di Maria Rosa Tomasello
PESCARA. È costato 1 milione e 100 mila euro. Per il perito nominato dalla procura di Pescara, i costi di realizzazione del Calice di Toyo Ito ammontano a 830 mila euro: una somma inferiore di 270 mila euro a quella pagata alla Clax Italia per l’opera. Ma che, secondo una prima valutazione, potrebbe essere ritenuta congrua.
Potrebbe essere arrivata a una svolta l’inchiesta del sostituto procuratore
Paolo Pompa sullo Huge Wine Glass, l’installazione del grande architetto giapponese inaugurata il 14 dicembre 2008 in piazza Salotto e implosa nel gelo 64 giorni dopo, con un improvviso cedimento nel corpo rosso-trasparente della scultura.
Nella prima fase dell’indagine l’ex sindaco di Pescara
Luciano D’Alfonso era stato indagato assieme a tre ex dirigenti comunali, con le ipotesi di truffa e falso ai danni dell’amministrazione comunale, per una vicenda poi confluita nell’inchiesta Housework, coordinata dal pm
Gennaro Varone. Sullo sfondo, tuttavia, fin dall’inizio aleggiava l’ombra di una presunta corruzione, e questo è quello la procura ha cercato di capire: se dietro le cifre e gli accordi che avevano portato alla realizzazione del Calice, potessero nascondersi tangenti.
Adesso la perizia sembra escludere quelle ipotesi, confermando che il valore reale dell’opera e il prezzo pagato non sono troppo lontani, considerato il peso aggiuntivo della fiscalità e dei ricavi dell’azienda: l’inchiesta, dunque, potrebbe avviarsi verso l’archiviazione.
Non prima
, però, delle ultime verifiche: il pm, infatti, vuole ascoltare i
vertici della Lafarge Adriasebina, la società (all’epoca titolare
del cementificio di via Raiale) che versò per l’opera 840 mila
euro, mentre da Banca Caripe arrivarono 250 mila euro. L’obiettivo
è capire perché la società abbia corrisposto al Comune una somma
così cospicua e se dietro l’intesa, formalizzata dal Comune con
atti ufficiali, si sia annidato un illecito. Il denaro venne pagato
direttamente alla Clax Italia sulla base di un’intesa con l’a
mministrazione (allora contestata dentro la stessa maggioranza),
che aveva chiesto alla società un anticipo di sette annualità del
canone di 120 mila euro che Lafarge doveva pagare alla città per 15
anni.
La valutazione economica dell’opera era il principale dei quesiti
che il pm aveva rivolto all’architetto
Domenico
Lucarelli, che nei giorni scorsi ha depositato la sua
perizia, con conclusioni dettagliate. Il costo per la costruzione
del Calice ammonterebbe a 830 mila euro: in questa somma sarebbero
comprese le spese per l’acquisto del materiale, calcolate sulla
base del prezzo internazionale del polimetilmetacrilato (omogeneo
in quasi tutti i Paesi), quelle per la manodopera, ma anche quelle
sostenute per il funzionamento dei macchinari e tutte le voci
accessorie. Uno scarto di 270 mila euro con la cifra realmente
pagata, che potrebbe continuare suscitare qualche perplessità, ma
che la procura sembra orientata a considerare congrua. Di certo, c’è
che il prezzo sborsato all’epoca dai due «mecenati» individuati da
D’Alfonso (Caripe e Lafarge) fu inferiore a quanto richiesto
inizialmente dalla Clax Italia, società di Pomezia specializzata in
realizzazioni in polimetilmetacrilato: 1.650.000 euro il preventivo
iniziale, prezzo sceso a un milione tondo dopo una serie di
trattative e quindi maggiorato di ulteriori 100 mila euro per gli
extra di lavorazione richiesti dall’impresa per le difficoltà
incontrate nella produzione (rispetto a una richiesta iniziale di
450 mila euro).
Accanto all’indagine penale, corre parallela la vicenda civile, che
contrappone il Comune alla Clax Italia. Anche in questo caso, la
perizia è nelle mani di Domenico Lucarelli che dovrà esprimersi
sulle cause che hanno causato la rottura del Calice.
Le analisi sull’opera, già autorizzate, saranno eseguite entro la
metà di maggio, con i prelievi affidati alla facoltà di Chimica dei
polimeri dell’università di Salerno. I costi saranno per il momento
anticipati dal Comune.
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30 aprile 2010