PESCARA. Ottaviano Del Turco non vuole parlare dell’arresto del suo grande accusatore Vincenzo Angelini. «Non commento mai gli arresti», spiega l’ex governatore della Regione Abruzzo, «dico solo che c’è qualcosa di strano che, dopo 24 mesi, un uomo che ha messo in crisi tutta una giunta e che ha fatto arrestare delle persone sia in queste condizioni». «Certo», aggiunge Del Turco, «io mi sono fatto 40 giorni di isolamento in carcere a Sulmona, lui è nella sua bella villa di Chieti».
Chi non lesina sui commenti è il segretario regionale del Partito democratico Silvio Paolucci, che da tempo sollecita i magistrati ad occuparsi di Angelini, notando la sproporzione di trattamento tra il corruttore reo confesso e i presunti corrotti. Paolucci è anche uno dei pochi del suo partito ad aver commentato puntualmente le fasi dell’inchiesta sulle tangenti della sanità abruzzese portata avanti dalla procura di Pescara, non risparmiando critiche all’operato dei magistrati (sulla reticenza del Pd nazionale torna invece oggi Del Turco nell’intervista a “Diva e Donna” di cui pubblichiamo alcuni estratti nel box in basso).
«Da mesi ormai», ricorda il segretario Paolucci, «ci chiedevamo perché l’imprenditore che ha affamato 1.500 famiglie, costretto centinaia di pazienti a un pellegrinaggio fra cliniche e ospedali, distratto fondi dalle società fosse ancora a piede libero. Per questo apprezziamo l’intervento della magistratura. Abbiamo sempre affermato» sottolinea ancora il segretario del Pd abruzzese «che Angelini ha cambiato le sorti politiche dell’Abruzzo ma n
on era affidabile né credibile. La nostra azione di denuncia
quotidiana si è rivelata fondata, oggi finalmente ci si avvicina di
più alla verità».
La notizia dell’arresto dell’imprenditore della sanità privata è
arrivata nel pomeriggio di ieri all’Aquila in piena seduta di
consiglio regionale all’Emiciclo.
«La reazione non è stata di sorpresa», racconta il capogruppo dell’
Italia dei Valori Carlo Costantini, l’arresto infatti «è una
evoluzione prevedibile della vicenda. Il fatto che la procedura
fallimentare messa in piedi dal tribunale di Chieti potesse portare
a questo sviluppo rientrava nel novero delle cose possibili. E d’a
ltra parte se anche facciamo riferimento alla deposizione resa da
Angelini nell’altro processo di Pescara, beh se dici che hai pagato
delle tangenti, da qualche parte i soldi deve averli presi». La
discussione tra i consiglieri, dice ancora Costantini, si è
piuttosto concentrata sui riflessi dell’arresto ordinato dalla
Procura di Chieti rispetto all’inchiesta di Pescara e al peso che
Angelini può ora avere come accusatore in quel processo.
«Adesso», aggiunge Costantini, «auspico che la magistratura faccia
fino in fondo il proprio dovere e che nel limite del possibile
restituisca alla collettività abruzzese i soldi sottratti».
E’ invece la telefonata del Centro a dare la notizia dell’arresto
di Angelini al deputato del Pdl Giuliano Cazzola. L’ex
sindacalista, grande esperto di sistemi pensionistici, è stato uno
dei primi difensori di Del Turco, rispetto al quale ha sempre
professato una granitica certezza innocentista, basata su un’antica
conoscenza, sulla comune militanza nel Partito socialista, ma anche
sulla lettura delle carte. L’ultimo intervento di Cazzola a
gennaio, quando il Centro diede conto del rapporto di 84 pagine dei
Nas dei carabinieri di Pescara sulle attività finanziarie di
Angelini, nel quale si chiedeva a conclusione proprio l’arresto
dell’imprenditore.
«Credo», dice ora Cazzola, che paragonò l’arresto di Del Turco il
14 luglio 2008 al caso Tortora, «che questi sono tutti eventi che
dimostrano come a Ottaviano Del Turco è stato fatto un torto, e
sono sicuro che presto gli verrà resa giustizia. Mi rendo conto che
le due cose non sono necessariamente collegate, ma indubbiamente la
figura dell’accusatore esce molto ammaccata da questo
arresto».
Un osservatore molto attento alla vicenda è sicuramente l’a
ssessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni, che da mesi sta
affrontando la vicenda sconcertante del gruppo Villa Pini, i cui
dipendenti sono da oltre 390 giorni senza stipendio.
«Sugli aspetti penali non entro nel merito, non mi interessano e
non è compito mio farlo», dice Venturoni. «Dal punto di vista
sanitario ho sostenuto che le attività del gruppo avevano grosse
criticità nell’appropriatezza della prestazioni e la politica e l’i
ndirizzo che stiamo seguendo è di riportare l’attività a quello che
è utile e appropriato per la Regione Abruzzo, salvaguardando parte
della occupazione, intesa come professionalità che servono».
L’assessore ricorda poi che risultano fallite le attività del
gruppo a Chieti e che si attende la decisione del tribunale sulle
altre cliniche del gruppo. «Esamineremo il problema più
approfonditamente appena avremo notizie più precise», conclude
Venturoni.
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28 aprile 2010