PESCARA. L’inchiesta sullo scandalo della Mare-monti getta una luce sinistra anche sull’Aquila e sulla ricostruzione. Il nome dell’ingegnere Carlo Strassil, a Regina Coeli da ieri mattina, è infatti legato alla gestione delle attività di controllo e certificazione dell’abitabilità degli edifici scolastici. L’arresto della procura pescarese impone dunque una “rilettura” aquilana dell’operato del professionista romano di 63 anni. Quanto raccolto dal pm Gennaro Varone sarà trasmesso per competenza alle procure delle città toccate dall’attività di Strassil.
L’indagine pescarese documenta una serie di rapporti con funzionari e vertici politici delle amministrazioni che si sono occupate delle opere relative alla direzione del G8 sull’isola della Maddalena e alla messa in sicurezza dell’Aquila.
Le modalità con le quali Strassil è divenuto destinatario di numerosi incarichi - quelli della Maddalena affidati in via diretta dall’ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, nella qualità di soggetto attuatore - evidenziano, secondo il gip Luca De Ninis, «che la cattura delle prerogative pubbliche costituisce l’ordinaria modalità di svolgimento del suo lavoro». Basti pensare che Strassil è stato trovato in possesso anche dei disciplinari di incarico che lo riguardano, come di tutte le carte del commissario straordinario della Mare-monti Valeria Olivieri.
Per gli inquirenti, questo testimonia l’assoluta regolarità con cui Strassil governa l’operato di mandanti e controllori e come si autoattribuisca gli incarichi. Dalle perq
uisizioni nella sua società sono saltati fuori numerosi atti
predisposti per la firma altrui, con timbri e intestazioni di enti
e soggetti pubblici, «modalità operativa», scrive il gip nell’o
rdinanza, «che sembra costituire il suo ordinario modo di
interagire con i pubblici poteri».
E’ inquietante come il gip giustifichi la necessità di applicare
il carcere per il pericolo di reiterazione dei reati: «Strassil è
in grado di accedere all’interno e di condizionare i più importanti
centri di spesa della Nazione, ponendosi come interfaccia tra i
poteri pubblici e gli imprenditori interessati alla realizzazione
di grandi infrastrutture».
In una conversazione dell’8 aprile intercettata dagli
investigatori, per esempio, Strassil detta candidamente al telefono
alla sua segretaria un’ennesima lettera di incarico che lo
riguarda, commentando con lei il fatto «che è un’idea che mi è
venuta stamattina, mentre viaggiavo». Si tratta della progettazione
per la viabilità del centro polifunzionale della Protezione civile
di Castelnuovo di Porto. E proprio le conversazioni ascoltate di
nascosto nelle ultime due settimane - necessarie per localizzare il
domicilio dell’ingegnere, sempre in giro per l’Italia e in procinto
di effettuare un lungo soggiorno all’estero - hanno gettato quella
che il gip non ha esitato a definire «un’ulteriore luce sinistra»
su controllo e certificazione di abitabilità delle scuole aquilane
di cui, aggiunge il giudice, «si era avuta traccia nel corso dell’e
state».
L’Aquila e non solo. Il 14 aprile, Strassil parla con un uomo e, a
proposito di una conferenza di servizi in corso per un affare a
Ladispoli, lo rassicura di aver «parlato con le persone» e di aver
«sponsorizzato» chi doveva «sponsorizzare». Il suo interlocutore
gli sollecita un ulteriore intervento perché, a causa del cambio
dell’amministrazione regionale del Lazio, «è tutto fermo». Poco
dopo, Strassil, riprendendo la conversazione, si dice in grado di
«cambiare sistema e meccanismi», visto che «certi spazi che c’erano
prima vanno ritrattati». Il giorno dopo, ancora al telefono,
sollecita a riprendere contatti «con il nostro assessore»: parla
della nuova amministrazione regionale sarda.
«E’ evidente», scrive il gip di Pescara, «che Strassil utilizzi le
sue capacità di relazione, in via continuativa, indifferente anche
alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto lui e i diretti
interlocutori e collaboratori, per svolgere una mediazione tra i
pubblici ufficiali e le imprese interessate dai lavori, spesso con
procedure derogatorie dalle regole dell’evidenza pubblica, sempre
con la finalità di asservire gli interessi pubblici a quelli dei
privati». Per il gip, Strassil «ha lucrato illecitamente in ogni
direzione in cui l’incarico ricevuto glielo consentiva». Il tutto
senza «pudore», con un unico parametro di riferimento: «l’a
rricchimento personale».
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20 aprile 2010