l’interesse delle multinazionali del petrolio. L’americana Forest Oil Corporation vuole bucherellare il lago di Bomba per estrarne gas; l’irlandese Petrolceltic ha chiesto di sondare alla ricerca dell’oro nero un tratto di mare tra Vasto e Pineto: un’area di 728 chilometri quadrati, una enormità. La stessa compagnia sta per ottenere una concessione tra il Gargano e le isole Tremiti.

    Notizie così, mentre abbiamo davanti agli occhi le immagini tremende del Golfo del Messico, sembrano colorite leggende metropolitane messe in giro ad arte per creare ansia e panico tra la gente. Purtroppo sono vere.

    Secondo uno studio del Wwf, pubblicato un mese fa dal nostro giornale, la metà del territorio abruzzese è interessato dalla ricerca o dall’estrazione di idrocarburi; ed è l’area dove vive l’80 per cento della popolazione. Turismo, agricoltura, enogastronomia, tutela dei paesaggi: il futuro può attendere. In anni recenti, grazie ad una legislazione nazionale particolarmente favorevole alle compagnie petrolifere, si sono moltiplicate le richieste per trivellare colline verdi e fondali blu.

    Mentre siamo tremendamente indietro nel campo dell’energia pulita (fotovoltaico, biomasse, eolico). Per raggiungere infatti gli obiettivi fissati dal piano nazionale l’Abruzzo dovrebbe incrementare del 319 per cento la produzione elettrica da fonti r
    innovabili; il Molise addirittura del 719. Utopie dei soliti «signornò» ambientalisti?

    Niente affatto, questi dati sono stati forniti lunedì nel corso di un serissimo convegno promosso dal gruppo bancario Intesa San Paolo, presenti il governatore Chiodi e il sindaco di Pescara Albore Mascia. Ci sarebbero anche i fondi per investire, mancano i progetti.

    Da Los Angeles i figli di John Fante, lo scrittore di origini abruzzesi di «Chiedi alla polvere», hanno scritto un’accorata lettera aperta contro le trivellazioni nel lago di Bomba: James e Dan Fante difendono un luogo del cuore come e più di certi abruzzesi. I vescovi dell’Abruzzo e del Molise hanno elaborato un documento su lavoro e sviluppo: il petrolio - argomentano - non è compatibile con il nostro ambiente. Estremisti anche tutti i nostri monsignori?

    Ecco, servirebbe una svolta verde. Radicale, che coinvolga tutta l’economia. E già da subito una legge regionale almeno più restrittiva per impedire le continue incursioni dei ministeri romani che hanno potere illimitato in campo energetico. Perché si parla tanto di federalismo, ma poi pozzi e piattaforme a mare vengono decise nella capitale. Sulla pelle degli abruzzesi.
    9 maggio 2010
     

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