Pescara vecchia, fiori per Luciano

Summa: «Vogliamo dimostrare che la nostra è una città che accoglie»

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    di Paola Aurisicchio PESCARA. Hanno portato dei fiori e sono rimasti più di un’ora a parlare con la famiglia di Luciano Zerrilli, il ragazzo di ventitrè anni aggredito qualche settimana fa a piazza Unione da un coetaneo rom. Gli operatori economici di Pescara Vecchia sono andati in ospedale anche per ribadire quello che dicono dal giorno dopo l’aggressione. E cioè che questa non è una città pericolosa.

    Ieri all’ora di pranzo sono stati Cristian Summa e Bruno Berardi ad andare al Santo Spirito per parlare con la famiglia di Luciano Zerrilli fuori dal reparto di Rianimazione dove il ragazzo di Biccari è ancora ricoverato pur essendosi svegliato dal coma da qualche giorno. I due operatori del consorzio Pescara Vecchia, che raggruppa una quindicina di commercianti, non sono andati in ospedale solo in rappresentanza dei loro associati, ma a nome di tutti e quarantotto gli operatori della zona.

    «Non siamo potuti ovviamente entrare per vedere Luciano», spiega Cristian Summa, «ma abbiamo comunque portato dei fiori e siamo stati per più di un’ora e mezza a parlare con la famiglia del ragazzo. Abbiamo incontrato la madre, il padre e il cugino di Luciano. All’inizio erano un po’ freddi, ma poi si sono aperti e sono stati splendidi, ci hanno dimostrato tanta capacità di comprensione nonostante la giusta rabbia e noi siamo stati felici di conoscerli». Gli operatori economici della zona di Pescara vecchia sin dal giorno dopo l’aggressione di cui è stato vittima Luciano Zerrilli hanno inaugurato una campagna per difendere l’immagine della zona della movida, ed è anche per questo che
    ci hanno tenuto ad andare a trovare la famiglia Zerrilli.

    «All’inizio la madre di Luciano mi diceva che la nostra è una città brutta, ma abbiamo parlato a lungo con lei per convincerla che non è così. Noi ci teniamo a dimostrare in ogni modo che Pescara è una città che accoglie le persone e vuole farle stare bene. Per questo abbiamo già deciso che appena il ragazzo starà meglio inviteremo la famiglia nei nostri locali per far vivere loro la vera Pescara vecchia. E abbiamo anche rinnovato il nostro impegno a restare vicini alla famiglia e a far valere eventualmente i nostri diritti per danno di immagine dopo il processo penale. Non vogliamo che questa storia cada nel vuoto».

    Gli operatori hanno anche deciso che, passsate le feste, torneranno in ospedale. «Giovedì prossimo verremo di nuovo a trovare la famiglia di Luciano. Speriamo anche che il ragazzo stia ancora meglio e che lo abbiano già trasferito in un altro reparto, così potremo incontrarlo».
    4 aprile 2010
     

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      Le autorità preposte alla determinazione delle aperture e chiusure dei locali notturni o appartengono alla categoria dei nomadi o sono soggiogati dagli stessi, o sono esseri senza scrupoli, dediti allo spaccio ecc.altrimenti come si spiga a continuare a tenere aperti locali fino alle sei del...
      Inviato da 32gino
      il 05 aprile 2010 alle 11:41

      Se stanno ancora lì a fare quello che vogliono sarebbe il caso che mandassero l'esercito, l'impressione è che anche le autorità abbiano paura, peggio ancora sarebbe se anche le autorità fossero coinvolte nelle loro sporche attività....
      Inviato da ngiulin83
      il 02 aprile 2010 alle 07:48

      i nomadi stanziali ..sono dei malavitosi..organizzati in famiglie tipo coscke calabresi...sono dedite alla spaccio e all'usura..come è possibile fare soldi senza lavorare, girare con mercedes da 100.mila euro o ville e terreni di milioni...ed uscire di prigione dopo aver ucciso..grazie a...
      Inviato da uliss3
      il 02 aprile 2010 alle 01:40

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