di Enrico Nardecchia
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6 aprile 2009
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Le vittime del sisma
L’AQUILA. È ancora inverno pieno, per il popolo dell’autonoma sistemazione. E non certo per la temperatura. Quel sussidio, che per molti è l’unica fonte di sostentamento, è fermo alla mensilità di gennaio, per i 27mila e passa beneficiari del Comune dell’Aquila. Per molti altri, quelli residenti nei Comuni del cratere, i pagamenti sono fermi a dicembre 2009. Per altri ancora, invece, gli assegni sono arrivati fino a giugno. Poi nulla più. Molti Comuni hanno anticipato i soldi e stanno ancora aspettando le rimesse del governo, attraverso la Protezione civile. Fermi anche i rimborsi per le attività produttive danneggiate dal terremoto.
C’è anche il problema dell’autonoma sistemazione a singhiozzo nel quadro economico di un territorio che ancora non riesce a rialzarsi dopo il terremoto di un anno fa. E dove, tra due mesi, si torneranno a pagare tasse, tributi e contributi. Il 3 marzo è stata messa in pagamento la mensilità di gennaio 2010. Poi, 40 giorni di buio. I 200 euro a persona al mese, che per alcune categorie diventano 300 (per i single) o 400 (invalidi e Over 65) a partire dal mese di marzo subiranno un nuovo incremento. Ma finora i pagamenti stanno andando avanti a singhiozzo.
MUTUI E PRESTITI. Un’altra mannaia che sta per abbattersi sugli aquilani è quella della ripresa del pagamento delle rate di mutui e prestiti personali dopo la sospensione. E, con l’aggiunta degli interessi che hanno continuato a correre, saranno rate piuttosto sostanziose. Molti sono nelle condizioni di dover pagare il mutuo su una casa ina
gibile, o peggio distrutta. In quest’ultimo caso c’è la facoltà di
liberarsi dal mutuo rivolgendosi a Fintecna e ottenendo la
possibilità di costruire altrove.
Una procedura che, tuttavia, non convince alcuni proprietari. Per
chi ha perso casa e lavoro sarà impossibile pagare le rate di
mutuo, anche perché all’Aquila, la città delle seconde case, nella
maggior parte dei casi i mutui si pagavano «da soli», ovvero grazie
ai canoni d’affitto riscossi. Il venir meno di queste condizioni è
destinato a creare una situazione di stallo. Ma c’è anche chi non
ha goduto della facoltà di sospensione e ha ripreso a pagare da
subito. Così come chi ha chiesto mutui per l’acquisto di
abitazioni.
CASSA INTEGRAZIONE. I dati Inps del trimestre
gennaio-marzo 2010 parlano, per L’Aquila, di una variazione del 423
per cento in più delle ore di cassa integrazione autorizzate. Il
totale dell’Abruzzo è pari al 31,1 per cento. Nel 2010, a fronte di
un milione e 190mila ore di cassa, 741mila sono quelle relative al
commercio, pari al 70 per cento del totale. «Segno evidente»,
commenta
Umberto Trasatti segretario provinciale
della Cgil, «che in questo dato si ravvisa tutto l’effetto negativo
del sisma sull’economia aquilana, in particolare sui settori
commercio e servizi.
I numeri dimostrano che, a un anno dal sisma, nessuno strumento
operativo è stato predisposto in favore delle attività produttive.
Tutti parlano di ricostruzione ma la priorità è il lavoro. Nessuno
accenna agli 8mila autonomi, parasubordinati e precari variamente
inquadrati che hanno ricevuto un sostegno di 800 euro per 3 mesi e
poi nulla più, ai quali si aggiungono altrettanti cassintegrati.
Servono strumenti, risorse certe, uguale trattamento rispetto agli
altri terremotati e una tassa di scopo per la ricostruzione».
LA SFIDUCIA. Le 50 richieste di accesso al
credito agevolato (senza garanzia) lanciato dalla Fondazione
Carispaq (plafond di 40 milioni) la dicono lunga sul clima di
sfiducia che pervade il mondo del commercio, dell’artigianato e
delle piccole imprese. «La situazione economica è asfittica»,
ribadisce il presidente
Roberto Marotta, «e non c’è
grande richiesta di credito. Ma è anche vero che le opportunità
per il rilancio ci sono e vanno colte».
SERVIZI PUBBLICI. Le aziende pubbliche che erogano
importanti servizi pubblici, come acqua e trasporti, operanti nel
cratere, sono in una preoccupante crisi finanziaria a causa delle
entrate ridotte e dell’aumento del volume dei servizi. Il dato
emerge da una riunione del sindacato di categoria
Confservizi-Cispel Abruzzo, alla quale hanno partecipato le società
pubbliche. Senza interventi immediati, è stato detto, diventano
fortemente a rischio i circa 1200 posti di Arpa, Gran Sasso Acqua
spa, Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) dell’A
quila, Azienda per la mobilità aquilana spa (Ama), Azienda società
multiservizi (Asm) del Comune dell’Aquila, Istituzione centro
servizi per anziani, Azienda farmaceutica municipalizzata (Afm) del
Comune dell’Aquila, Servizi elaborazione dati spa e Centro
turistico del Gran Sasso spa. A lanciare l’allarme è stato il
presidente di Confservizi Cispel Abruzzo
Venanzio
Gizzi.
Gli operatori hanno chiesto l’apertura di un tavolo con il
commissario per la ricostruzione
Gianni Chiodi, e
il vice
Massimo Cialente. «Chiediamo un incontro
urgente», ha detto Gizzi, «per porre in essere ogni utile
intervento per risolvere le problematiche connesse al reperimento
delle risorse finanziarie per i servizi pubblici, sia a fronte
delle minori entrate connesse alla grave situazione post-sisma sia
in virtù dell’incremento degli interventi da attuare. I servizi di
rilevanza pubblica erogati non possono in ogni caso essere
interrotti», ha concluso, «senza creare grave nocumento all’utenza,
già gravemente provata».
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15 aprile 2010