PESCARA. Due milioni di euro, per i danni patrimoniali, diretti e indiretti, e per quelli d’immagine. Il Comune di Pescara presenta il conto e chiede il risarcimento ai 26 imputati del processo Housework su appalti e tangenti. A partire da Luciano D’Alfonso, per proseguire con gli ex dirigenti comunali, i consulenti e gli imprenditori, su tutti Carlo e Alfonso Toto, coinvolti nell’inchiesta che il 15 dicembre 2008 portò all’arresto dell’ex sindaco.
Il project financing da 18 milioni per il cimitero e quello da 50 milioni dei parcheggi dell’area di risulta, i due mega appalti che avrebbero danneggiato l’immagine dell’Ente. Pilotati, secondo la procura, da D’Alfonso, accusato di corruzione.
Il gup
Guido Campli ha ammesso ieri le richieste di costituzione di parte civile presentate dall’avvocato
Claudio Di Tonno per il Comune e dall’avvocato
Luigi Peluso per i gestori del bar del tribunale, che sarebbero rimasti vittime di un tentativo di concussione da parte del dirigente comunale
Guido Dezio, attualmente sospeso dall’incarico.
SCONTRO IN AULA. Il via libera alle parti civili è arrivato al termine di un’altra udienza lampo, poco più di mezz’ora infiammata dall’ennesimo scontro accusa-difesa, la volta scorsa sul calendario, ora sulle intercettazioni. A sollevare il caso, è stata la difesa di Dezio. Ad aprile, gli avvocati
Medoro Pilotti Aielli e
Marco Spagnuolo chiedono di asc
oltare tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali allegate
ai 53 faldoni di Housework.
Il pm
Gennaro Varone si oppone alla richiesta
ritenendola fuori tempo massimo e comunque inopportuna a udienza
preliminare già avviata.
Campli dà l’autorizzazione, ma la procura sottolinea la difficoltà
organizzativa ad attrezzare una sala, a fornire il personale e a
mettere a disposizione gli strumenti necessari per sentire i 34 cd
che compongono il complesso delle registrazioni effettuate dalla
Mobile. Si arriva così all’udienza preliminare di ieri e il caso
esplode. I difensori dell’ex braccio destro di D’Alfonso
ripropongono analoga richiesta e presentano istanza per la
trascrizione integrale delle intercettazioni.
BRACCIO DI FERRO. Il gup si riserva di decidere e
individua nel 25 maggio il termine ultimo per consentire agli
avvocati di Dezio di ascoltare le registrazioni prima dell’udienza
successiva, fissata al 1º giugno alle 15. In pratica, un “invito”
alla difesa a scremare da sè le conversazioni ritenute utili e da
trascrivere, così da non paralizzare il processo.
Ma in aula il braccio di ferro è inevitabile: «Perché non ci avete
pensato prima?», fa presente il pm, infastidito dal fatto che dall’a
vviso di conclusione delle indagini siano trascorsi già 14 mesi.
«Possiamo esercitare il nostro diritto alla difesa in qualsiasi
momento», la replica dei legali di Dezio, che non intendono
accontentarsi della scrematura delle intercettazioni effettuata
dagli inquirenti (15 quelle ritenute funzionali al processo) e
forti del fatto che il codice non preveda termini perentori.
LA FRATTURA. Il gup ha disposto che la procura si
organizzi per permettere ai legali di sentire i cd. Ma basteranno
meno di tre settimane per ascoltare centinaia di ore di
registrazioni? Dietro la diatriba sulle intercettazioni, la
frattura è più ampia: per Varone, gli avvocati stanno ricorrendo a
tutti i sistemi possibili per allungare i tempi dei processi di
maggior richiamo e non arrivare mai a discutere le accuse nel
merito. I legali reclamano il diritto a un giusto processo, in cui
gli imputati possano difendersi attraverso la conoscenza piena, e
non solo tramite quella di un’unica parte processuale, di tutti gli
atti dell’inchiesta.
(g.p.c.)
5 maggio 2010