di Maurizio Piccinino
Vincenzo Angelini (esclusiva Il Centro- Foto Pietro Guida)
CHIETI. Ha spogliato le società del gruppo Villa Pini di decine di milioni di euro. Tanti soldi che gli inquirenti non riescono ancora a delimitarne la cifra, 100 milioni o forse più. Ha tentato di sottrarre quadri d’autore, preziosi quando già era nel vortice della bancarotta.
Un giro di soldi che solo in parte è stato individuato, mentre ancora molto deve essere ricostruito delle rutilanti iniziative finanziarie dell’ex magnate della sanità privata
Enzo Angelini da martedì su disposizione del Gip
Marina Valente, agli arresti domiciliari nella sua villa di Francavilla.
Caccia al tesoro Da giorni la procura di Chieti è a caccia del tesoro nascosto.
Toccherà anche all’imprenditore teatino fare uno sforzo nel dare indicazioni, ricordare dove sono finiti i soldi, perchè probabilmente non basterà dire che si hanno le «mani bucate». La procura di Chieti si aspetta una limpida collaborazione in modo che lo stesso Angelini non comprometta ulteriormente la sua posizione, già assai difficile. L’ex re delle cliniche è indagato di bancarotta fradudolenta, patrimoniale e documentale aggravata dal falso in bilancio riferibile alla clinica Villa Pini.
Un ruolo da protagonista, questa volta scomodo che potrebbe ulteriormente farsi difficile.
In procura, al terzo piano del palazzo delle poste dove gli uffici giudiziari sono stati trasferiti dopo il terremoto, il clima è sereno. Si conferma che la caccia al maxi gruzzolo è solo agli inizi e che il futuro potrebbe
rivelare altre sorprese. Alle 11 inizia il vertice. C’è il
procuratore capo
Pietro Mennini, ci sono i
sostituti
Giuseppe Falasca e
Andrea Dell’O
rso, i colonnelli della finanza
D’Amata e
Miseri, con loro per una relazione tecnica sono
presenti la curatrice fallimentare di Villa Pini,
Giuseppina Ivone e il commercialista
Francesco Cancelli.
La consegna del silenzio è totale. Nessuna intervista o conferenza
stampa. Si chiede serenità per evitare che ogni cosa si trasformi
in quel sensazionalismo che nuoce a tutti. Ma si puntualizza che le
cose stanno per essere messe, pazientemente ciascuna nel tassello
giusto. Poi alla fine si potrà ammirare un affresco con tante
sfaccettature.
I viaggi a Roma Dal lavoro dei magistrati qualcosa sempre
trapela. La richiesta di arresto, ad esempio, è stata presentata al
giudice per le indagini preliminari subito dopo che la finanza
bloccò il 2 marzo scorso alcuni camion che stavano trasferendo
quadri e oggetti d’arte per il valore di milioni di euro, da Chieti
a Roma. Una colossale quantità di opere d’arte sfuggita ai primi
sequestri e che lo stesso Angelini non aveva ammesso di
possedere.
Il sospetto, quindi, è che molti altri beni preziosi siano stati
trasferiti, nascosti, oppure, nel caso di quadri, portati in
gallerie d’arte. Non sono infatti passati inosservati i viaggi
fatti da Angelini in queste settimane a Roma forse per incontrare
galleristi e mercanti d’arte. Iniziative che hanno accresciuto i
sospetti degli investigatori tanto che nelle motivazioni dell’o
rdinanza si parla del pericolo di inquinamento probatorio e della
reiterazione del reato. Un destino singolare per l’ex re delle
cliniche private grande cultore dell’arte, nella sua collezione
poteva annoverare opere di Guttuso, De Chirico e Tiziano, solo
questa ultima opera ha un valore di 900 mila euro.
La Novafin. Per l’arte basta, come si sa basta una
struggente passione. Per l’acquisto invece servono soldi. Tanto
denaro ma per questo ci pensava la società di famiglia la Novafin,
di Vincenzo Maria Angelini e della consorte
Anna Maria
Sollecito. Dall’alto della loro holding drenavano fondi
dalle 23 aziende controllate, tra cui il gruppo Villa Pini. Milioni
presi dalle società e portati altrove. Fino ad arrivare al
fallimento, agli stipendi dei 1600 dipendenti non pagati, ai
mancati versamenti Inps e Inail.
La sanitopoli Tra gli investigatori si osserva che
il fallimento non è stato di certo determinato dalla Regione
Abruzzo, come aveva lamentato l’imprenditore, perchè i servizi
sanitari a Villa Pini la Regione li ha pagati fino al marzo 2009 e,
nemmeno, il fallimento è stato provocato dalle presunte tangenti
che Angelini dichiarò di aver versato ai politici della ex giunta
regionale di centrosinistra. Un passaggio questo delicato, dal
momento che l’ex patron delle sanità privata nel puntare l’indice
nell’aprile del 2008 contro la ex giunta
Del Turco
diede una spinta formidabile all’inchiesta della procura di Pescara
su Sanitopoli. Ai pm pescaresi raccontò che lo stato di crisi delle
sue società era dovuto anche a quelle tangenti sollecitate e
pretese da una classe politica avida e senza troppi scrupoli.
Un maggio impegnativo I pm di Chieti che indagano sulla
bancarotta ora sono in attesa che il gip Valente fissi la data dell’
interrogatorio. Il giudice ha dieci giorni di tempo per
decidere.
Mentre per ironia della sorte il 12 maggio si terrà a Pescara l’u
dienza preliminare per Ottaviano Del Turco e altre 10 persone
finite il 14 luglio 2008 in carcere dopo le rivelazioni di
Angelini. Infine, ieri al termine del vertice in procura la
curatrice fallimentare Ivone ha precisato per quel che riguarda la
sua attività, l’arresto di Angelini non modifica nulla poiché
Angelini già da tempo non aveva più incarichi operativi ed era
fuori dalla gestione di Villa Pini.
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29 aprile 2010